Top

MASSIMO POPOLIZIO

«Nessuno è libero e l’arte, invece, dovrebbe portarti a una maggiore libertà»

Intervista all’artista di lungo corso che tanto ha ancora da offrire, stupendoci sulla scena e sullo schermo.

«Sono l’attore che ha lavorato di più con Luca Ronconi, realizzando con lui più di trentacinque spettacoli». Massimo Popolizio asserisce queste parole con l’orgoglio di chi ha coscienza del valore di quell’incontro con colui che può essere considerato un maestro. Parallelamente è un uomo e un artista fiero dei passi compiuti fino a questo momento. “Dopo la sua scomparsa mi è stato offerto realmente di dirigere dei lavori e ho avuto la fortuna di realizzare per il Teatro di Roma, dal libro di Pasolini, l’allestimento di Ragazzi di vita”, e mentre lo dice traspare quanto ci tenga (lo spettacolo si è aggiudicato i premi come Miglior spettacolo di prosa e Miglior regia alle Maschere del Teatro Italiano 2017). Tanti sono i titoli con cui Popolizio si è cimentato da interprete, debuttando nel 1983 con “Santa Giovanna dei Macelli” di Brecht per la regia di Ronconi e, quasi a chiudere quel cerchio magico prima della sua scomparsa, è stato tra i protagonisti dell’ultimo spettacolo del maestro l’indimenticabile “Lehman Trilogy”. C. Lievi, W. Pagliaro, M. Castri, E. De Capitani, M. Avogadro sono solo alcuni dei nomi importanti che lo hanno diretto sulle tavole del palcoscenico; P. Sorrentino, M. Martone, C. Verdone e tanti altri lo hanno guidato davanti alla macchina da presa. Memori di ciò che abbiamo visto, immaginiamo che abbia ancora tanto da offrire con quella generosità artistica di cui ha dato prova. Lo abbiamo incontrato al Sa.Fi.Ter Film Festival – Puglia on the Road 2018 – dove ha presentato “Sono tornato” (regia di Luca Miniero) di cui è protagonista, dando volto al duce ai giorni nostri. Molti lo avranno conosciuto proprio grazie a questi panni o a quelli di Falcone in “Era d’estate” di Fiorella Infascelli. A lui la parola.

 Maria Lucia Tangorra

Da artista cosa chiederesti all’attuale governo per il mondo dello spettacolo?

Di non essere trasparenti. In un momento come questo – senza voler essere retorici, ma anzi molto pratici – la cultura è un fatto essenziale. In questa parola sono racchiusi vari aspetti e soprattutto occuparsi di cultura non vuol dire soltanto mettere a posto dei siti archeologici o musei. Cultura e turismo sono due sfere completamente diverse. Se i musei fanno bene al turismo di certo non fanno bene all’innovazione di un popolo. Quest’ultimo ha bisogno di scuole musicali e teatrali così come di teatri aperti. In particolare domanderei che chi si interessa di cultura e la amministra non diventi il proprietario di quel posto che gli è stato assegnato. Se si dà il compito a una persona di dirigere qualcosa deve essere libera di gestire i fondi messi a disposizione, facendo un passo indietro da un punto di vista politico.

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi