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Milena Mancini

«Non sono mai stata diplomatica né imparerò ad esserlo»

Intervista all’attrice, recentemente in scena con “Uno zio Vanja” e prossimamente al cinema con “La terra dell’abbastanza”

di Maria Lucia Tangorra

 

Qual è la peculiarità della vostra versione di “Zio Vanja”?

Secondo me tutto è racchiuso nel titolo, “Uno zio Vanja”, quasi a voler indicare che si tratta di una possibilità – la nostra – tra le varie che si sarebbero potute realizzare, scegliendone di fare un adattamento moderno (curato da Letizia Russo). Non c’era nessuna pretesa, ma tantissimo amore nei confronti di Anton Čechov.

Che taglio avete voluto conferire alla sua Elena?

Lei è sempre stata considerata una “tinca”, come si dice tecnicamente a teatro perché era vista come l’annoiata della situazione, la bella ma non profonda, invece la Elena che abbiamo voluto rappresentare è molto sensibile e intelligente – così come viene detto sia nell’originale che nell’adattamento e, a mio parere, questi due elementi non sono stati mai sottolineati. [Sorridendo afferma] ho immaginato che dormisse molto poco per le nottate che le fa passare suo marito, per cui è appesantita probabilmente da una mancanza di sonno, però non manca mai di sensibilità. È una donna che combatte contro la sua esteriorità; cerca di proteggere Sonja, però poi “cade” in un bacio con Astrov. Lei asserisce: «io mi ero veramente innamorata», ma nonostante questo resta ligia ai propri principi.

 

Ufficio Stampa Milena Mancini: Factory4

 

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