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LUCA BOIOCCHI

Di Giuseppe Savarino

Luca Boiocchi, inizia come Personal stylist negli anni novanta, quando ancora non esisteva la banda larga e la parola influencer era un neologismo di la da venire. Una professione nata sul campo, dove il reale confronto con il prodotto e con le aziende era ben lontano dall’intangibile mondo digitale. I tessuti si toccavano con mano come anche gli oggetti e gli accessori, le persone si incontravano, il tempo era sì prezioso ma scandito da rituali che ne esaltavano la qualità. Il mondo si trasforma velocemente, e con esso modi, mode e tecnologie che nel frattempo viaggiano alla velocità di 4 G.

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Ma c’è chi ha fatto di quella esperienza un vero tesoro. Oggi Luca è un rinomato brand manager o più semplicemente “uomo prodotto”. Quella professione che qualcuno spiegherebbe usando tanti inglesismi come, Tergeting, cool hunting, branding, media strategist, ma che in sostanza definisce un professionista che supporta e aiuta le aziende ad intercettare il proprio pubblico e a posizionare in modo efficace prodotti, servizi e stili di vita nella mente e nel cuore di quest’ultimo.

Incontro Luca Boiocchi in una soleggiata mattina milanese nello Show room fondato dal fratello Damiano, nel cuore del quadrilatero della moda in un elegante palazzo ottocentesco.

Varco la soglia della prestigiosa location; ad accogliermi è l’assistente che mi fa accomodare su di una elegante poltrona in pelle nera e mi offre un caffè. Un ambiente elegante dai soffitti alti e sulle pareti, eleganti boiserie. il pavimento in parquet antico produce quel caratteristico cigolio ad ogni passo. Nell’altra stanza i telefoni squillano di continuo, e le conversazioni si alternano in italiano e inglese. Arriva Luca, look curatissimo e un outfit che non lascia dubbi sulla sua professione.

Ci sediamo e senza nemmeno accorgerci ci ritroviamo nel cuore della conversazione. Inizia a parlare di analisi dei mercati e new business con la naturale destrezza di chi questi argomenti li affronta quotidianamente.

“Quando iniziai a lavorare come personal stylist i rapporti con le aziende e con le celebrities avvenivano in modo diretto. Dopo una telefonata, seguiva una colazione di lavoro, la presentazione della collezione, il fitting e le strategie. La scelta del personaggio avveniva attraverso una pertinenza valoriale ed estetica perfettamente calzante con la mission e lo stile dell’azienda committente”.

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Quali sono le differenze rispetto al passato? “Oggi assistiamo ad una forma di bulimia consumistica che spesso orienta le aziende ad apparire più che ad essere. Mi spiego meglio. Sopraffatte dall’esigenza di raggiungere velocemente più persone possibile, le aziende attuano spesso operazioni “fast” sfruttando per esempio la visibilità degli influencer.

Fin qui nulla di male se l’azienda presenta una certa solidità. Diverso è quando parliamo di new brand o di start up dove spesso i fondi limitati portano alla scelta dell’influencer non come strategia elettiva ma come ripiego per contenere le spese esponendosi a conseguenze imprevedibili.

La figura del brand manager è la naturale evoluzione dell’uomo prodotto, figura fondamentale nella pianificazione strategica aziendale. Il brand manager analizza realmente le tendenze, l’efficacia di certi social, capta esigenze di mercato complesse che spesso sono di difficile comprensione, elabora ed interpreta dati ed algoritmi commerciali che per le start up si rivelano di fondamentale importanza.

In questo momento storico – continua Luca – la moda e il design offrono tantissimi prodotti che spesso si somigliano tra di loro. E’ come se il meccanismo si fosse inceppato in un loop che lascia sempre meno spazio alla sperimentazione e alle emozioni. Come ti spieghi questo fenomeno?  “La crisi dei mercati ha fatto sì che le aziende puntassero su risultati più sicuri e prevedibili. Questo di certo non aiuta l’innovazione né la creatività. Si sceglie la strada più sicura, perché uscire dai binari del prevedibile può creare incertezza.

Anche qui il brand manager ha un ruolo chiave nel creare una buona strategia di comunicazione del prodotto tramite la realizzazione di progetti di comunicazione integrata che partono dal naming research, alla brand identity (logo) fino a studiarne a “scientificamente” il posizionamento. Un lavoro di squadra che comprende esperti di marketing, branding e professionisti della comunicazione. Un professionista dalle idee molto chiare dunque.  Il nostro incontro culmina in un delizioso pranzo. “Ho sempre concluso i migliori affari e fatto i migliori incontri davanti a un buon piatto o con un buon calice di vino.  Il piacere predispone a pensare le migliori idee”.

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