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New York – La città dove si vivono sogni e si sognano vite

“Sentirsi sempre isolani, anche nella più alienante metropoli”.

di Tommaso Cartia

Scrissi così in una poesia contenuta nel mio primo libro e composta a New York, quando vi approdai, spinto da un’avventuriera incoscienza, quasi dieci anni fa, per inseguire un sogno, quel sogno che molti ancora chiamano the American Dream. E anche se oggi viviamo in un tempo storico che sembra voler far assopire quel sogno, io lo sento ancora vivo. Non avevo infatti idea al tempo che quel sogno sarebbe poi diventata la mia vita. Dovevo forse ricordarmi che buon sangue non mente, e che quel cuore da migrante che aveva spinto mio nonno a salpare dalla Sicilia verso il “nuovo mondo”, a bordo del suo peschereccio, batteva forte dentro di me. Mio nonno spese tutta la sua vita pescando i doni più lussureggianti degli abissi per regalarli alle nostre tavole imbandite. Ed anche io mi sono sempre sentito un pescatore, un pescatore di vite, un pescatore di storie che riporto alla luce nei miei canti, attraverso le mie parole. Da anni ormai mi occupo di “cantare” le storie della bellezza del nostro paese in una delle più cosmopolite ed elettrizzanti metropoli al mondo. Non dobbiamo dimenticarci però che anche Manhattan è un’isola, una terra di passaggio, dove tutti approdano, arricchendola ogni giorno di una sfumatura in più, di una eccellenza in più, di una sfida in più. E in questa isola dalla giungla di cemento, non convivono solo etnie provenienti da tutto il mondo, ma anche un tempo indefinito, dove tradizione e modernità si fondono continuamente per costruire futuri possibili. Come il clima newyorchese che passa dal sole più torrido al freddo e alla pioggia più intensi in un secondo. E non potrebbe ricordarmi più da vicino la mia Sicilia, in questo sentimento di continua, creativa, trasformazione. Forse è per questo che l’eccellente creatività italiana splende come una stella sotto il cielo newyorchese ed è leader nel settore dell’arte, della moda, del design, della cultura e del cibo. È bellezza che diventa business ed è un business della bellezza.

Tommaso Cartia. Photo Credit: Shushu Chen Location: NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò

Si dice che i Siciliani, come tutti gli isolani, si riconoscano istintivamente ancor prima di presentarsi, probabilmente perché si sentono sempre appartenenti l’uno all’altro perché appartenenti a una terra che è un mondo a parte, dal quale è difficile scappare e nel quale è difficile ritornare una volta partiti. Quando incontrai per la prima volta Giuseppe Savarino, il Direttore Creativo di Red Carpet Magazine, ad un evento di presentazione presso il Consolato Generale d’Italia a New York, riconobbi immediatamente l’appartenenza a quel mondo comune. Appena lo sentii parlare di Red Carpet e della sua Sicilia, andai immediatamente sul sito del magazine dal mio i-phone. Una scorsa veloce alla pagina che si tradusse in una scossa elettrica e in brividi a fior di pelle, pensai immediatamente: “sarebbe interessante condividere con loro le storie della mia Italia newyorchese”. Oggi quei brividi a pelle si stanno per trasformare in qualcosa di molto più concreto ma di non meno adrenalinico: il primo supplemento di Red Carpet Magazine New York, che offro ai lettori con tutto il mio più genuino entusiasmo. Ringrazio davvero di cuore il Direttore Editoriale Umberto Garibaldi, ed il Direttore Creativo Giuseppe Savarino, per la fiducia e per questa grande opportunità.

Vi invito a salpare con me verso questa nuova avventura, lungo il prestigioso tappeto rosso che ha sempre legato a doppio filo l’Italia e la Grande Mela.

Per vivere sogni e per sognare vite.

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