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OCCHIO DI BUE SUL TEATRO CHE “COSTRINGE” A SPECCHIARTI

Speciale su due spettacoli che hanno lasciato il segno nella stagione 2017-2018: “Freud o l’interpretazione dei sogni” diretto da Federico Tiezzi e “Uno zio Vanja” con la regia di Vinicio Marchioni

di Maria Lucia Tangorra

 

«L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è».

Abbiamo voluto esordire con queste parole (molto note) da “La prigioniera” (volume de “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust) poiché, questo viaggio – con relativo incontro dell’altro e il guadagno di nuovi occhi – è ciò che dovrebbe accadere in teatro.

Al di là del valore oggettivo dei lavori oggetto di questo approfondimento (non ce ne vogliano gli altri spettacoli, pur apprezzati, nel corso della stagione 2017-2018), “Freud o l’interpretazione dei sogni” prima (visto il 25 gennaio 2018 al Piccolo Teatro Strehler di Milano) e “Uno zio Vanja” dopo (visto il 28 gennaio 2018 al Teatro della Pergola di Firenze), ognuno per le proprie peculiarità, hanno smosso delle corde molto profonde, punti su cui ancora ci si può interrogare – e anche per questo, lungi da noi la pretesa di essere esaustivi – e che continueranno a “costringere” a guardarsi dentro.

Per quanto sia implicito e valga per qualsiasi spettacolo, o film, ancor più in questi due casi la visione diretta è consigliata. Ci auguriamo che “Freud o l’interpretazione dei sogni” possa essere ripreso, mentre sappiamo già che “Uno zio Vanja” sarà in tournée nella stagione 2018-2019; ma andiamo a scoprirli meglio tramite alcune riflessioni personali e raccolte dalla viva voce di chi li ha ideati e/o interpretati.

 

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