di Gino Morabito

«Bisogna essere non i migliori, ma gli unici»

Una voce consacrata al successo e impermeabile a qualunque accento alieno da quello di Solarolo. Un linguaggio fatto di figli e compagni, di partenze e ritorni; il ricordo indelebile di quando gli amici la prendevano in giro perché si esibiva nei locali. Valigie, check-in, la ribalta mondiale e un futuro da disegnare sulla mappa dei desideri. Quella di Laura Pausini è piena di segni, fin da quando saliva le scale di casa per richiudersi la porta alle spalle e cantare bambina davanti allo specchio.

La musica è il riflesso della nostra vita.

Sarà sempre in evoluzione, i cambi generazionali porteranno continui mutamenti. Anche ora ne stiamo vivendo uno che ha degli aspetti fantastici e altri orrendi.

I lineamenti corrucciati, la voce spezzata dall’emozione, mentre si racconta.

Durante questo periodo di chiusura, invece di tirar fuori le mie inquietudini, mi sono chiesta se interessasse davvero a qualcuno che io cantassi ancora.

Una carriera costellata di successi e l’artista italiana famosa nel mondo si rimette in discussione e pubblica Io sì (Seen), il tema principale di “un film con il cuore e il cervello”.

Laura-Pausini-Red-Carpet-MagazineQuando si sposa questo tipo di progetto è necessario trovare anche un’affinità personale, riconoscersi nel messaggio. E io mi sono riconosciuta completamente in quello che il film racconta, entusiasmandomi all’idea di interpretarne il tema principale. Mettermi completamente a disposizione del film, mi ha fatto vivere un’esperienza che non avevo mai vissuto prima, un’emozione fortissima scaturita soprattutto dalla volontà di Edoardo Ponti di realizzare la canzone proprio in italiano.

La narrazione di uno di quegli incontri che possono cambiare la vita e, in certi casi, salvarla.

È una storia che racconta la diversità, il pregiudizio, l’abbandono, la solitudine, visti da due differenti punti di osservazione: gli occhi di Momo, un bambino senegalese di dodici anni che vive di furti e di piccoli espedienti nelle strade di periferia di una città italiana e che ha già imparato come va il mondo, e quelli di Rosa, una donna che ha patito gli orrori dell’Olocausto. Lei è impegnata nel sociale e si prende cura dei figli delle prostitute. Avrebbe molto da insegnare, invece sta cercando di apprendere ancora, attraverso la vita di quel bambino.

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