di Gino Morabito

«Io vendo le emozioni»

È l’italiano dalle origini straniere, almeno sul grande schermo; in Boris il regista René Ferretti, quello che, per fare in fretta, invitava gli attori a fare le scene “alla ca…o di cane”. Francesco Pannofino dà prova del suo talento con progetti audaci che spaziano dalla recitazione alla narrazione di eventi, dai documentari tivù ai programmi d’intrattenimento. Alla continua ricerca di nuove sfide umane e artistiche per “vendere” emozioni.

Il primo ruolo importante arriva a quasi cinquant’anni. L’idea che si potesse far bene, sia il doppiatore, sia l’attore, non era ancora contemplata.

Io facevo l’attore anche prima di Boris, poi con Boris è arrivato il successo. Meglio tardi che mai! Molti miei colleghi doppiatori, bravissimi, che sarebbero bravissimi anche come attori, non ci pensano proprio a uscire dalla stanza del doppiaggio.

Pannofino 06Quello del doppiatore è un mestiere complesso, bisogna avere un’attitudine particolare. È necessario il talento che ogni attore deve avere, ma anche una forte capacità di vivere ed interpretare le emozioni…

… Accanto a questo il doppiaggio ha una componente tecnica importante, spesso ignorata, che è costituita dalla gestione del lip sync e l’impostazione della voce. Si tratta di un’arte a cavallo tra altre arti: il teatro, il canto, la fonoacustica. Molti tecnicismi si devono imparare sul campo. Non esiste una scuola che possa formarti in maniera definitiva, è sempre come se fosse un lungo tirocinio.

Nella storia personale di Francesco Pannofino, un percorso professionale cominciato con l’incoscienza dei vent’anni.

Se avessi saputo allora tutta la trafila che mi aspettava, non lo so se l’avrei fatto. Ma a vent’anni è giusto avere una dose di incoscienza e provarci. Quando si è giovani, anche se una cosa non dovesse andar bene, c’è sempre la possibilità di un piano B.

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