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LORELLA CUCCARINI

«Oggi la sfida più grande per le famiglie è rimanere uniti»

Da quando Pippo Baudo la volle con sé per Fantastico sono passati 33 anni: da allora Lorella Cuccarini ha costruito una solida carriera in tv e non solo. Sta infatti per tornare a teatro con la commedia “Non mi hai più detto ti amo” che la vede in scena con Giampiero Ingrassia.

“Non mi hai più detto ti amo” è la storia di una famiglia dei giorni nostri i cui componenti devono mettersi in discussione e rompere gli equilibri esistenti per superare un momento difficile che li coinvolge tutti. Lorella Cuccarini veste i panni di Serena, moglie di Giulio, interpretato da Giampiero Ingrassia. Una commedia sulla famiglia per la famiglia.

Giuseppina Dente

“Non mi hai più detto ti amo” è una commedia che ruota intorno ai temi della famiglia. Quali sono le sfide che si trova ad affrontare oggi una moglie ed una mamma?

La sfida più grande per le famiglie credo sia quella di rimanere uniti. È un periodo in cui è difficile fare un progetto di vita insieme a un’altra persona, per cui già il fatto di mantenere salda la famiglia è un aspetto fondamentale, utile anche per la crescita dei figli. Noi abbiamo una grande responsabilità nei loro confronti. Un’altra sfida è proprio quella di dare loro gli strumenti necessari per affrontare il mondo in cui viviamo, un mondo in cui sembra non ci siano più valori fondamentali.

Nel tuo personale percorso artistico che ruolo ha avuto la famiglia sia i tuoi genitori che tuo marito poi?

La mia famiglia d’origine, in particolare mia mamma e i miei fratelli, hanno contribuito a mantenermi con i piedi per terra e ferma su quei valori fondamentali di cui parlavo prima. Valori che ho poi cercato di trasferire ai miei di figli. Mia mamma mi ha sempre messo in guardia dall’ambiente in cui stavo entrando: pur non conoscendolo ne percepiva i lati oscuri e gli ostacoli. Mi ha protetto, soprattutto nei primi anni in cui avrei potuto più facilmente perdere la testa. Mi ha anche aiutato a rimanere quella che sono oggi; credo di essere rimasta una persona molto semplice. Spesso ci si dimentica delle proprie origini e si vive con arroganza il proprio ruolo: ecco, questo l’ho sempre detestato. Anche quando lavoro tengo sempre presente tutti, dalla prima all’ultima figura del gruppo. Invece la famiglia che ho costruito è un po’ il faro, l’isola felice a cui torni ogni volta che finisci di lavorare. È il motore di tutto in cui ritrovare nuove energie e nuova linfa vitale.

 

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