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MELFI

1000 ANNI DI STORIA, ARTE, CULTURA E FALCONERIA
Alla riscoperta delle nostre radici.

La manifestazione “Melfi – 1000 anni di storia, arte, cultura e falconeria” è stata un’occasione di viaggio non solo fisico, ma storico e ideale per scoprire le nostre radici. In questo articolo vogliamo portarvi nella terra per conoscerla anche in aspetti che oggi trascuriamo.

di Maria Lucia Tangorra

«Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là vorrete tornare», aveva affermato il genio di Leonardo, colui che «è stato capace di svelare il segreto dell’attrazione che ci costringe irresistibilmente ad alzare gli occhi al cielo, riassumendo in una sola frase un archetipo collettivo, il sogno di volare». Abbiamo voluto esordire con queste parole connesse alla mostra “Aria, uomini, falchi” di Serena Galvani perché sono quelle che descrivono perfettamente da cosa si sia fatta ispirare l’artista nel celebrare la Falconeria. A quest’antica arte è connessa la figura dell’imperatore Federico II e di Melfi, un territorio ricco di radici da (ri)scoprire e coltivare. Melfi – 1000 anni di storia, arte, cultura e falconeria (dal 12 al 14 ottobre 2018) è stata una preziosa occasione per farlo. L’evento è stato organizzato dal Comune di Melfi in collaborazione con il G.F.I. – Gruppo Falconieri Italiani, l’Arci Caccia, l’Associazione Falconieri del Melfese Nino Laviano, il Gruppo Falconieri “De Arte Venandi”, la Regione Basilicata, il Fondo per lo sviluppo e la Coesione e l’APT Basilicata. Questa unione di forze è sintomatica di quanto sia sentito il desiderio del passaggio di tradizioni da una generazione all’altra.

Nei tre giorni della kermesse, caratterizzata pure da rievocazioni storiche e spettacoli, la Falconeria Internazionale ha trovato la sua casa accogliente. In questi luoghi, l’imperatore svevo non ha promulgato soltanto le costituzioni (1231), ma ha dato vita alla sua opera scientifica contenuta nel “De Arte Venandi Cum Avibus”, un trattato sull’arte venatoria attuata coi rapaci.

La città lucana, in quelle settimane ha celebrato il suo compleanno millenario della fondazione della fortificazione ad opera dei bizantini, «è sempre stata un crocevia geo-strategico dove popoli, culture e religioni si sono incontrati nella storia», ha evidenziato il sindaco Livio Valvano. Potete, quindi, immaginare che tracce abbiano lasciato – se ne può fare esperienza nello splendido Museo Archeologico Nazionale, ubicato su due piani proprio all’interno del castello. «Il castello, che noi raggiungiamo per una breve salita della strada è imponente anche in quest’ora silenziosa della notte. C’è un ponte levatoio con tanti cancelli, lugubri cortili, torri massicce, e maggiordomi con chiavi e cani feroci tutti i requisiti della fortezza feudale dei romanzi cavallereschi», scriveva lo scrittore ottocentesco Edward Lear, accanito viaggiatore che tanto percorse il nostro Belpaese.

Massimiliano Mora, Presidente del G.F.I., ci ha raccontato con orgoglio che finalmente «nel 2016 è arrivato il riconoscimento anche in Italia della “Falconeria, un patrimonio umano vivente”, quale patrimonio culturale immateriale iscritto nella Lista Rappresentativa UNESCO» e proprio durante i giorni di “Melfi – 1000 anni di storia, arte, cultura e falconeria” si è svolta una tavola rotonda dalla portata internazionale (tra i relatori anche il Sottosegretario di Stato per i Beni e le attività Culturali Lucia Borgonzoni e la coordinatrice UNESCO per il MIBAC Luisa Montevecchi), che si è posta tra le finalità «quello di accrescere la consapevolezza dell’importanza del patrimonio culturale immateriale tra i giovani e nella società civile» (dalla nota ufficiale).

Nel corso della kermesse si è potuto toccare con mano l’impegno notevole dei soggetti coinvolti nel trasmettere questa tradizione «nel tempo e con la base di un tempo», ha sottolineato Mora, «comunicando con i ragazzi anche attraverso i social». Ecco noi siamo sicuri che i giovanissimi e chiunque abbia partecipato a quelle giornate sia rimasto incantato nell’assistere direttamente al volo di tante specie di uccelli e osservando gli scatti della Galvani, così abile nel catturare l’espressività del falconiere e dell’animale, a tal punto dal coglierne l’anima che, a suo dire, «è quello che il rapace e l’uomo si comunicano nel loro vivere insieme. L’uomo non può volare coi propri mezzi, ma è altrettanto vero che arriva sempre il momento in cui la vita gli insegna a spiegare le ali». La falconeria per l’imperatore del Sacro Romano Impero era un mezzo di elevazione spirituale e proprio in quest’ottica si è mossa la fotografa per allestire le due esposizioni – quella già citata e “Stupor Mundi” – facendo emergere sia il passato medievale di Melfi (basti pensare alla duecentesca Chiesa della Madonna delle Spinelle) che l’aspetto esoterico di Federico II.

Di forte impatto è anche la foto uomo-aquila, intitolata “Metamorfosi”, che ben esemplifica l’intensità del rapporto tra l’uomo e il rapace. «Io volo. In quel momento per me il mondo non esiste più, mi perdo completamente ed è una sorta di cura terapeutica», ci ha confessato la Galvani. E queste emozioni riesce effettivamente a suggerirle tramite le foto (quelle di “Aria, uomini, falchi” sono contenute in un libro) e ci permettiamo di affermare che per merito di questa iniziativa abbiamo avuto modo di provarle anche noi. «Il falco va/senza catene/fugge gli sguardi sa che conviene», cantava Grignani in “Falco a metà”. Ci si immerge davvero in quel volo: il falco parte controvento, ma non si sa dove andrà; andando in picchiata può arrivare a sfiorarti, bisogna seguirlo fino a quando lo sguardo si perde ed è così che metaforicamente ci si ritrova a pensare di essere in aria e volare.

Nel 2019 Matera è capitale europea della cultura, il nostro consiglio è quello di prepararvi un itinerario ben studiato per gustarvi sì la città dei sassi, ma anche ciò che offre il territorio circostante (dalle foreste ai laghi vulcanici di Monticchio). Rimarrete innegabilmente colpiti. Inoltre, ogni anno, a Melfi, nel mese di ottobre si ripete la festa della falconeria e potrete rivivere la suggestiva atmosfera medievale, riscoprendo il passando per conoscere ancora meglio il nostro oggi. «Senza conoscere il passato non possiamo tendere al futuro. Abbiamo bisogno di memoria collettiva per favorire e garantire il dialogo e la pace», ha asserito la dott.ssa Borgonzoni.

Credits Ufficio Stampa “Melfi – 1000 anni di storia”: Reef Comunicazione.

 

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