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MARTINA COLOMBARI – «Il cambiamento parte prima da noi»

Dal 1991, anno in cui fu eletta Miss Italia, Martina Colombari si è lasciata alle spalle tante esperienze nel campo della moda, del cinema e della televisione. Ora è una donna diversa, molto impegnata nel sociale e pronta a raccogliere una nuova sfida, quella della sua prima volta a teatro. L’abbiamo incontrata all’ombra delle Dolomiti nel corso di una press conference tenuta alla 14esima edizione di Cortinametraggio, dove le è stato conferito un importante riconoscimento.

di Francesco Del Grosso

Quando nasce il tuo impegno nel sociale?

Circa dodici anni fa andai a un evento di beneficenza organizzato dalla Fondazione Francesca Rava NPH Italia. Ricordo che tornai a casa quella sera con un grandissimo senso di colpa, perché mi resi conto che come tanti parlavo di beneficenza ma concretamente non stavo facendo niente. Dignitosamente prestavo la mia immagine per un progetto, ma al di là di questo quale contributo stavo dando agli altri? Nessuno.

 

Come sei passata dalle parole ai fatti?

Per parlare di un problema bisogna vederlo con i propri occhi e toccarlo con mano, quindi accettai l’invito della Fondazione di andare in missione con loro ad Haiti prima del terremoto. La verità è che all’inizio si fa beneficenza per compensare un vuoto che hai dentro, poi tutto cambia e capisci quanto importante sia aiutare gli altri. Non possiamo limitarci a guardare i problemi solo ai TG, ma dobbiamo renderci conto tutti che se non facciamo qualcosa e presto questo mondo non cambierà. Siamo riusciti a dividere l’atomo ma non il pane per gli altri. Questo è doloroso, perché ognuno di noi dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e capire che cosa sta facendo per migliorare e per migliorarsi. Il cambiamento parte prima da noi.

In passato hai dichiarato di avere avuto un rapporto conflittuale con la bellezza, è ancora così?

Non ho mai detto che avrei voluto nascere brutta. È solo che da ragazzina o quando ancora non hai l’esperienza di anni di vita alle spalle è più difficile gestire determinate situazioni. E quindi ti restano addosso ferite che ti porti dietro e che ti avvelenano un po’ l’esistenza. Ancora adesso la stragrande maggioranza delle persone prestano attenzione prima al mio aspetto fisico e poi alle mie parole, ma con il tempo mi sono corazzata e ho imparato a farmi scivolare certi pregiudizi.

A proposito di donne, qual è il tuo pensiero riguardo al movimento #MeToo?

Come in tutte le cose ci sono le vie di mezzo e bisogna riuscire a trovare la giusta misura. La sua nascita è stata importante perché ha dato a molte donne la possibilità di parlare e il coraggio di farlo. Ma occorre fare attenzione a una cosa: non bisogna pensare che se un uomo ti fa un complimento ci sta già provando. A me sono capitate delle situazioni che sono riuscita a gestire, ma sarebbero potute degenerare se non fossi stata attenta, se non avessi avuto con me un agente o un ufficio stampa preparati e un’educazione familiare di un certo tipo, perché è fondamentale anche da dove vieni. In generale, però, non mi permetto di pronunciarmi su donne che hanno denunciato perché a situazioni tanto in là non ci sono mai arrivata e di conseguenza faccio un passo indietro.

Nel 2011 è uscita una tua autobiografia dal titolo “La vita è una”. Cosa ti ha spinto a realizzarla e se dovessi aggiornarla quale capitolo aggiungeresti?

In realtà fu un’iniziativa di Rizzoli che mi sorprese molto perché all’epoca ero ancora molto giovane, ma già con tante esperienze alle spalle visto che è dall’età di sedici anni che faccio questo mestiere. Ora sono una donna diversa. Ognuno di noi non è quello che era ieri e non è quello che sarà domani. Se dovessi aggiornarla probabilmente aggiungerei il capitolo della consapevolezza, della coscienza e della serenità.

E quindi ora che rapporto hai con il tempo che passa?

Per rispondere prendo in prestito le parole di un dermatologo che mi disse che le donne devono capire che la giovinezza va cercata negli anni che stanno vivendo. Cioè ogni età ha la sua giovinezza, ma non bisogna confonderla con la gioventù perché quello è un periodo che non torna. Mi preferisco molto di più adesso di come ero. Questo non toglie che se tra dieci anni avrò bisogno di un lifting me lo farò tranquillamente, ma sempre con l’intenzione di rendermi migliore e non ridicola. Quindi si tratta di togliere qualche ruga, non di aggiungere dei pezzi o di cambiarmi la faccia.

Come e perché ti sei avvicinata al tema dei disturbi alimentari?

Venivo sempre criticata di essere un cattivo esempio per le adolescenti e per le donne a causa della mia magrezza e del mio essere attenta nel condurre un certo stile di vita. Quindi ho pensato che per potere rispondere a queste critiche dovevo informarmi. Documentandomi ho capito che è ancora un tabù. Nessuno capisce che l’anoressia è il risultato finale di un’altra malattia che nasce in primis nella testa e ha un carattere psicologico. È una difficoltà di accettarsi e di trovare un proprio equilibrio. Ci sono casi di persone che hanno subito violenze di varia natura, però di base è un volere dimostrare che «Io esisto!». Ed è un problema che non riguarda solo le adolescenti, ma anche molte donne della mia età che magari perdono la fiducia in se stesse o vengono lasciate.

Tra le tue tantissime esperienze c’è anche una mostra fotografica di autoritratti dal titolo “Martina_invisibile”, come è nata l’idea?

Mi è stata data la possibilità di raccontarmi come volevo io. Gli ideatori e curatori del progetto mi hanno dato una macchina fotografica e per due mesi mi sono fatta circa 4000 scatti. Quella ritratta era quindi una Martina vista attraverso gli occhi di Martina. Decidevo io di donarmi all’obiettivo quando e se ne avevo voglia. Non andavo semplicemente a fotografare l’involucro, ma degli istanti di vita vissuta. Dal momento in cui la viviamo, tutti noi abbiamo qualcosa da raccontare, indipendentemente che tu faccia il giornalista, il barista o l’attore.

Tra gli impegni futuri c’è la tua prima volta a teatro, come ti stai preparando a questa nuova avventura?

Sono molto emozionata, mi intriga moltissimo e allo stesso tempo mi spaventa anche un po’. È l’occasione per mettermi nuovamente alla prova. Si tratta dell’adattamento di una commedia francese dal titolo “Montagne russe” per la regia di Corrado Tedeschi. Una commedia brillante, ma emotivamente impegnativa, con un colpo di scena davvero forte e imprevedibile. Interpreto una donna che ne mette in scena quattro differenti e l’ultima di queste rappresenta la chiave di lettura di tutta la storia.

 

 

Credits Ufficio Stampa Cortinametraggio:
Lionella Bianca Fiorillo – Storyfinders
Ph Jacopo Marchini “Cortinametraggio 2019”
La foto in alto a pag. 33 è di Leonardo Puccini

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