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MICHELA SCOLARI

Succede a volte che la propria storia, le emozioni, gli alti e bassi e tutte le difficoltà del caso diventino punto di partenza per creare qualche cosa di grande. Così com’è accaduto a Charlie Chaplin che ha trasformato il dolore dell’assenza della madre in un meraviglioso e inatteso destino. “Hannah Can You Hear Me?” premiato al settantaduesimo festival di Cannes è stato prodotto dalla toscana Michela Scolari (con Sonjja e Noam Baram) indaffaratissima a Cannes ma che intercettiamo prima che parta nuovamente per Londra.

di Francesca Capaccioli

 

Una madre che viene separata dal proprio figlio e rinchiusa in un manicomio. Un dolore immenso che condizionerà inevitabilmente la vita di Chaplin. Una tematica ed un premio importanti. Sei contenta?
Siamo molto soddisfatti di aver ricevuto questo riconoscimento. ”Hannah Can You Hear Me?” è stato premiato dalle Nazioni Unite alla settantaduesima mostra del cinema internazionale di Cannes, in occasione dell’Ottava edizione di AFI WORLD PEACE AWARD, che privilegia film di stampo sociale che si aprono alle diversità culturali e danno voce alle donne, come voluto dalla Principessa Angelique Monet, patron dell’iniziativa. È un film che narra un grande dolore, che è quello della separazione di una madre “Hannah “dal proprio figlio “Charlie”, una storia che sta dietro la vita del fenomeno Chaplin e che in pochi conoscono. Tutta la vita di Charlie Chaplin, tutto quello che è stato, quella dolce malinconia del suo sguardo è grazie ad Hannah, sua madre, quindi a volte, come in questo caso, il dolore si trasforma e nutre il successo più grande.

Un personaggio poco conosciuto quello di Hannah, come vi è venuta in mente…
L’idea di questo film non è mia ma dall’amica regista e produttrice Sonjja Baram e del produttore Noam Baram, entrambi studiosi della storia delle donne e del cinema classico. Io ho avuto solo l’onore di produrlo. Siamo emozionati e grati per il premio ricevuto come Best Art Film, grazie anche al visionario montaggio di Gianluca Fellini, e siamo felici di essere riusciti a dare voce alla storia negata di una donna e artista immensa vome Hannah, attraverso una forma sperimentale che omaggia il cinema muto, la grandezza di Chaplin, il suo valore nel cinema di oggi.

Michela sei scrittrice, regista, produttrice come fai a convivere con tutte queste parti di te?
Le faccio convivere come le fanno convivere tutti i filmakers indipendenti, è la vita che abbiamo scelto. Le tre cose sono inestricabilmente unite e non esisterebbero l’una senza l’altra. Senti la necessità di scrivere, la necessità di dirigere, la necessità di produrre e di dare vita a quello che hai in testa, di concretizzare quella che è la tua visione della vita. E a proposito di vita, la mia la vivo praticamente in aereo.

Ad undici anni hai pubblicato il tuo primo libro, avevi già le idee molto chiare su quello che volevi fare da grande…
Era un racconto che s’intitolava “Il fiume in collina”; oggi potremmo definirlo un racconto ecologico. Ero una bambina ispirata, grazie ai miei nonni – amanti della letteratura, del teatro, dell’arte, e dal luogo meraviglioso in cui vivevo: Strada in Casentino. E sono proprio loro che mi hanno trasmesso tutto l’amore che ho per la lettura, per le storie, per Italo Calvino, Pirandello…

Scrivi in Italiano, francese, inglese e romeno…
Scrivo principalmente in inglese e in italiano, il romeno lo scrivo malissimo ma amo la cultura romena, è un popolo che ha un’immensa cultura teatrale, musicale, operistica. Bucarest è una città che mi ha dato tantissimo, e la new wave romena mi ispira ogni giorno. Bellissimo l’ultimo film di Porumboiu, in concorso a Cannes.

Cosa stai leggendo in questo momento?
Un miliardo di cose tutte insieme, sono una schizofrenica della lettura, porto sempre in borsa con me il mio autore preferito che è Roman Gary e sto rileggendo I Promessi Sposi, ma non posso dirti il perché.

E il tuo prossimo film?
Tanti progetti. Te ne dico tre: primo è il film Documentario sul campione Paolo Rossi, di prossima uscita. Il secondo è un dramma storico ambientato tra NYC, il Sud Africa e la Basilicata, la regione italiana che possiede il mio cuore. Il terzo è una commedia irriverente, meravigliosamente italiana nata dalla penna straordinaria di Adamo Dionisi, in collaborazione con Edoardo Pesce e Marcello Fonte.

E il progetto cinematografico sulla vita di Licio Gelli?
Tanto è stato scritto e mal scritto. Non produrrò nessun film su Licio Gelli, l’Italia non è pronta, nelle mente di molti sembrerebbe il mero esempio di un’insana propaganda politica. Desidero ricordarmi Licio per quello che è stato per me, un’ispirazione umana, Premio Nobel per la letteratura, uomo di grandissima conoscenza che mi ha aperto la sua casa, i suoi archivi, che mi ha permesso di crescere.

 

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