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Lights of Florence | luci ed emozioni | Red Carpet Magazine

LIGHTS OF FLORENCE | LUCI ED EMOZIONI

Le luci di Firenze vissuta da alcuni protagonisti del mondo della moda e del cinema. Silfi in occasione dei suoi 30 anniversario dona alla città di Firenze un libro e un video dal titolo “Lights of Florence” curato dai registi Romeo Conte e Valentino Conte e foto di Duccio Burberi.

Valentino Conte

REGISTA E AUTORE DEL VIDEO E LIBRO LIGHT OF FLORENCE

“Ricordo ancora l’istante in cui mi sono reso conto che Firenze è bella anche di notte. Ciò che può sembrare ovvio e scontato mi si è palesato una notte di novembre, solo, in piazza della Signoria. Nel silenzio e nel vuoto della piazza alzo lo sguardo: la testa sembra non fermarsi alla ricerca della fine di quel trampolino di luce verso il cielo che è la Torre di Arnolfo. Cercando di non subire eventuali torcicollo, mi guardo attorno e, avviandomi verso gli Uffizi, avvolto nel silenzio fiorentino, immagino questi palazzi, monumenti, vicoli, come dei baldi non più tanto giovani, che si siedono attorno ad un tavolo la sera, e si raccontano tutte le cose assurde o meno che hanno visto durante la loro giornata di lavoro. La sera diventa un momento particolare, tutto loro; i turisti rubano gli ultimi scatti insieme a questi vip ultracentenari; non c’è più nessuno a “disturbare”  eppure sono li’, illuminati come se stessero aspettando qualcosa.

In realtà si stanno godendo il loro momento della giornata: Ponte Vecchio lucida avidamente i gioielli che porta con sé; gli altri ponti si danno una stiracchiata per tutte quelle persone e macchine che sono passate; le chiese si raccontano barzellette sui preti da un campanile all’altro; le piazze litigano su chi ha avuto più turisti alle bancarelle. E’ tutto un gran circolo di paese, dove ognuno sfoggia la luce più bella e la signora di Santa Maria del Fiore si lamenta delle impalcature che le coprono perennemente i fianchi. Il sole sta sorgendo, le luci si abbassano e ancora non si è stabilito chi tra il Campanile di Giotto e la Torre di Arnolfo veda più lontano: pazienza, sarà per domani sera!. il sole è sorto e, insieme all’ultima luce dei lungarni, se ne va questa mia fantasia. Domani sera dovrò tornare a sentire cosa ne pensa da lassù il piazzale di tutta questa caciara che avviene quaggiù, ogni notte.”

Stefano Ricci

DESIGNER DI MODA

“Un atto d’amore per la mia città. Un senso di gratitudine per quanto Firenze ha rappresentato e continua a rappresentare per me, la mia famiglia e la mia impresa. E’ questo il motivo che mi ha spinto, sin dall’inizio della mia attività, a cercare di valorizzare la percezione di questa città ricca di eleganza e fascino. Una città complice nel sedurre l’attenzione di ospiti cosmopoliti. Una Firenze che ha contribuito con la sua bellezza all’affermazione delle mie collezioni. Ovunque sia stato nel mondo, da New York a Shanghai, dal cuore dell’Africa ai ghiacci della Groenlandia, con chiunque abbia interloquito, puntuale si è accesa negli occhi altrui una scintilla d’ammirazione al solo pronunciare quel nome – Firenze. Per questo in occasione del 40° anno di fondazione della mia società, per il privilegio concessomi dalla sovrintendenza diretta da Cristina Acidini di far sfilare la mia collezione nella Galleria degli Uffizi, mi sono sentito in dovere di onorare questa unicità con la donazione della nuova illuminazione della Loggia dell’Orcagna che i fiorentini chiamano de’ Lanzi. Ricordo l’emozione delle notti dedicate alle prove delle luci, in compagnia della soprintendente Alessandra Marino, delle maestranze tutte. E la gioia di salutare la valorizzazione del museo a cielo aperto, tra il Perseo e il Ratto delle Sabine. Illuminare Ponte Vecchio, il simbolo della città, con la sua storia fatta di pietre e persone che hanno unito le due anime della città. L’ho fatto pensando a una festa aperta a tutti. Con uno spettacolo in Arno e la voce di Andrea Bocelli. Spero non abbia disturbato. E oggi, quando passo vicino al nostro Ponte di notte, di ritorno da una cena di lavoro, ancora mi emoziono pensando a quanto una luce rispettosa delle forme e dell’ambiente possa contribuire ad accendere l’illuminazione del nostro pensiero. In quello scrigno chiamato Firenze.”

