Top

PIERO GUCCIONE – LA PITTURA COME IL MARE

«Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento»

Non c’è mai stato un artista che sia riuscito a dare la dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro, il mare e il cielo come Piero Guccione. Egli è stato tra i maggiori protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento. Nato nel 1935 a Scicli, ultima propaggine meridionale della Sicilia, Guccione per oltre quarant’anni, ogni mattina, ha guardato il mare cercando di coglierne le variazioni per trovarci l’anima dell’uomo.

di Umberto Garibaldi

A sei mesi dalla sua scomparsa, avvenuta nell’ottobre del 2018, il Museo d’arte Mendrisio dedica una grande mostra antologica – la prima post mortem – al maestro siciliano, ispiratore e animatore del Gruppo di Scicli, attraverso l’esposizione di 56 capolavori tra oli e pastelli, a partire dal 1970 fino alla conclusione del suo percorso, selezionati dal Museo in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione, fondato nel 2018 dalla figlia Paola.

Negli spazi silenziosi e raccolti dell’antico convento dei Serviti, dove ha sede il Museo d’arte, le opere di Guccione trovano perfetta ambientazione. Si possono ammirare in mostra dipinti straordinari come, tra gli altri, Tramonto a Punta Corvo (1970), Ombra sul mare (1973-74), Le ombre della sera (1981-82), Ultimo mare (1983), La lontananza del mare (1994-95), Mare a Punta Corvo (1994-95), Piccola spiaggia (1996-98), La linea azzurra, e ancora Il nero e l’azzurro (2003), Luna d’Agosto (2005), La linea azzurra (2006-07) nelle quali protagonista è l’azzurro, infinito, diviso e al contempo unito, tra mare e cielo. “Il mare? Cerco di farlo muovere per incontrare il cielo. Ma il senso del cielo è quello dell’immobilità, mentre il mare è la mobilità. Il mare è la fissità mobile, il cielo è la fissità assoluta. Inconsciamente mi adopero per farli incontrare”. Nel dipingere il mare e il cielo, egli è stato attratto dalla forza e dal colore di quell’impercettibile linea che divide la parte superiore dei suoi dipinti, il cielo, dalla parte inferiore, il mare. È questa impercettibilità che ha sempre cercato di riportare sulla tela.

Accanto ai 34 dipinti a olio, che ripercorrono il viaggio artistico di Guccione attraverso l’infinitezza del mare, sono esposti 22 straordinari pastelli, che raffigurano l’amato paesaggio siciliano, il mare e il cielo, naturalmente, ma anche le piante della sua terra, i mandorli, i carrubi, la solitudine delle pietre, gli uccelli in volo, il passaggio del vento d’occidente. È nei primi anni Settanta che Guccione inizia ad utilizzare il pastello, come preparazione per gli oli, ma anche come mezzo per esprimere un’emozione più immediata e diretta, animando la natura e trasferendo alla natura i sentimenti e le passioni umane.

Guccione ha portato la sua ricerca ai limiti dell’astrazione, restando tuttavia ben ancorato alla realtà. Persino nelle ultime opere, dove la rarefazione è condotta all’estremo e il senso di vuoto diventa qualità principale, egli vuole e sa rimanere pittore di un’antica tradizione radicata nel dato realistico, figurativo. «La mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza che contenga l’assoluto, tra il mare e il cielo – diceva – dove quasi il colore è abolito, lo spazio pure. Insomma, una sorta di piattezza, che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto».

Accompagna la mostra un catalogo di 120 pagine, edito dal Museo d’arte Mendrisio, con testi e contributi di Jean Clair, Simone Soldini, Elena Pontiggia, Paolo Nifosì, Barbara Paltenghi Malacrida, fotografie e schede tutte le opere in mostra, una selezione delle più importanti esposizioni dell’artista e una bibliografia selezionata tra i numerosissimi testi critici, cataloghi, scritti, articoli, saggi, di alcuni tra i più importanti critici, scrittori e artisti del Novecento. Solo per citarne alcuni: Leonardo Sciascia, Renato Guttuso, Enzo Siciliano, Antonello Trombadori, Giuliano Briganti, Dino Buzzati, Guido Giuffrè, Luigi Carluccio, Raffaele De Grada, Maurizio Calvesi, Roberto Tassi, Stefano Crespi, Giorgio Soavi, Giovanni Testori, Enrico Crispolti, Mario De Micheli, Alberto Moravia, Arturo Carlo Quintavalle, Giuseppe e Paolo Nifosì, Vittorio Sgarbi, e ancora Michael Peppiatt, Michel Sager, Jean Clair, Susan Sontag. La mostra, aperta fino al 30 giugno, è a cura di Simone Soldini, Barbara Paltenghi Malacrida, Paola Guccione, Giovanni Giro.

Museo d’arte Mendrisio – Piazzetta dei Serviti 1, Mendrisio www.mendrisio.ch/museo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi