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NICOLA SANTINI – «Io che non vivo più di un’ora senza tè»

Irriverenza e bon ton possono convivere nello stesso mondo, questione di dosaggio, complice l’ironia.
Nicola Santini è come lo vedi. Senza filtri, fronzoli nel look, come nel modo di parlare. Ricercato nei dettagli, essenziale nella sostanza, è uno che non le manda a dire. E questo “è il maggior pregio ma anche il peggior difetto. Saper tacere al momento giusto è una regola che insegno, ma non applico sempre. Non quanto dovrei”.
Lontano dalle mondanità e dai red carpet, quando gli abbiamo proposto di scrivere per noi ha accolto la sfida con entusiasmo: “l’unico Red Carpet da poter falcare anche in vestaglia da camera”. Ed è così che avremmo voluto che ci accogliesse, in una mattina di fuoco nell’ultima fashion week milanese, per raccontarsi ai nostri lettori, prima di tenerci compagnia di numero in numero a colpi di bon ton. Ma niente: è già in abito blu e t-shirt bianca, la sua divisa 365 giorni l’anno, alla quale alterna jeans e golf sempre rigorosamente blu. “La Moda è bella perché passa: io ho un metabolismo troppo lento per starci dietro. Voglio aprire l’armadio anche al buio ed essere sempre me stesso”.
A darci il benvenuto alle porte della sua casa di Milano sono i due chihuahua neo arrivati: Ettore e Svevo, bianchissimi e minuscoli, battezzati in nome di un’autore e poeta del cuore che amò la sua città adottiva, Trieste. Ci offre un té al gelsomino: “è il mio preferito, ne bevo due litri al giorno. E poi vado a letto”. Con più teina in corpo della Regina Elisabetta, sostiene di dormire 12 ore al giorno: “è il mio sport preferito e un mio bisogno da sempre”. Nelle altre ore vive, in un concentrato di tv, aule scolastiche dove insegna bon ton nel mondo degli affari, redazioni, cucine e gallerie d’arte: “le mie passioni più grandi”.
Tracciarne un ritratto non è semplicissimo in poche righe: nello stesso giorno vive la vita di 3 persone, senza tempi morti. Ci proviamo con una raffica di botta e risposta. Alle 10 è alle prese con la consegna di una casa di cui ha curato gli interni, alle 14 è davanti alle telecamere di Detto Fatto su Rai 2, alle 16 riparte per Trieste dove l’indomani lo attendono gli studenti dello Ial, dove insegna bon ton internazionale. Abbiamo 10 minuti in tutto, tempo stimato per la lettura di questa intervista.

di Giuseppe Savarino

Da 15 anni sei riconosciuto come il massimo esperto di bon ton nel nostro Paese e non solo. Questa etichetta cosa comporta?
Comporta una presa di coscienza che è la guida del mio quotidiano. Etichetta senza sostanza uguale nulla. Cerco di dare il buon esempio così da far passare il messaggio che i modi sono più importanti delle mode. Le mode passano, i modi restano… Non è mica sempre vero.
Spiegati meglio.
I modi si adattano spesso al costume. Ciò che era intollerabile negli anni 50, oggi è parte del quotidiano. Un tempo un gentiluomo non avrebbe mai messo scarpe marroni in città. Oggi al massimo ci ricordiamo di non metterle la sera e comunque non si scandalizza nessuno.
E a te cosa fa scandalizzare?
I venditori di fumo e i creduloni. Nella stessa misura.
Altro esempio?
Di questa epoca non invidio chi si lascia abbindolare dal fenomeno degli influencer di professione. In termini di scandalo trovo scandaloso che tra questi ci siano Marketing Manager, CEO, capitani d’azienda.
Ce l’hai con gli influencer? Non fanno bene a cavalcare il momento? Ogni epoca ha i suoi…
In un’intervista sullo strapotere delle top model negli anni ‘90 su cui sono inciampato su you tube, ho avuto modo di ascoltare una allora giovanissima Carla Bruni nel pieno del suo successo che ridimensionava il fenomeno: fece l’esempio dei tennisti, che precedettero lei e le sue colleghe nell’immaginario collettivo. Ma trovo che almeno all’epoca ci fosse qualcosa di più tangibile nella conversione tra il glamour della passerella e il fatturato da esso indotto. Faccio fatica a pensare che i clienti di Land Rover vendano un portachiavi in più grazie ai follower di Mariano Di Vaio, non per questo individuo in lui un venditore di fumo. Ma certo l’associazione di certi marchi a certi volti noti dei social che si inventano la vita di giorno in giorno in base al miglior offerente è quanto di più aberrante possa capitarmi ad ogni scroll.
Quindi una regola di bon ton per i social?
Se proprio dovete fatturare grazie ai follower del Bangladesh, premuratevi almeno di conoscerne la capitale!
Come vedi l’evoluzione dei media?
Più che di evoluzione credo sia prioritario cercare di parlare di mantenimento della specie. Inizierei a cercare forme di vita e di comunicazione off line. E lo dico mentre i miei due telefoni nel giro di un quarto d’ora si sono illuminati circa 30 volte per comunicarmi notifiche prioritarie.
Predichi bene e razzoli male anche tu?
Cerco di regolarmi più che dare delle regole. Che è anche la formula del bon ton 3.0. Ci sono cose che ci disturbano ma che ci semplificano anche la vita. L’importante è che non ci rendano dipendenti.
Qual è la cosa off line di cui sei dipendente?
L’arte contemporanea.
Fai nomi e cognomi, così capiamo il tuo stile…
Pino Deodato, Giacomo Piussi, Lorenzo Lazzeri, Tatiana Brodatch, Roberta Busato, Fabio Peloso, Filippo Ciavoli Cortelli, Della Clà, Andrea Collesano, Paolo Ceribelli, Alessandro D’Aquila, Nicola Bertellotti, Massimiliano Pelletti, Maurizio Baccili, Massimo Kaufmann, Cristina “Crisu” Corradi.
E tra gli architetti?
Roberto Palomba e Ludovica Serafini, Samuele Brianza, Paolo Badesco, Marco Parmeggiani e il mio omonimo, Nicola Santini, con studio a Firenze.
Una icona di stile contemporanea?
Almeno Quattro: Maria Giovanna Maglie, Albertina Marzotto, Susanna Orlando, Rosalba Piccinni.
E tra gli uomini?
Carlo Spallino Centonze. Non ne sbaglia una.
Tra le grandi famiglie italiane conosciute nel mondo, qual è secondo te la più elegante moderna e rappresentativa?
I Frescobaldi. Lamberto ed Eleonora con i loro figli.
La cucina, altra tua passione. Qualche nome da mettere in agenda?
Nicola Cavallaro “Un posto a Milano”, Rosy Chin “Yokohama”, Michele Marcucci “L’enoteca Marcucci”, Filippo di Bartola ”Filippo Mud” a Pietrasanta, Babingtons a Roma, Mauro Santini “Ariston Beach” il ristorante di famiglia a Lido di Camaiore.
E della moda cosa ci dici?
Trovatevi un sarto che adatti la moda a voi e non viceversa.
A modo tuo sei un influencer anche tu. Hai stile da vendere…
Solo che non è in vendita!

 

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