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MASSIMILIANO GALLO

«Per un artista la più grande conquista è la libertà»

Intervista al pluripremiato attore, presto in teatro e sul piccolo e grande schermo con nuovi progetti.

Lo avete visto da poco nella seconda stagione della serie “I bastardi di Pizzofalcone” nelle vesti del vicequestore Palma (regia di Carlo Carlei), ma Massimiliano Gallo ne ha indossati davvero tanti di panni nei suoi lunghissimi anni di carriera. Dopo aver esordito da bambino nella compagnia dei piccoli della madre Bianca Maria Varriale, ci tiene a sottolineare: «ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con degli artigiani del teatro, da Carlo Croccolo ad Aldo e Carlo Giuffrè, Vincenzo Salemme, persone e artisti che potevano insegnarmi qualcosa. Ci sono moltissimi registi, ma sono pochi quelli in grado di dirti come si dice una battuta». Più tardi, nel 2008, con Marco Risi è arrivato il debutto cinematografico in “Fortapàsc” sulla storia del giornalista napoletano Giancarlo Siani assassinato dalla camorra. L’artista ha collezionato diversi ruoli tra piccolo e grande schermo, passando anche per programmi storici come “Fantastico”, progetti radiofonici e incidendo due “Dischi Raccolta” dedicati a Titina De Filippo (“Io, uno dei tre” con la partecipazione di artisti come Ron, Mariella Nava, Cecilia Gasdia) e a Raffaele Viviani (“Canto a Viviani” con la partecipazione di Rosalia Maggio, Beppe e Concetta Barra). Il tutto senza smettere di coltivare l’amore per il palcoscenico. Abbiamo avuto modo di intervistarlo alla sesta edizione del Prato Film Festival dove ha accompagnato “Veleno” di Diego Olivares, per poi reincontrarlo durante la Mostra del Cinema di Venezia in occasione della presentazione di “Saremo giovani e bellissimi”, opera prima di Letizia Lamartire, in concorso alla 33esima Settimana Internazionale della Critica.

di Francesco Del Grosso e Maria Lucia Tangorra

 

A questo punto del percorso, qual è la tua più grande conquista?

È una domanda da un milione di dollari. “Conquista” è una parola grossa perché in questo lavoro non sei mai arrivato, ma non come modo di dire, è un dato di fatto. Puoi dar vita all’opera più bella del mondo e poi, l’anno successivo o un mese dopo, sbagliare un film, si ricorderanno quest’ultimo e non i progetti riusciti. In generale, rispetto all’arte, ritengo una conquista la libertà. Nel mio “piccolo” percorso ho scelto spesso film difficili, indipendenti, sorretti da piccole produzioni dove si poteva sperimentare.

Senti di avere questa libertà?

Sì, se la vediamo sotto una specifica ottica: lavoro tanto e quindi ho la possibilità di scegliere, non ho l’esigenza di pagare le bollette a fine mese ed è già una fortuna rispetto a molti colleghi. Certo per libertà intendo qualcosa di ancora più complesso come può essere la possibilità, ad esempio, di seguire per due anni un progetto, senza guadagnarci, solo perché ci credi profondamente. In “piccolo”, credo che la libertà di un artista sia la più grande conquista, intendendo la libertà di scelta e di poter dire di no a un lavoro o ad una serie Tv in cui è prevista una buonissima retribuzione, ma magari non ti realizza professionalmente.

 

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