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LORIS DE LUNA – «Voglio costruire ponti tra le persone»

Il ruolo più difficile e più importante, l’attore Loris De Luna, lo ha ottenuto con il personaggio di Valerio nella serie tv di successo ‘Gomorra’. Raccontare la violenza e il male è la responsabilità più forte che un attore può avere. Loris accoglie il suo personaggio senza giudicarlo mai. Racconta senza mezzi termini la storia di un uomo che cammina pian piano verso l’oscurità. Sul set racconta e vive il male. Nella quotidianità Loris costruisce e non distrugge mai nulla. Se immaginassimo questo ragazzo in un mondo parallelo, lo troveremmo lì a costruire con fatica e sudore lunghi ponti per relazionarsi agli altri, per scoprire nuovi posti fuori e dentro di sé, per capire e vivere in un continuo viaggio verso l’arte e l’amore.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto, Loris. Dal 29 Marzo sarai in tv con la nuova stagione di ‘Gomorra’. Come cambia Valerio in questa stagione?

In questa stagione Valerio cambia girone ed è come se scendesse sempre di più in questo vortice infernale. Immaginando l’inferno di Dante, Valerio continua la sua discesa verso gli Inferi, percorrendo cunicoli sempre più stretti e oscuri. Ci sono strade e percorsi ancora più pericolosi, più distanti all’iniziale mondo di Valerio. Il mio personaggio continua il suo percorso senza paura, tira fuori un animo sempre più demoniaco. Nel corso degli episodi, Valerio avrà una grande trasformazione. Vedrete un personaggio diverso sia dal punto di vista del look, sia dal punto di vista della comunicazione. Il linguaggio di Valerio sarà completamente diverso. Quando arrivi in un ambiente nuovo e hai un contatto diverso con quel mondo, la prima cosa che ti cambia e che assorbi è il modo di esprimerti, di apparire. In lui si manifesta, ancora più fortemente, un’adesione forte, rude e una presa di posizione nel mondo in cui ora vive. Questo ragazzo acquista una forza e una sicurezza che prima non aveva.

Guardando la scorsa stagione, abbiamo notato la compostezza di Valerio. Il tuo personaggio non si sporca quasi mai le mani. Quest’anno, compirà dei gesti che lo porteranno a macchiarsi?

Quest’anno Valerio porterà nella sua vita e sulla sua persona una grande sporcatura. Il suo modo di sporcarsi e di immettere le mani nel fango è sicuramente differente dal resto dei personaggi. Ho voluto esprimere il male non per forza attraverso una violenza fisica, ma attraverso la parola e il verbo. Valerio usa l’arma vincente della parola in maniera autonoma e indipendente, forte e libera. Il mio personaggio si impone e dice: è arrivato il momento di agire per operare determinate cose. Comincia, così, ad intessere una serie relazioni, scambi e dialoghi che muovono determinati ingranaggi. La sua presenza sarà aggressiva, ma con una forma principesca. In lui è come se tutto il male si fosse incorporato e inglobato e questo si noterà.

Quando hai letto le sceneggiature della nuova stagione, in che modo ti sei approcciato al tuo personaggio a distanza di tempo dall’ultima volta?

Credo che in un attore ci sia la necessità di avere dei cassetti dentro il proprio corpo. Ci sono dei cassetti dove tu puoi inserire delle cose che appartengono al mondo di quel determinato personaggio. Aprendo la porticina di quel mondo, trovi quel personaggio, i suoi ricordi, i colori, le fattezze, le idee. Approcciarsi a Valerio, nuovamente, ha significato, per me, riaprire il suo cassetto e rientrare nel suo mondo. Ho fatto un lavoro personale per ritrovare il mio personaggio, anche ascoltando la musica. Ho un forte legame con una serie di musiche che uso per ripescare una serie di cose che uso per l’interpretazione. Leggendo le sceneggiature ho capito che serviva un’evoluzione per il mio personaggio. Il mio approccio verso Valerio è stato un recupero delle cose passate ma anche un tentativo di cercare nuove strade per evolvere. Per un attore è molto stimolante avere la possibilità di poter ricreare delle nuove direzioni per la storia. Quando ho letto le sceneggiature mi sono detto: Qui, bisogna raccontare il male senza giudicare i personaggi, senza cercare di salvarli.

Sei tornato, quindi, sul set di ‘Gomorra’ dopo un anno. Come hai vissuto questo ritorno sul set e che responsabilità hai sentito dopo il precedente successo della serie?

Gomorra è stata la mia prima grande esperienza, il primo vero rapporto e approccio con il grande pubblico. Sono tornato sul set con una bella energia. Avevo voglia di ritrovare il mio personaggio e mostrarne altre sfumature. Volevo mostrare altro della figura di Valerio. Sono tornato sul set con un bisogno concreto di continuare questo racconto. Ho sentito molta responsabilità. Ho fatto i conti con il passato e con ciò che ho portato avanti. Non è stato facile riprendere ciò che Valerio aveva fatto nella scorsa stagione e riportarlo nella nuova.

