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Nicola Nocella

«Il coraggio senza paura è incoscienza»

Intervista all’attore candidato al David di Donatello 2018 per la sua interpretazione in “Easy – Un viaggio facile facile”

di Francesco Del Grosso

 

Dove, come e quando è scoccata la scintilla per la recitazione?

Probabilmente in IV° Liceo, quando la mia classe venne trasferita nel 1999 da una seda a un’altra, all’interno della quale c’era un Auditorium. All’epoca ero un ragazzino abbastanza esuberante, cercavo qualcosa per esprimermi e la trovai nel teatro. Fino a quel momento non avevo avuto nessuna esperienza, di conseguenza quella rappresentò una vera e propria novità. Partecipai al primo spettacolo teatrale della storia del Liceo di Ruvo di Puglia, il comune alle porte di Bari dove andavo a scuola, situato a una manciata di km dal paese dove abitavo, ossia Corato. Quando iniziai a rendermi conto che non si trattava di un mondo distante anni luce lontano da me, a sentire l’adrenalina quando stavo sul palcoscenico e a vedere le reazioni positive da parte del pubblico nei confronti di ciò che facevo, allora ho cominciato a credere che quella fosse la strada giusta da percorrere. Lì scoccò la primissima scintilla, anche se il mio non è stato un vero e proprio colpo di fulmine, perché di scintille negli anni ce ne sono state tante e piccole, alcune delle quali successive a cocenti delusioni come i mancati ingressi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e allo Zelig di Milano.  Rifiuti bruschi, ma che invece di farmi desistere mi hanno spinto ancora di più a proseguire lungo quella strada. Poi finalmente sono stato ammesso al Centro Sperimentale e al termine del primo anno mi sono reso veramente conto di cosa significasse fare l’attore, entrando a contatto con la tecnica della recitazione, con la ricerca della verità e con la sottrazione. Di fatto, la mia è una storia d’amore che si è costruita passo dopo passo.

In questo percorso ho trovato anche il sostegno pieno dei miei genitori e dei miei nonni, mentre per il resto della famiglia, inizialmente, quella di fare l’attore appariva come una sorta di volo pindarico, perché quando entrai al C.S.C. mio padre era disoccupato a causa del crollo della Parlmalat. Fu devastante per tutti, in primis per lui, ma non mi impedì di provarci, a patto che io studiassi. Io e loro abbiamo dovuto fare moltissimi sacrifici all’epoca, ma ne è valsa la pena.

 

Agenzia: Service Cast Artistico – CSC

 

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