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NICOLA CALÌ

L’attore camaleontico e superlativo Nicola Calì interpreta il ruolo di Totò Riina nel film ‘Il Traditore’ di Marco Bellocchio. Il film è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes ed è già diventato un cult del cinema italiano. Sono undici le nomination ai Nastri D’Argento 2019 che il film di Marco Bellocchio ha ottenuto e comprendono oltre che miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista Pierfrancesco Favino che interpreta Tommaso Buscetta, Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane migliori attori non protagonisti.

di Umberto Garibaldi

Benvenuto Nicola. Da pochi giorni è stato presentato al Festival di Cannes il film ‘Il Traditore’, che emozione hai provato?

Descrivo Riina come un personaggio enigmatico, nonostante come quasi tutti, credevo di sapere moltissimo su di lui. Ma cercando di interpretarlo nel modo più credibile che potessi, ho capito che non era così. Soprattutto nelle parti in cui Marco mi ha chiesto di essere taciturno ho scoperto dentro di me un silenzio carico di dolore e distruttività che mi ha molto provato. Tanto che me lo sono portato a spasso anche per un mese abbondante dopo la fine delle mie riprese.

Il tuo ruolo è quello di Totò Riina, come descriveresti questo personaggio?

Interpretarlo è stato al contempo semplice e complicato. Semlice perché mi sono basato su dei dati elementari come la volontà di potere assoluto e la protettività nei confronti del proprio nucleo familiare ed in più avevo già interpretato personaggi simili a teatro, innanzitutto “Malacarne” tratto dall’omonimo romanzo di Giosuè Calaciura e “Due per due” da me scritto e diretto ed altri ancora; complixcato perché trattandosi di un personaggio di un’estrazione sociale totalmente diversa da quella mia, ogni giorno di ripresa cercavo di capirlo meglio, fino ad una maniacalità che -probabilmente- mi ha accomunato allo stesso Bellocchio, regista perfezionista fino in fondo.

Un personaggio del genere prima di interpretarlo si deve giudicare?

Quando si cerca di fare un buon lavoro (e questo cerco di attuarlo da quando ho acquisito un metodo efficace, vale a dire da circa venticinque anni), non ci si può fare condizionare dalle proprie opinioni o giudizi morali. Naturalmente amo uno stile di vita diverso da quello di un boss corleonese e non approvo quasi nulla di quello che la storia recente attribuisce a Totò Riina, ma il mio compito in questo film era quello di interpretarlo in modo credibile, non di giudicare quello che ha fatto. Un compito davvero ingrato, ma legato ad un progetto artistico (ed anche civile) davvero importante. Quindi, va bene così.

Cosa rappresenta per te il film ‘Il Traditore”?

Il film “Il traditore” è stata per me un’esperienza eccezionale ed un’occasione unica per essere parte di una pellicola memorabile. Ho dato e ricevuto in abbondanza da Marco e da tutta la squadra di questo film. E, non dimentichiamolo, dalla mia impagabile agente Valentina Calabrò (VyP Talent Agency), che mi ha sostenuto a distanza in tutto il percorso, dai tre provini che hanno reso possibile la mia partecipazione al film, alle riprese fino al mio debutto al Festival di Cannes.

Cosa rappresenta per te, invece, il tradimento?

Il tradimento per me è sempre un problema, specie se si tratta del tradimento di sé stessi e dei propri valori. Concordo con Marco, quando dice che è comunque un’opportunità da cogliere per crescere. Tuttavia, credo sia un vicolo cieco da cui si fatica sempre ad uscire.

Lavorare con un regista come Marco Bellocchio: che effetto fa?

Mi ripeto fino alla noia: Marco è un uomo, un artista ed un professionista di primo livello. Ho imparato da lui quando mi dava indicazioni ed ancora di più (specie perché sono anche io regista), quando l’osservavo al lavoro su tutto il set. Mi auguro di trovarmi presto in un suo progetto artistico. E, per quanto possa sembrare curioso, è tutt’altro che scontato che ciò avvenga.

Che atmosfera si respirava sul set?

L’atmosfera che si respirava sul set, era legata (com’è logico) alle scene che si giravano di volta in volta. Ricordo con grande entusiasmo le riprese iniziali che hanno coinvolto moltissimi di noi, in tutte le componenti ed anche le altre: in particolare le riprese di Rebibbia, con la scena del confronto fra Riina e Buscetta, fino a quelle in Germania, dove abbiamo girato le scene carcerarie. Sempre grandissima professionalità di tutti e sempre uno stimolo continuo a dare il massimo. senza risparmiarsi.

E adesso cosa c’è in programma per te, Nicola?

Adesso per me si apre ogni possibilità. Almeno in teoria. Quest’anno sto lavorando su “Sikaniae” un testo teatrale da me ideato, interpetato e diretto, con testi scritti da me e dal mio amico Dario Tomasello (che ha cucito sul sottoscritto otto brani diversi. Ho anche in animo di realizzare quest’estate alcuni laboratori teatrali, a partire da giugno.) In più sono pronto a partire su un progetto ideato da Carmelo Picciotto, presidente della confcommercio di Messina, teso a valorizzare i monumenti di Messina. Ma la vera speranza è quella di realizzare un film di lungometraggio tutto mio. Ne ho già scritti un paio. Sono in attesa di trovare la produzione giusta.

Si ringrazia l’agenzia VYP TALENT AGENCY di Valentina Calabrò

www.vyptalentagency.com e info@vyptalentagency.com

 

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