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LUCA VECCHI – «I politici? Sono i nostri principali competitor»

Intervista a Luca Vecchi dei The Pills, autore, attore e regista tra web, cinema e tv.

Dal 21 febbraio è in sala con “Modalità aereo” di Fausto Brizzi, abbiamo imparato a conoscerlo come uno dei The Pills, collettivo comico romano fondato insieme a Matteo Corradini e Luigi Di Capua. Regista, attore e sceneggiatore, Nastro d’Argento per il corto “A Christmas Carol” da lui diretto e prodotto, oggi Luca Vecchi si prepara anche a debuttare nel suo primo film da protagonista, “Nel bagno delle donne” di Marco Castaldi. Marco lo conosce da una vita, dai tempi dell’università, insieme hanno anche una piccola factory con cui producono diversi progetti, l’ultimo è il cortometraggio “Lui no”. Lo abbiamo incontrato durante il Roma Web Fest, dove era intervenuto in un panel sul Branded Content.

di Elisabetta Bartucca

Anni fa con i The Pills siete stati i precursori di un filone. Oggi è un proliferare di web series, web stars, influencer. Che aria tira e come è cambiato questo mondo?
All’inizio si pensava potesse essere un nuovo modello di business, oggi lo è ancora ma in un altro modo: la pubblicità sul web non è ben vista, le persone scappano appena la vedono, quindi si tratta di cercare una maniera subdola o intelligente di bypassare il prodotto. Le forme di pubblicità convenzionale in rete non funzionano, sono repellenti; ciò che invece è diventato, contro ogni aspettativa, un reale modello di business rendendo famosi in pochissimo tempo è il mondo degli influencer.

Come Chiara Ferragni. È una formula replicabile da tutti?
È il nuovo prodotto su cui puntare, tutti vogliono fare l’influencer, ma qualcuno in fabbrica dovrà pure andarci! (scherza, n.d.r.). Non siamo tutti Chiara Ferragni, devi essere molto intelligente, oltre che un grande imprenditore di te stesso, oppure un miracolato!

In questo decennio il web ha guadagnato o ha perso qualcosa?
Mi sembra che si stia tornando indietro. Una volta c’era molta più sperimentazione dal punto di vista di creazione di contenuti, ora invece non ci sono soldi, costa tanto pagare le maestranze e la scena è dominata da gamer, influencer, videologger: persone che non intrattengono, ma fanno sentire meno soli i “pischelli”.

Dove ha portato la contaminazione tra il linguaggio della rete e quello della tv?
Forse i canali tradizionali hanno solo ereditato dal web un uso smodato della tecnologia. Oggi gli horror si fanno con le schermate delle chat di Whatsapp o del Pc, se vuoi spaventare devi entrare nel rituale comune delle persone, dove trovi tutte queste cose. Tutti noi passiamo la maggior del tempo tra conversazioni fulminee su Whatsapp, ma è diventata la forma quotidiana di intrattenimento, ciò con cui stabiliamo più empatia.

È ancora possibile per il web costruire un proprio sistema?
Netflix ci è riuscita, ma non è né internet, né tv, né cinema, è un universo a parte. Oggi fare qualcosa per Netflix è diventato uno status symbol, ma mi piacerebbe molto lavorarci.

Nel 2016 con i The Pills avete fatto anche un film. Cosa si perde del web in un’esperienza del genere? Lo rifarete?
Sì, ci torneremo ma con una maturità più spiccata. Il cinema è una macchina molto articolata, complessa, pesante e forse non è il mezzo giusto se vuoi fare attualità. Il cinema è fatto per restare, quindi o fai un capolavoro oppure… Non c’è una formula segreta per il film giusto, è semplicemente alchimia.
Invece il vostro ritorno alla serialità è più vicino…
Abbiamo scritto una serie tv con Wildside, “Ora o mai più”. Dentro ci sarà tanta attualità.

Che aria tira in tv?
Dipende dal contesto. Lo scorso anno abbiamo realizzato degli sketch per “M” di Michele Santoro e poi c’è stata la bellissima esperienza ne “La tv delle ragazze” con Serena Dandini, ma mi rendo conto che sono due isole felici. Forse la televisione dovrebbe tornare alla leggerezza di un tempo, oggi invece si è diffusa una moda dei talent che crea l’evento, la dipendenza, l’attesa; è come se ci avesse messo l’uno contro l’altro, non guardi un talent per ridere. Ma quanto talento ha quest’Italia? mi chiedo, usiamolo per costruire un governo un po’ più raziocinante!

A proposito di politici, sono degli ottimi comici…
La politica ultimamente intrattiene tantissimo e ha abbattuto qualsiasi forma di satira. Non abbiamo più bisogno del “Bagaglino”, i nostri politici fanno tanto ridere da soli, a pensarci bene sono i nostri principali competitor. Questa giunta comunale per esempio, sta dieci anni avanti!

Chi segui tra gli YouTubers della nuova generazione?
Mi piace Luis Sal. Fa delle cose strane, matte, senza senso, è un maestro del nonsense, completamente imprevedibile.

Cosa ti affascina della possibilità di scrivere per il cinema?
La paura di fallire! Rischiare e fare figuracce scrivendo per il cinema (scherza, n.d.r.)

Da qualche settimana sei in sala con “Modalità aereo”. Com’è passare dall’altra parte della macchina da presa?
Non so, ci finisco sempre per caso. Me lo hanno chiesto e ho semplicemente detto sì, mi sto specializzando a interpretare una categoria ben precisa: lo stronzo, che non ha la dignità di un villain, sono solo stronzo e basta. In “Modalità aereo” sono il cugino invidioso di Paolo Ruffini. È una commedia romantica come non se ne vedevano da un po’, forse dai primi film di Pieraccioni, si ride e ci si commuove.

Le vicende giudiziarie che lo scorso anno hanno travolto Brizzi ti hanno creato qualche problema?
No, Fausto è la stessa persona che ho conosciuto un anno e mezzo fa: pacata, sempre concentrato sul film, una specie di gatto persiano. È piacevole lavorare con lui.

Sei reduce dal set di “Nel bagno delle donne” di Marco Castaldi…
Ecco, lì invece faccio il “povero” stronzo! Interpreto un ragazzo che cerca la sua intimità e la trova in un bagno pubblico per donne, rimanendoci chiuso dentro.
Tutti iniziano a credere che dietro la sua ricerca di intimità ci sia un ideale più grande, è un film molto attuale, rievoca l’abitudine dei media di gonfiare le notizie, rigirarle e ribaltarle.
In realtà da qual momento diventa una sorta di confidente, lo sconosciuto con cui parlare e aprirsi, spesso più che con le persone che abbiamo accanto da una vita.
Dopo il Nastro d’Argento a “A Christmas Carol”?
Mi sono ritrovato un sacco di soldi sul conto! Scherzo. È un film di Natale dark, insolito, il Natale spesso è l’esaltazione dei buoni sentimenti, ma in verità è una violenza per ognuno di noi. Facciamo tutti finta di “volerci bene”, ma poi nel traffico si bestemmia e si pensa a come perdere le staffe in attesa di sapere “cosa fare a Capodanno”.
E ora che succede?
Ho tanti progetti in ballo, ma è sempre complicato trovare il momento giusto e i soldi per realizzarli. Stiamo lavorando a un cortometraggio, si chiama “Lui no” e racconta di due persone che si rincontrano dopo tanto tempo, condividono una sigaretta e si lanciano frecciatine su come è andata nel corso di quegli anni.

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