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NINO FRASSICA – «Il bar del paese è stata la mia palestra di attore»

Nella sua ventesima edizione il Festival del Cinema Europeo di Lecce ha dedicato un’attenzione particolare ad alcune delle figure più rappresentative della commedia italiana. Tra quelle presenti c’era anche Nino Frassica, il popolarissimo attore siciliano volto noto del piccolo e grande schermo che abbiamo incontrato nel corso di una press conference alla kermesse salentina, laddove è stato insignito dell’Ulivo d’Argento alla carriera.

di Francesco Del Grosso

Come è nata la rubrica a “Che fuori tempo che fa” e da cosa prende ispirazione?
Fabio Fazio mi voleva come ospite fisso nella sua trasmissione e da qui è nata l’idea di “Novella Bella”, una rubrica comica che dura generalmente dai sette agli otto minuti. Prendo ispirazione da quello che mi accade intorno ogni giorno, ma in realtà non invento niente, piuttosto ironizzo su cose, eventi e personaggi, mettendoli alla berlina. Non si tratta però di satira, ma di battute, racconti assurdi e accostamenti impensabili tra personaggi noti. Un modo di narrare le cose e di creare situazioni, questo, che viene dal passato, quando da ragazzo trascorrevo interi pomeriggi al bar del mio paese per osservare e ascoltare i discorsi della gente. Quella è stata la mia vera palestra di attore. Ho pensato che bastasse rielaborare ciò che scorreva davanti ai miei occhi semplicemente teatralizzando il momento vissuto, così da ottenere un effetto comico.

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento?
Con il tempo ho raffinato quel modus operandi di cui ti parlavo e l’ho trasformato in un mestiere grazie allo studio. Poi c’erano anche dei punti di riferimento ai quali ho attinto a piene mani: dalla storica trasmissione radiofonica “Alto gradimento” alla coppia Cochi & Renato, passando per la comicità milanese e la potenza della farsa napoletana. Mi ispiravo moltissimo a quel tipo di humour.

Oltre al bar del paese, quali sono state le altre palestre dove ti sei formato?
La nascita delle emittenti private negli anni Settanta è stata fondamentale per chi come me abitava in un piccolo paese della provincia di Messina e non si sognava minimamente di potere fare la radio, tantomeno la televisione. Di fatti, la radio privata è stata la “finestra” che mi ha permesso di affacciarmi nel mondo dello spettacolo e di fare le prime esperienze sul campo. Nello stesso periodo ho provato a fare cinema a Roma, ma mi offrivano qua e là qualche posa. Nulla di più. Per cui sono tornato a Messina arrangiandomi con spettacoli di cabaret e presentando eventi dal vivo, sino a quando è arrivata la svolta con Renzo Arbore e le sue trasmissioni radiofoniche e televisive, tra cui “Quelli della notte” e “Indietro tutta!”.

Come mai al cinema hai avuto più difficoltà rispetto alla radio e alla televisione?
L’assurdo piace ma a pochi, per cui il genere surreale non ha mai avuto molta presa sul pubblico italiano, che ha sempre preferito quel tipo di comicità popolare e immediata come la farsa, la parodia o l’umorismo facile che si è soliti trovare ad esempio nelle commedie natalizie. Di conseguenza, il fatto che il mio humour tendesse verso l’assurdo e l’esordio sul grande schermo da protagonista con “Il Bi e il Ba” di Maurizio Nichetti si basassero proprio su quel tipo di comicità ha certamente ostacolato il percorso. Quel film era una vera e propria overdose di surrea-lismo e la gente non era preparata al quel modo di cercare la risata. C’è comicità e comicità, forse la mia è più adatta alla televisione che al cinema. Ma non mi posso lamentare perché di cose nella mia carriera ne ho fatte, anche se ritengo di essere in credito con il cinema dove avrei potuto dare e fare di più.

Lavorativamente parlando, dove ti trovi più a tuo agio?
Sono un comico di parola più che di movimento, per cui la mia preferenza va alla radio, dove mi sento veramente libero di sperimentare e dare sfogo allo humour surreale che prediligo. Libertà, questa, che non posso portare in televisione, in particolare nelle fiction che hanno dei limiti ben precisi. Faccio l’esempio di “Don Matteo” dove vesto i panni di un maresciallo dei Carabinieri e in quanto tale, anche se faccio ridere, devo comunque risultare credibile agli occhi dello spettatore. Poi ci sono le eccezioni come la serie in quattro puntate dal titolo “I fratelli Caputo” che sto girando in Puglia e che andrà in onda su Canale Cinque nella prossima stagione. Lì ho trovato quel tipo di comicità che tanto mi piace. Qui interpreto un personaggio fuori dagli schemi, un artista naïf che prova sempre con escamotage a sbarcare il lunario.

Credits Ufficio Stampa Festival del Cinema Europeo: Giovanna Mazzarella & Cristina Scognamillo con la collaborazione di Sara Valentino.

 

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