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MOISÈ CURIA – «Devo tutto all’amore di mio padre»

La carriera di Moisè Curia è un lungo viaggio con suo padre con la loro 500 Fiat verso i sogni che si concretizzano. Il giovane attore è uno dei volti giovani del nostro cinema e della nostra tv. Con riservatezza, occhi ben aperti verso il mondo e la voglia di scoprire cose sempre nuove, ci fa scoprire la sua carriera e tutto ciò che da ora in poi arriverà.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuto Moisè, debutterai alla regia dello spettacolo teatrale ‘Novecento’ tratto dal libro di Alessandro Baricco. Che effetto ti fa passare dalla parte della regia?

Questa storia mi appartiene molto per le vicende di vita vissute che ho avuto. Ho deciso di raccontare questa opera perché la sentivo molto vicina. Essere per la prima volta dall’altra parte e non in scena è una sensazione strana, ma soprattutto bella perché mi dà la possibilità di riflettere su quello che è il mio lavoro, su ciò che posso dare ad altri attori.

 

Hai da poco concluso le riprese della serie ‘Pezzi unici’ per la regia di Cinzia Th Torrini. Cosa puoi anticiparci del tuo personaggio?

Il mio personaggio sarà molto diverso da quelli interpretati fino ad ora. Interpreto un ragazzo che proviene da un passato di tossicodipendenza. Vive in una casafamiglia, il suo migliore amico perderà la vita e questo dolore sarà molto forte per il mio personaggio. Mi sono molto avvicinato al suo mondo, a ciò che provava. Lavorare con Cinzia è stato bello e faticoso allo stesso tempo. Cinzia mette a nudo la tua persona, l’artista che hai dentro. Bastava guardarci per capire cosa volevamo darci a vicenda. C’è stato un rapporto sincero.

 

Quanto è stato importante per te essere diretto e accompagnato dalle donne sui vari set che hai affrontato? 

Le donne hanno una sensibilità più spiccata, un modo di esprimere i sentimenti più diretto ed esplicito. Noi uomini, molto spesso, cerchiamo di fare i duri che possono avere tutto e non vogliono dimostrare nulla. Ho avuto l’occasione di lavorare sempre con grandi donne. Nel film ‘Abbraccialo per me’, recitavo accanto a Stefania Rocca e questa attrice ha tirato fuori una parte di me da figlio, dandomi la sua figura materna, quella figura che ci portiamo sempre un po’ dietro tutti.

 

La tua carriera è costellata da bei traguardi. Quali sono le consapevolezze che adesso hai? 

Sono cambiate tante cose, si ha la consapevolezza di raccontare un’emozione e fare in modo che quell’emozione può essere colta. Puoi avere il viso più bello del mondo, ma se non riesci a raccontare cosa si prova in quel momento, non ha senso. Quello che conta in questo lavoro è scoprire sempre un modo nuovo di poter raccontare te stesso, la tua vita, la tua arte. Nel nostro lavoro, nessuno ti può dire come si recita, non c’è una reale struttura di base. Ci sei tu e all’interno di te troverai sempre qualcosa di nuovo. Lavoriamo con noi stessi ed è bello sorprendersi come attori.

 

Hai fatto una lunga gavetta. Come hai vissuto i no che hai ricevuto?

Spesso, i ‘no’ mi hanno fatto male, ma quel male mi ha permesso di crescere e di capire cosa non andava. I ‘no’ ricevuti mi sono serviti per dire: questo è quello che non devo fare, questo è quello su cui devo lavorare. Mi sono demoralizzato, come capita a tutti, ma sono cresciuto e ho acquisito una consapevolezza maggiore di ciò che volevo essere e di quello che volevo raccontare. Se non ci fossero le porte chiuse in faccia, non cresceremmo mai. Il fallimento è adeguarsi ai sì, vivere per il ‘va tutto bene’. Nella vita non sempre tutto va bene. Mi hai raccontato di quanto sia stato importante il sostegno dei tuoi genitori nella tua vita, in particolare di tuo padre… Mio padre è stato una figura importante per la mia vita e per la mia carriera. Mi ha sempre sostenuto, nonostante le poche possibilità che abbiamo avuto, provenendo da una famiglia umile. Per ciò che poteva, mi ha sempre dato un aiuto. Quando ricevevo un ‘no’, mi diceva: non è ancora finita. Questo ‘no’, domani diventerà un ‘sì’. Papà mi ha sempre regalato un motivo di speranza. Mi ha sempre fatto capire che nonostante quello che lui non poteva offrirmi, c’era sempre la vita che poteva donarmi qualcosa in più. Ho voluto farcela in questo mestiere, non solo per me, ma anche per lui. Adesso, lui sorride per me e sogna attraverso i miei occhi.

Ph Davide Musto – Abiti Emporio Armani – Styling Sara
Castelli Gattinara di Zubiena Factory4 – Groomer Sandy
Giuffrida – Location Palazzo Firenze – Press office Factory4

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