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NICOLA SANTINI – RITOCCHINO SÍ, RITOCCHINO NO? RITOCCHINO SHHHH!»

Non un tabù, non più, ma nemmeno argomento da salotto

Quando c’è in ballo la medicina estetica dire che esistono due scuole di pensiero è dir poco. La forbice è talmente aperta che le spaccate della Carrà a confronto sono i piedini giunti di una sartina a cottimo. Mi spiego: da un lato ci sono quelle (e quelli, ahimé) che si presentano ad un appuntamento con le labbra che arrivano quindici minuti in anticipo, ma sostengono di non aver fatto niente, dall’altro chi non vede l’ora di mostrarti miracoli (non sempre sostenibili) dell’ultima botta di vitamine sottocute con il consiglio, mai richiesto, di farti un giro dal guru di turno anche tu.
Chi ha ragione e chi ha torto? Nessuno! Perché se le regole sono fatte di assoluti, quando c’è di mezzo l’arte del bien vivre e se proprio vogliamo tirare in ballo il bon ton, è nelle sfumature che si ritrova la risposta giusta per ogni occasione.
Certo è che chirurgia, ritocchi e compagnia varia non sono mai elegantissimi come argomento di conversazione, quindi, per intenderci, nel vedere un’amica ringiovanita nel giro di un week end la prima domanda da fare non è mai “da chi sei stata, cosa ti sei fatta”, ma rimaniamo sempre sul very british “come stai?”, che, se poi proprio una vuole, può iniziare a snocciolare qualche segreto di pulcinella.
Per i ritocchini in termini di bon ton valgono le stesse regole che si applicano per la salute: l’iniziativa la prende chi ne può parlare, non si chiede mai. La conversazione a riguardo non deve esser mai un dibattito pubblico, deve quindi essere breve, essenziale e rimandare a chi ne sa meglio di noi: esser stato un ottimo paziente non fa di nessuno un primario, al massimo con discrezione, chi proprio muore dalla voglia di passare dalle stesse mani, chiederà un contatto, dopodiché al resto ci penseranno gli addetti ai lavori.
Perché se c’è un bon ton che riguarda l’estetica è quello che comanda a noi tutti di farci aiutare a riprenderci la nostra faccia, se il tempo è stato poco generoso, non certo la faccia di un altro. Vale in salotto, e vi prego, anche in sala operatoria.

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