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LA MADONNA LITTA al Poldi Pezzoli

di Gaia Serena Simionati

In arrivo dall’Ermitage, questa eccelsa Madonna – detta Litta – che è innanzitutto donna e secondariamente è madre nutrice. Essa torna nel luogo in cui era stata creata da Leonardo e aiuti, rivista solo 30 anni fa in mostra a Palazzo Reale e definitivamente acquisita dalla Russia nel 1800.

Leonardo, nella sua genialità, cambia la percezione tipica, iconografica, ieratica e santa della madre di Cristo, per renderla invece più carnale e terrena, epocalmente fisica. Il bambino guarda il pubblico e lo attira dentro il quadro, nel suo momento intimo con la mamma, come se, per trasposizione, volesse allattare/nutrire anche noi che osserviamo.

Le mani della madre sono avvinghiate nella carne, nelle cosce del piccolo, a sorreggerlo, ma anche ad afferrarlo come suo. E lo stesso fa la manina destra del neonato con il seno materno, aggrappandosi a esso per portarlo alla bocca in modo utile.

poldi-pezzoli-redcarpet-magazineLascia poi esterrefatti la dolcezza del blu lapislazzuli del manto, caro più dell’oro, che si trovava solo in miniere afgane, con un’elevata concentrazione di lazurite, altri minerali come calcite e pirite, assieme allo scorcio paesaggistico di una dolce natura che, ça va sans dire, è madre anch’essa.

Fino al 10 febbraio 2020 all’interno del palinsesto “Milano e Leonardo 500”, il Museo Poldi Pezzoli offre uno splendido nucleo di opere di Leonardo e i suoi allievi più vicini: Boltraffio, d’Oggiono, il misterioso Maestro della Pala Sforzesca nel momento altissimo di fine ‘400, quando il genio nostrano stava alla corte di Ludovico il Moro.

Non è quindi solo il grande da Vinci, ma anche l’immersione nel suo atelier, dove esistevano vere collaborazioni fattive, rimandi, studi preparatori.

Grazie a queste novelle espressioni di mecenatismo nella persona del Broker Ciaccio, il più generoso e sensibile che conosciamo e alla Bracco che ha visto fare propri scienza e arte, temi della fondazione e di Leonardo, è resa possibile questa eccelsa mostra che conclude l’anno di celebrazione in una dimensione tutta umanistica. Del resto è poi quello che siamo noi, grazie a Leonardo: il genio italiano.

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