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PANAREA – «Dolce vita all’aroma di malvasia»

di Umberto Garibaldi
Fotografie fornite dall’Autore

La più piccola, la più mondana, la più snob. Presa d’assalto dalla gioventù dorata, ben dotata di carte di credito che passa i pomeriggi sugli yacht ancorati in rada, davanti a Cala Zimmari o a ridosso di Dattilo, a ballare sul ponte di prua a ritmo di musica techno, bere Dom Pérignon ghiacciato e farsi gavettoni usando i tender. Oggi da me e domani da te, in un esclusivo inner circle.
Prima di ritrovarsi tutti quanti al tramonto per l’aperitivo sulla terrazza del Bridge Sushi Bar per le notti tempestate di vip alla discoteca del Raya, dove l’ingresso arriva a superare i 100 euro, e per il cornetto appena sfornato al Panea.
Ma Panarea non è solo l’isola delle cenette a lume di candela tra Melanie Griffith e Antonio Banderas, dei blitz di Mike Tyson, del finto relax di Kate Moss, dei party sfrenati con le starlette della tv, delle passeggiate romantiche tra le viuzze buie di Drautto e dei gruppi chiusi che squadrano chi arriva con i barconi delle gite organizzate. Se evitate i periodi più affollati, scoprirete un’atmosfera accogliente, quasi familiare, una natura non ancora massacrata dagli abusi edilizi e un mare da incanto con mille sfumature, dal verde smeraldo delle baie al bianco dei giorni di foschia e bonaccia, fino al blu più intenso quando soffia impetuoso il ponente. Insenature deserte e isolotti da raggiungere con un semplice gozzo o un gommone, fondali spettacolari da esplorare in apnea o con le bombole. Imperdibili le acque turchesi e quasi sempre riparate di Cala Junco, forse il luogo più fotografato delle Eolie, specie dal promontorio di Capo Milazzese, sede di un villaggio dell’età del Bronzo. Ma anche tutta la costa, a picco sul mare e frequentata solo da gabbiani e falchi della regina, che arriva fino allo scoglio La Nave, si presta benissimo allo snorkeling e alla pesca subacquea. I veri gioielli di Panarea sono comunque gli isolotti che ha davanti, una sorta di arcipelago nell’arcipelago. Grandi come Basiluzzo o semplici scogli come i Panarelli e le Formiche, salgono da uno stesso basamento sottomarino, caratterizzato da curiosi fenomeni eruttivi che fanno ribollire l’acqua. Nuotare nel breve stretto che separa Lisca Bianca da Lisca Nera, oppure immergersi alla Secca dei Pesci per il passo delle ricciole o alla ricerca del relitto del cargo britannico affondato al largo di Lisca Bianca su un fondale che digrada dai -25 ai -40 sono esperienze fantastiche. Ma per sentirsi in paradiso basta cullarsi su un’amaca all’imbrunire, con un bicchiere di Malvasia di Salina in mano e gettare uno sguardo distratto verso le barche che tornano in porto, con lo Stromboli sullo sfondo, che fuma ed erutta lapilli.
Allora, libando un po’ di quel nettare ambrato che piace tanto agli dei, supplicherete le divinità qui di casa, Eolo ovviamente in primis, di non farvi più partire dall’antica Hikesia.

 

 

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