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Paolo Sassanelli

«I miei più grandi insegnanti sono i bambini»

Intervista al regista e attore, in sala con la sua opera prima dal titolo “Due piccoli italiani”

 

di Francesco Del Grosso e Maria Lucia Tangorra

 

Il grande pubblico ha imparato a conoscerlo e amarlo nei panni di Oscar Nobili in “Un medico in famiglia” (la fiction Rai che tanto ci ha accompagnato), ma Paolo Sassanelli ha un curriculum costellato di titoli in cui ha profuso energia sin dagli esordi teatrali a fine anni ’70 – inizi ’80. Talento, simpatia e ironia, senza dimenticare lo sguardo critico sulla realtà (nell’accezione più costruttiva del termine) sono qualità che emergono subito guardandolo all’opera e avendo il piacere di chiacchierare con lui.

Alla nona edizione del Bif&st – Bari International Film Festival è stato presentato il suo esordio dietro la macchina da presa, “Due piccoli italiani”, che lo vede protagonista insieme a Francesco Colella e Rian Gerritsen.

 

Partiamo dalla fine. Pensando al titolo originale della tua opera prima, inizialmente battezzata “La vita ti arriva addosso”, quando hai provato questa sensazione nel tuo percorso?

Quando per la prima volta a diciott’anni sono andato in Germania. Fu la curiosità di vedere da vicino cosa accadeva in un Paese che mi aveva sempre affascinato a portarmi lì. Si può immaginare come fosse Bari anni fa, ossia un posto bellissimo, dove si mangiava da Dio e si respirava bene. Tuttora è così, però le ragazze non erano poi così tanto disponibili.

Quando arrivai in Germania capii subito che esisteva un altro mondo dove le donne erano molto più generose e si facevano molti meno problemi di quelle di Bari o dell’area del Sud Italia e quella fu una sorpresa straordinaria [ride]. Da quel momento in poi la vita ha iniziato ad arrivarmi addosso e ho capito che prima di giudicare un posto o un film bisogna sempre andare a visitarlo e guardarlo nel caso dell’opera cinematografica. Conoscere è una cosa importante perché la vita ti meraviglia e ti offre in continuazione sorprese. Da qui deriva la sensazione della vita che ti arriva addosso e quel titolo era perfetto per la mia pellicola d’esordio, ma non si distingueva da tanti altri titoli in circolazione, di primo acchito avrebbe potuto risultare il nome del tipico film da cinema italiano degli ultimi anni perciò ho preferito optare su “Due piccoli italiani”.

 

 

 

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