Claudio Bini

CEO SILFI

“La pubblicazione di questo libro nasce dalla volontà di celebrare i 30 anni di attività di SILFIspa nella gestione dell’illuminazione pubblica di Firenze. Una storia, quella dell’illuminazione, che parte da lontano: dai primi lumi ad olio, che rischiaravano tenuamente le notti, ai lampioni a gas, all’avvento dell’elettricità che trasforma le abitudini con la definitiva conquista della notte. Se l’occasione è una ricorrenza, il vero intento è quello di contribuire a promuovere un’immagine inedita di Firenze che testimoni anche il lavoro svolto con passione per valorizzare una città d’arte e consentire la sua fruibilità da parte dei cittadini.

Immagini di alto livello fotografico propongono visioni notturne dell’Arno e dei suoi ponti, di monumenti, palazzi, strade, piazze, prospettive diverse, vedute panoramiche che fanno risaltare le geometrie urbane, sempre scandite dai punti e dalle linee di 46000 luci. I percorsi luminosi vengono fissati dal centro alla periferia facendo risaltare la ricerca di soluzioni tecniche che consentano il necessario equilibrio tra l’assolvimento di un servizio pubblico e il rispetto di una città d’arte. L’attenzione nel considerare i vari elementi che devono comporre l’immagine complessiva della città è stata riconosciuta, già in passato, da un rapporto commissionato dal Consiglio Europeo sulla valorizzazione del patrimonio architetturale con la luce artificiale che ha definito l’illuminazione di Firenze come “un sentiment de confort et bien-être mêlé de poésie et de dynamisme.”

Dario Nardella

SINDACO DI FIRENZE

“Una città più illuminata è non solo una città più sicura, ma anche una città più bella. Illuminare Firenze significa creare un elemento essenziale dell’arredo urbano valorizzando il nostro immenso patrimonio di arte e cultura. La nostra illuminazione pubblica, gestita e curata da SILFIspa, è studiata per esaltare i nostri monumenti, mettere in evidenza la perfezione dei marmi, celebrare i nostri capolavori, rendere perfetto lo skyline della città.”

Matteo Casanovi

PRESIDENTE SILFI

“Tempi nuovi si annunciano ed avanzano in fretta come non mai. Il servizio di illuminazione pubblica della città più bella del mondo sta per entrare in una nuova, ambiziosa, stagione. L’evoluzione delle normative europee sulla gestione dei servizi pubblici locali determinerà infatti, a fine anno, l’esaurirsi dell’esperienza, felice e positiva, di SILFIspa così come Firenze l’ha conosciuta – e vi si è affezionata – in questi 30 anni. “

Giovanni Veronesi

REGISTA/SCENEGGIATORE

“Firenze di notte vista dall’alto sembra come tutte le città, un impianto elettrico fatto di lunghi filamenti luminosi, o meglio fibre ottiche che si intersecano, vene palpitanti di un corpo millenario steso al cospetto della storia. Vederla così elettrica sembra quasi un controsenso. Quella città è nata senza luce, senza luce elettrica intendo dire. Il sole e le fiaccole l’hanno illuminata per centinaia di anni senza disturbare più di tanto. L’invasione dell’elettricità l’ha fatta vivere anche di notte, essere anche un’ altra cosa. Sì perché di notte le città cambiano, si modificano, diventano un mondo nuovo, quasi spaziale. Palazzo Vecchio illuminato a festa è stata una delle visioni più spaziali ed eccentriche che abbia mai visto:  non so se mi piacesse o fosse trash, so soltanto che era un’ altra cosa, e per modificare la natura di quell’opera, di coraggio ce n’era voluto tanto. Ma l’uomo è fatto così,  non ha paura della storia e talvolta nemmeno tanto rispetto e si lancia in voli pirotecnici, arditi e sfacciati,  che stravolgono i volti di certe opere intoccabili. La luce riporta in vita ciò che ha dormito da sempre. Firenze, piena di opere da far girare la testa, quando è notte, illuminata dall’uomo a sua immagine e somiglianza, diventa futuro, assume le sembianze di una città proiettata nello spazio, senza sole, senza nuvole, con la consapevolezza che quel dolce stravolgimento la rende ancor più eterna.  Per quanto riguarda me, quando inquadro una porzione di mondo dov’è inserita un’opera d’arte così ingombrante come il battistero, ad esempio, io mi siedo. Ed è lì che capisco a che serve la seggiolina del regista; a stare in silenzio, a pensare, a preoccuparsi di non sbagliare di fronte a tanta grandezza, a sudare gocce di vergogna, a rimanere incantato, a dubitare di me stesso, a prendere tempo: ecco a cosa serve quella seggiolina. “

Sergio D’Offizi

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA

“Fotografare un’opera architettonica, ferma nel tempo, è un compito molto delicato; è indispensabile rispettare il lavoro eseguito dal suo autore valorizzandolo al meglio; è necessario studiarlo, capirlo dandogli risalto con luci appropriate, creando dei chiaro-scuri che diano vita e interesse artistico all’opera stessa. Entrando nel duomo di Firenze ci si sente piccoli di fronte alla sua maestosità architettonica; fotograficamente è utile mantenere quell’austerità e sobrietà presenti: la fotografia è un sentimento, descrive degli stati d’animo, e la luce deve rispettarli e saperli far leggere. Si entra nel tempio di Dio per pregare, isolandosi completamente, vivendo così in un mondo pieno di mistero non tangibile, colmo di immaginazione e di fede, e la luce deve far uscire un alone rappresentante la magia del momento!

Comunque Firenze non è soltanto il duomo, è una somma di meraviglie che vanno da Piazza della Signoria,  di incomparabile bellezza con il suo Palazzo e la Loggia che creano un’indimenticabile visione di grandezza; al Piazzale degli Uffizi, al Campanile di Giotto, di una bellezza che nel suo genere non ha antagonisti in tutto il mondo; a Ponte Vecchio con le sue botteghe di orefici, e a tante altre magnificenze che sarebbe troppo lungo elencare. Mario Monicelli, nel film “Amici miei, atto II”, che ho avuto il piacere di fotografare, non a caso ha scelto di non girare nei luoghi da me menzionati, poiché lo sfondo di essi poteva distogliere lo sguardo dello spettatore dalle scene che stavamo girando facendo concorrenza agli stessi attori protagonisti. Inoltre, non posso dimenticare, nei tre mesi trascorsi a Firenze per girare il film, l’ospitalità che ho ricevuto e l’umorismo intelligente dei fiorentini che rappresentano con orgoglio la loro città che, secondo me, è la bomboniera d’Italia.”

Neri Parenti

REGISTA

Pur essendo nato a Firenze non avevo mai girato neanche una scena di un film nella mia città. Forse perché il titolo “ Natale a Firenze “ ai produttori non era mai sembrato attrattivo. Ma poi arrivò “Amici miei – come tutto ebbe inizio”. Non solo avevo finalmente l’opportunità di fare un film nella mia città, ma addirittura di portarla indietro nel tempo fino al 1500. Così ho potuto vedere come era Firenze illuminata da fiaccole e roghi: sì, il comune ci ha spento l’illuminazione ordinaria e noi abbiamo potuto ricreare la magica atmosfera della peste sotto gli occhi stupiti di turisti ma anche degli indigeni. C’era anche qualcuno che suggeriva di lasciarla sempre così  …. ma certo non si poteva fare! Nelle foto di questo libro, si respira un’atmosfera più moderna, ma vi assicuro che anche quella da noi artefatta non era male.

Luciano Tovoli

DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA

“Adoro la luce del sole. Il sole non mi stanca mai. Essendo nato e cresciuto in una zona della Toscana maremmana davanti all’isola d’Elba, la quale gode notoriamente di un microclima eccezionale, è normale che mi senta a mio agio con la luce brillante del sole. Nella mia professione cine-fotografica  preferisco invece la notte, l’oscurità e la penombra piena di quei misteri che la vivida luce del sole ucciderebbe immediatamente. Le sequenze di illuminazione notturna producono in me un’energia incredibile e mentre verso le quattro di mattina mi scopro attorno solo figure incerte ed assonnate, io sento che potrei andare avanti per una notte di 24 ore. Quando poi, come è accaduto a Neri Parenti e a me (pescando anche noi in quella miniera che è la geniale idea che sta alla base di tutti gli “Amici miei” passati, presenti e futuri ) di trovarsi ad inquadrare ed illuminare in funzione narrativa luoghi e monumenti di una delle più belle città del mondo, allora all’eccitazione del lavoro si unisce una forte emozione. Dirigere le mie potenti, ma quella notte come improvvisamente timide, luci sul Campanile di Giotto  è stato in tanti anni di professione uno dei momenti più suggestivi ma anche dei più inquietanti. Lavorando quasi in uno stato di colpevole trance mi domandavo: e se si sveglia il vero immenso ed unico Maestro cosa penserà di tutta questa ricostruzione che a noi magari appare filologicamente esatta ed esteticamente bella e coinvolgente con i suoi fuochi e giusti costumi ed appestati e carri ?

