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Loredana Bertè

«Mimì oggi sarebbe finalmente orgogliosa di me»

di Gino Morabito

Minigonna, capelli turchini e grinta inossidabile. Nostra Signora del Rock tiene botta come quando cantava all’Italia che non era “una signora ma una per cui la guerra non è mai finita”. Una guerra anche contro sé stessa, con i propri sensi di colpa, quando rivive il tempo con Mimì. Loredana Bertè la porta ogni istante negli occhi, nascosti da molto ombretto nero e nel broncio, che raramente lascia il posto al sorriso.

Mimì, diminutivo di Domenica, era Mia Martini: sorella, maggiore di tre anni, scomparsa in circostanze tragiche nel 1995. E mai dimenticata. Loredana non perde occasione per citarla, ed è per lei che si esibisce. Sempre.

Con lei è morta una parte di me. Io lo sento che, quando sono sul palco, lei è con me, dentro di me. È lei che mi dà l’energia per concerti che secondo la gente sono pazzeschi. Penso che Mimì oggi sarebbe finalmente orgogliosa di me.

L’immagine più felice di due sorelle complici risale agli esordi, quando non erano ancora nessuno. Ai tempi dei provini in giro per le città, quando partivano in autostop. Non le fermava niente, neanche le porte in faccia.

Mimì faceva tutto senza pensare, qualunque cosa… Non è vero che il tempo cancella tutto, perché non cancella niente.

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