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PAOLA MINACCIONI – «Voglio dare un senso alla vita»

Descrivere l’arte di Paola Minaccioni e quel talento reale che ti strappa un sorriso sembra quasi difficile. Paola Minaccioni ha dentro di sé uno scrigno di ricchezze e verità che hanno bisogno di tempo e dedizione per essere accolti e descritti come meritano. Valori di una vita e di un tempo che sa passare, valori e certezze che definiscono Paola Minaccioni come attrice, ma soprattutto come una persona non più figlia, ma padrona di ogni sua libertà.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuta Paola, sei a teatro con lo spettacolo “A testa in giù” insieme ad Emilio Solfrizzi. Come descriveresti questo progetto?

“A testa giù” è una commedia nazional-popolare, moderna e raffinata. Questo progetto ha dei meccanismi classici di comicità, però nei contenuti e nello sviluppo psicologico dei personaggi ha una grande modernità.

In questo progetto si descrive nel profondo il rapporto tra uomo e donna. Che idea ti sei fatta di questo rapporto fatto di incontri e scontri tra i due mondi?

Gli uomini sono adorabili, magnifici, insostituibili e necessari, ma sono pur sempre degli uomini. Bisogna avere pazienza e amare gli uomini per ciò che sono. Credo che sia sbagliato idealizzarli. D’altronde, non è colpa nostra, ce lo raccontano fin da piccole che, prima o poi, arriva questo principe azzurro e ci salva. Invece no, il principe azzurro arriva, ma devi averne cura. Devi arginare le debolezze dell’uomo.

Come descriveresti Isabelle, il tuo personaggio?

Isabelle è una donna che riesce a contestualizzare le debolezze del marito invece di sentirsi una donna abbandonata e fragile. Lei conosce l’animo umano. Fa in modo che la crisi coniugale sia un rinnovamento energetico tra di loro e non una rovina.

Hai recentemente vinto il Premio Satira 2018. Mi ha molto colpito ciò che hai affermato in un’intervista: Finalmente se ne sono accorti! 

Sai, faccio questo mestiere da quando sono nata. Mi viene tutto così naturale. Quando ricevo dei riconoscimenti nel mio ambiente realizzo che ciò che faccio è un lavoro pubblico. Per me, il mio mestiere è qualcosa di artigiano, di normale. Lo faccio da sempre. Mi viene da dire: Ogni tanto se ne rendono conto. Ci sono i media, le istituzioni e i giornalisti che riconoscono i miei impegni.

Cosa significa e cosa rappresenta per te, adesso, recitare a teatro?

Per me recitare a teatro significa dare un senso alla mia vita. A teatro mi diverto tanto e mi sento padrona del palco. Ho un rapporto diretto ed esplicito con il pubblico. Il pubblico teatrale non perdona, quando sei a teatro non puoi fingere. Per assurdo, quando reciti dal vivo fingi, ma devi esserci totalmente, devi funzionare. Non è possibile innamorarsi di un personaggio che pubblica soltanto foto sui social. Sui social siamo tutti belli, perfetti, felice e nei posti più belli. Ma quello è un attimo di finzione che ti crei. Invece, a teatro non puoi scappare. Sono nata a teatro ed è il posto in cui mi sento a casa.

Sarai nel film “Tutta un’altra vita” di Alessandro Pondi. Cosa puoi anticiparci di questo progetto?

Lavorare con Alessandro Pondi è stata una bellissima scoperta. Alessandro, non solo come sceneggiatore, ma anche come regista, è davvero interessante. Credo che Pondi farà la sua strada e metterà le basi per una nuova commedia all’italiana. Scrive storie popolari, ma raffinate nello sviluppo dei personaggi. Nel film interpreto la moglie di Enrico Brignano. Pur amandoci, siamo una coppia spenta che vive la difficoltà della vita quotidiana. Ho amato sviluppare il mio personaggio. Ci sono anche delle scene drammatiche molto belle che abbiamo realizzato. Il mio personaggio è un personaggio comico, ma reale.

Chi senti di dover ringraziare per il percorso artistico che ti ha portata fin qui?

Penso subito ai miei genitori. Sono nata in una famiglia reduce dalla guerra, con un grande istinto alla sopravvivenza. Mia madre era la tipica romana che, quando eravamo al supermercato, mandava me e mia sorella avanti quando c’era la fila alla cassa. Chiedevamo alle persone di passare, i signori ci dicevano di sì e poi arrivava mia madre con tutto il carrello della spesa! (ride, ndr.)

Sono nata in una commedia all’italiana. Sono cresciuta nella follia e sono stata forgiata. Penso anche a mia nonna che imitava le ballerine del Brancaccio. Mio padre era la persona più simpatica. Credo che in famiglia nasca tutto. I traumi ti fanno essere te stessa, nel bene e nel male. Tutto ciò che vivi ti spinge a fare le cose che fai. Io sono salita su un palco, sono diventata un’attrice, sono scappata lontano. Bisogna saper valutare i traumi. I traumi aiutano a vivere, aiutano a trovarsi.

Hai perso entrambi i tuoi genitori e mi hai raccontato di essere consapevole di non essere più figlia.

Sì. Sai, penso che i miei genitori siano soltanto andati dall’altra parte. Sono in un’altra dimensione che tutti noi dobbiamo raggiungere. Ho pensato che gli anni passano, che non sono più una figlia e che voglio liberarmi di tutte le mie paure, tutte le mie insicurezze. Voglio essere fino in fondo quello che voglio, senza più dubbi. Quantificare la propria vita in numeri sicuramente aiuta. Ti rendi conto di ciò che manca. Non credo alle pubblicità che ci raccontano e promettono che saremo sempre giovani.

 

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