Dopo due stagioni di Gomorra, dove il male è il grande protagonista della storia, perdoni o comprendi le azioni del tuo personaggio e di questa storia?

Il rapporto con i personaggi è sempre particolare. In un personaggio metti il tuo mezzo attoriale, il tuo corpo, la tua faccia, la tua voce. Il mondo del tuo personaggio entra in te e tu devi restituirlo, in qualche modo. Lo restituisci per ciò che serve restituire. Credo che tutto sia al servizio del racconto. Se mi viene chiesto di raccontare un personaggio atroce e glaciale, interessato al male, io racconto quello. Mi sono sempre messo al servizio del personaggio e del racconto con grande disponibilità. Mi concentro sulla natura umana del male, sul motivo per il quale determinate persone agiscono in un certo modo. Non giudico il mio personaggio. Voglio capire perché avvengono certe cose e voglio agire alla radice. Perché un ragazzo si ritrova a compiere determinate scelte? Che rapporto ha questo ragazzo con i suoi genitori? Mi sono domandato tutto questo e poi mi sono detto: Loris, tu devi diventare quella persona. Mettiti nei suoi panni, entra nel suo mondo. Ciò che verrà fuori, sarà il risultato.

Che significato dai, adesso, al male?

Dove alberga tanta luce, c’è anche tanta ombra. Se esiste una candela luminosa, esiste anche un’ombra sul muro. Il rapporto tra bene e male è strettissimo. Il male alberga in qualsiasi essere umano, ne sono convinto. Credo che sia sbagliato dire che o si decide di appartenere al male oppure al bene. Non credo che sia così facile, credo che siano due cose connesse e se riesci a gestire la forza dell’animo umano in una direzione positiva allora puoi stare bene. Se invece decidi di indirizzare le tue forze in negatività, vivrai nel male. Non credo che esista una persona buona e un’altra cattiva, dentro di noi esiste un nucleo di cose e in base alle scelte che compi, scegli il bene o il male. Spesso vivi delle situazioni in cui è inevitabile vivere e scegliere il male. Il male è una manifestazione di qualsiasi essere umano. Deve esistere un’educazione dell’anima e del corpo per gestire le forze che abbiamo dentro di noi. Dobbiamo lavorare e dedicarci alla nostra natura. Questa è una fatica. Il male, a volte, è la strada più facile e comoda da percorrere. Il bene è un lavoro interiore dell’uomo che riesce ad essere in pace e in armonia con sé. I miei genitori mi hanno sempre detto: Loris, nella tua vita puoi fare quello che vuoi, l’importante è che fai un percorso interiore che sia di servizio a quella che è la tua vita.

Cosa rappresenta per te la libertà? 

Credo che la vera libertà sia l’esigenza di sentire che hai un mondo interiore dentro di te che va alimentato. Se non alimenti ciò che hai dentro, non vivi. La mia esigenza di alimentare la mente è arrivata negli anni dell’adolescenza quando ho incontrato e studiato una serie di filosofi e scrittori. Ho sempre avuto fame di sapere, ho sempre avuto il bisogno di conoscere. Tutto ciò che ho imparato è stato posto dentro di me e l’ho fatto mio. Non ho portato dentro di me delle nozioni, ma una serie di trasformazioni dei pensieri e dei concetti che ho imparato. Credo che l’uomo sia ciò che pensa, ciò che legge e ciò che mangia. La libertà, per me, esiste se sai chi sei. La libertà è semplice ma fondamentale. Consiste nel seguire ciò che ami, ciò che sogni, capire e realizzare quello che sei. La libertà è stata necessaria per il mio mestiere.

Hai affermato che i veri ribelli non sono quelli che abbattono i muri, ma quelli con una mente viva. Mi viene da pensare all’immagine di un ponte che definisce e non distrugge le cose importanti…

Sì, il ponte è un’immagine a cui tengo particolarmente. Ho una mia individualità, un carattere forte ed una grande esigenza di espressione. Ho un grande bisogno di comunicazione, voglio interagire con le persone che ho accanto. Cerco di essere sempre un ponte e mai un muro. É importante che ci sia intesa tra le persone, al di là dei problemi. Ci deve essere un tentativo di intendersi, non voglio che ognuno di noi stia nella propria posizione. Io sono qui, tu sei lì. Ci guardiamo ma restiamo lontani. A che cosa serve? Per questo amo i ponti, perché costruiscono collegamenti tra le persone. Voglio arrivare oltre e superare i limiti.

Che progetti vuoi affrontare durante il tuo percorso professionale? 

Per me è importante cercare di sorprendere sia sé stessi che gli altri. Sorprendere con qualcosa che sia efficace ed utile ed è ciò che voglio. Un attore che si espone verso il pubblico si chiede sempre cosa arriva alle persone di ciò che fai. Voglio evitare la banalità e cercare un senso delle cose, un senso al personaggio, a quello che fa e che racconta.

Cerco di andare oltre i confini, cerco di avere meno paure.

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