di Gino Morabito

«La malinconia è il mio trolley, me lo porto sempre appresso»

Bella, simpatica, con una carica di sex appeal che solo poche star possiedono. Nancy Brilli comincia a recitare per caso, a diciotto anni, perché all’istituto d’arte di Roma era amica di Vittoria, la figlia del regista Pasquale Squitieri che le affida un ruolo nel film “Claretta”. Ma è grazie al teatro di Garinei e Giovannini se si è fatta conoscere ed apprezzare. Era il 1986.

Icona del nostro cinema, nel corso di una carriera artistica degna di una diva, ha conquistato prestigiose onorificenze come attrice e il riconoscimento del pubblico che la segue con grande affetto.

Mi sento una donna apprezzata e ben voluta, che non ha recriminazioni da fare. Sono libera, per quanto una persona sia veramente libera quando può decidere tutto quello che vuole, e nessuno è veramente libero. Artisticamente non sono mai scesa a compromessi, né ho dovuto piegarmi alle logiche di mercato.

Nancy-Brilli-Redcarpet-Magazine

Logiche dettate da un’industria dello spettacolo, dove chi ha imparato l’arte spesso è costretto, volente o nolente, a metterla da parte.

Nell’ultimo periodo ho avuto modo di riflettere sul mio essere attrice e ho capito che devo basarmi maggiormente sulle mie forze, invece che affidarmi ad alcune produzioni che non mi corrispondono.

Testarda e vulcanica come nell’indole dell’Ariete, ha sempre pagato di persona. Una madre che ha messo tutta sé stessa nel progetto famiglia e che oggi si sente orgogliosa del proprio figlio.

Nei momenti più bui vedo l’immagine di mio figlio Francesco, tutto il percorso che abbiamo fatto dalla sua nascita fino a oggi. Ha vent’anni, e lo considero il mio più grande successo personale.

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