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IVANO MARESCOTTI – «Non sono mai stato una star»

«Ricevere un premio è sempre positivo poiché viene riconosciuto il lavoro compiuto; in questo caso si riferisce all’intera mia attività», con queste parole ricche di fierezza Ivano Marescotti ha commentato il riconoscimento ricevuto alla VII edizione del Prato Film Festival. Abbiamo ripercorso con l’attore dal timbro vocale inconfondibile le tappe più significative della sua carriera.

di Maria Lucia Tangorra

Man mano che è stato insignito di premi, è mutata la percezione che gli altri avevano di lei?
Senz’altro hanno influenzato, insieme all’esperienza acquisita e ai progetti che ho scelto di realizzare. C’è stato un momento in cui ho iniziato a sentirmi chiamare maestro, mi ha piacevolmente sorpreso, ma credo sia sintomo di un posto accreditato nel panorama artistico e innegabilmente mi rende orgoglioso.

Con lo sguardo di oggi, come guarda alla decisione che prese di cambiare rotta?
Fino ai trentacinque anni sono stato un impiegato presso l’ufficio urbanistica del comune di Ravenna. Avevo compreso di non volerlo più fare, ma non avevo la vocazione attoriale. La prima occasione è capitata casualmente e ho visto che poteva essere una strada professionale con delle possibilità. Ho impiegato cinque anni di dura gavetta prima di cominciare a vivere seriamente di questo lavoro.

Ha avuto coraggio nello scegliere di lasciare il certo per l’incerto…
Allora ero giovane e la componente dell’incoscienza che si possiede a quell’età mi ha dato la spinta. A ciò si è aggiunta l’impossibilità di continuare a svolgere quella professione che non mi rendeva felice.

Il suo percorso è costellato di incontri con grandi autori nostrani…
Il mio primo film da protagonista è stato con Silvio Soldini (“L’aria serena dell’ovest”, nda), il quale esordiva dietro la macchina da presa proprio in quella circostanza. Sono molto legato anche a Sandro Baldoni. Ho recitato in tutti i suoi progetti, ricevendo tanto appagamento professionale e personale pur non essendo stati dei titoli sulla cresta dell’onda – in particolare “Strane storie” è per me un punto di riferimento. Sono, inoltre, orgoglioso dei lungometraggi compiuti in America, essendo pure un estimatore del cinema hollywoodiano. Sin da bambino ho divorato nel cinema di paese le produzioni con le grandi star americane e quelle nostrane degli anni ‘60 – ’70 come, ad esempio, Manfredi con cui ho avuto la fortuna di lavorare.

Anche sul piano teatrale non sono mancati i maestri…
Dagli anni ‘80 sono stato scritturato soprattutto per la scena (ha esordito al cinema nel 1989, nda), passando da Giorgio Albertazzi a Leo De Berardinis, da Carlo Cecchi a Mario Martone fino al recente mono-logo in cui ero diretto da Valerio Binasco, che considero attualmente uno dei più grandi registi italiani.
Esiste un ruolo che non le hanno permesso di fare?
È capitato che sia stato preso qualcun altro al mio posto, così come di sostituire chi non voleva più prendere parte a una pièce. Non sono mai stato una star, sono un attore caratterista, che ha avuto l’opportunità sia sul palcoscenico che per lo schermo di essere protagonista varie volte, associando anche dei progetti in cui ricoprivo delle parti “secondarie”.

Nel corso dell’incontro al Prato Film Festival ha evidenziato l’importanza della lingua e delle nostre radici…
Quando ho iniziato a fare l’attore ho dovuto perdere le tracce del dialetto romagnolo perché inficiava la dizione. Nel momento in cui ho raggiunto un determinato livello qualitativo, ho potuto riscoprire la mia terra. Propongo da tempo serate che valorizzino il dialetto, con un soddisfacente riscontro di pubblico.

Dove la vedremo impegnato prossimamente?
Interpreterò il prof. Serebrijakov in “Zio Vanja”, per la regia di Kriszta Székely (in cartellone al Carignano di Torino dal 7 al 26 gennaio). Non avevo ancora portato in scena opere di Čechov per cui sono molto curioso di calarmi in quest’avventura. In questo periodo sto leggendo i suoi racconti, da cui traspare tantissimo la personalità. Parallelamente continuo a guidare la scuola di teatro a Ravenna (TAM – Teatro Accademia Marescotti) e a portare avanti l’attività di scrittura e rappresentazione di progetti personali. Per il prologo di stagione 2019/2020 dell’Eliseo di Roma, il 22 settembre al Piccolo Eliseo è in programma un reading dal mio libro “Fatti veri” (pubblicato da Vague Edizioni), che ha una stretta connessione con la terra d’origine. Per quanto riguarda invece il cinema sono nel cast di un film con Enzo Salvi – giriamo in Trentino.

Credits Ufficio Stampa Prato Film Festival: Carlo Dutto

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