Era come se percepissi già la sua invettiva : “Come osi tu microbo ignorante anche solo sfiorare la mia opera con questi fari insolenti? Spengi tutto e vattene a dormire!” Naturalmente credo tutti fossimo coscienti che quella scena notturna nella quale profondevamo tanta passione, tanta energia unita a qualche specifica conoscenza storica non  avrebbe potuto che apparirgli  come una sfocata, sicuramente bizzarra e forse incomprensibile riproduzione di una realtà che conosceva perfettamente occupato com’era a studiarla quotidianamente per lasciarci non solo negli affreschi ma anche attraverso il  Campanile  la testimonianza del suo tempo, l’impronta del suo genio e l’ammaestramento dei nostri limiti, limiti che quella notte inconsapevolmente tentavamo invano di superare.”

Romeo Conte

REGISTA E AUTORE DEL VIDEO E LIBRO LIGHTS OF FLORENCE

“La prima volta che ho visitato Firenze sono rimasto incantato dalla sua bellezza, le strade, i vicoli, i palazzi che hanno scritto la storia del Rinascimento, le chiese monumentali: tutto è rimasto scolpito nella mia memoria. Nel lontano 1984 organizzai e diressi la prima sfilata in assoluto all’aperto nel Cortile della Galleria degli Uffizi: fu un grande avvenimento per la città e ricordo molto bene che il mio direttore della fotografia, Domenico Magiotti, disegnò le luci della sfilata accarezzando la facciata e le statue del cortile. Era la prima volta che il cortile si presentava alla città in questa veste. Seguirono altre sfilate nel 1985-1986, fino all’ultima nel 1999 per Classico Italia, e nel 2012 finalmente all’interno della Galleria degli Uffizi per Stefano Ricci dove ebbi cura di allestire una nuova tipologia di luci per il rispetto del luogo e dell’arte che ci circondava. Ho avuto modo di “violare” altri luoghi di Firenze con il mio lavoro, quali Piazza Santissima Annunziata (sfilata di Slava Zaitzev per il Pitti Uomo nel 1988), nel 1987 e nel 1989 sfilata in Piazza Santa Croce; in tutti questi luoghi “contaminati” dalla moda, ogni volta ho avuto il timore di interrompere quell’incantesimo che ho subito la prima volta che ho visto Firenze, quasi fosse una bella donna. Ogni volta ho illuminato questi luoghi immaginando che oltre allo stilista di turno mi dovessi confrontare con Giorgio Vasari, Brunelleschi, Giambologna, Pietro Tacca, Antonio Manetti e Antonio Sangallo; lunghe nottate passate in silenzio ad osservare ogni angolo e, chiudendo gli occhi, immaginavo di risvegliare con le mie luci questi luoghi quasi addormentati nel tempo. Curando la regia dell’evento della nuova illuminazione della Loggia dei Lanzi, e la regia video della nuova illuminazione di Ponte Vecchio realizzata da SILFIspa con il forte contributo del grande mecenate fiorentino il designer della moda Stefano Ricci ho compreso ancora di più il significato di illuminare e rispettare il passato e il presente. Curando il progetto, ho riflettuto che tutti questi grandi architetti del passato non avrebbero mai immaginato che secoli dopo tutte le loro opere sarebbero state illuminate anche di notte quando, a differenza del giorno, tutte le prospettive cambiano. Sicuramente qualcosa di divino era in loro; la notte questi luoghi erano illuminati da torce? Certamente ad altezza d’uomo, più o meno. Questo patrimonio universale oggi continua ad incantarci soprattutto di notte e SILFIspa ogni volta che illumina, parte sempre dall’illustre passato della città di Firenze, contribuendo con le nuove tecnologie a rispettarne la memoria.”

 

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