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ROBERTO CERÈ – Il mondo del mental coach

Quando in Italia e nel resto del mondo si parla di mental-coach, uno dei primi nomi che vengono subito in mente è sicuramente quello di Roberto Cerè. Un professionista di altissimo livello che, grazie alla sua innata caparbietà, negli ultimi anni è riuscito a raccogliere straordinarie soddisfazioni, conquistando il primo posto della classifica dei libri più venduti con le sue apprezzate avventure letterarie.

di Umberto Garibaldi

Benvenuto, Roberto. Come nasce il tuo percorso professionale? 
Da un lungo viaggio alla ricerca di come diventare un adulto più capace, credibile e affidabile.  Da ragazzino non ero proprio il più cool, anzi, ero cicciotto, introverso, impacciato… Insomma, un po più lento dei miei compagni di classe. Sino a quando, verso i vent’anni, decisi di trovare il fattore discriminante per la mia svolta personale. Ho iniziato con la PNL (programmazione neuro linguistica) per poi viaggiare in tutto il mondo alla ricerca delle miei risposte. La cosa sorprendente è che più cercavo e più realizzavo che non era un solo elemento che avrebbe deciso la mia trasformazione. I punti di attenzione erano così tanti (e così affascinanti) che per ricordarmeli tutti, e soprattuto per applicarli e farli miei, decisi di insegnarli. Credo che l’insegnamento sia una forma d’amore. Dopotutto è quello che fanno i genitori con i propri figli, pressoché per tutta la vita: insegnano loro come diventare adulti, sereni, e felici.

In che modo aiuti le persone a rimettersi in carreggiata? 
Guido i miei clienti a focalizzarsi su ciò che gli sta sfuggendo. Ognuno di noi, quando è preso e impegnato, perde di vista i fattori critici di successo. Il mio mestiere è proprio quello di prendere in considerazioni solo gli elementi critici e portarli davanti all’attenzione del mio cliente. In questo modo è più facile per lui/lei fare tre cose fondamentali: affrontare la realtà, pianificare il futuro e decidere e agire.

A ottobre organizzerai un evento dedicato ai bambini africani. Ce ne parli?
Si tratta della Leadership Academy. È un programma di cinque giorni che guida i partecipanti (solitamente liberi professionisti, imprenditori e commercianti) a diventare più capaci in 5 aree specifiche: persuasione, team building, leadership pratica, promozione, aumento del fatturato.
Si tiene ogni due anni, e quest’anno saremo nella prestigiosa ed esclusiva Sala dei Principi di Monte Carlo, dal 16 al 20 di ottobre. Per chi volesse saperne di più, questo è il link: https://www.leadershipacademymicap.com
Questa edizione della Leadership Academy avrà un obiettivo etico e nobile: raccogliere il capitale necessario per avviare i lavori di costruzione dell’orfanotrofio MICAP Village a Pangani in Tanzania. Un operazione che sta portando avanti la Fondazione MICAP for Children ONLUS, un’organizzazione internazionale che vuole assistere e accudire i bambini che sono stati straziati dagli eventi avversi della vita.

Tra le tue tante abilità spicca quella di talent-scout: c’è qualcuna, tra le tua scoperte, di cui vai maggiormente fiero?
Ormai sono passati dalle mie aule e dai miei programmi più di 100.000 professionisti. Ognuno di loro ha raggiunto un successo impensato, ognuno al proprio livello. Chi aumentando i guadagni, chi ritrovando l’amore con il proprio partner, chi invece ritrovando la forma fisica e la vitalità. Tra i molti successi quotidiani, ci sono sicuramente dei casi arrivati anche al grande pubblico, come il caso di Daniele Di Benedetti, oggi il motivatore più seguito e apprezzato dai giovani in Italia. Andrea Maurizio Gilardoni, oggi diventato il riferimento per chi vuole guadagnare con le case. Giorgian Putanu, professionista del marketing online che è sbocciato dopo tre anni nel mio team. Marco Barba, che dopo aver scontato otto anni di reclusione per rapina, è uno dei miei docenti più amato e seguito. Ci vorrebbe un’altra intervista solo per parlare e descrivere tutti i casi di successo che sono nati, creati e lanciati dalle mie aule in questi anni.

Hai preso parte al film “ Free”. Che ricordi hai di quel lungometraggio? 
Mi ha convinto il regista, Fabrizio Maria Cortese, con la sua voglia di parlare di inclusione sociale, trattando questa volta il tema degli anziani. Da qui l’idea di avere all’interno del cast un caoch capace di influenzare la trama. In un viaggio surreale il film con originalità e leggerezza i desideri più profondi e reconditi dei suoi personaggi, interpretati da attori professionisti e da veri ospiti di una casa di riposo.

Puoi anticiparmi  qualcosa del progetto “Stay Calm”?
“Stay calm” è uno spaccato della nostra società dove vicende come quella del protagonista possono realmente accadere: cercare a tutti i costi di raggiungere la popolarità e il consenso. Un confine sottile tra cinico e patetico, che viene trattato con grande maestria dal regista che fa emergere le vere ambizioni segrete di molti utenti dei social.

Sei padre di Sofia e Luca. Che rapporto hai con i tuoi figli? 
Come ogni genitore potrebbe dire, sono innamorato dei mie figli. La nostra è una storia di forte complicità. Loro vivono in Danimarca (con la loro mamma), mentre io vivo nel Principato di Monaco. Questo mi porta a viaggiare ogni mese, passando con loro circa 12 giorni al mese. È da 14 anni che ogni mese trascorro 12 giorni in Danimarca, solo noi tre. È il mio momento di riassetto: dove stacco con il lavoro e con gli adulti. Mi dedico solo a loro. E loro lo capiscono, e per questa ragione siamo molto legati. C’è un rispetto che deriva dal sapere che il loro papà, ogni mese, da quando sono nati, non ha perso un solo appuntamento con loro.

Progetti Futuri?
Portare il coaching nelle scuole medie superiori, alle quinte classi. Sono gli anni migliori per “impiantare” il seme della responsabilità, della forza di volontà, del prendere in mano il proprio destino. I ragazzi in quella fascia di età (16-18) vivono un forte stress adattativo: si sentono fortissimi, ma non hanno nessuna credibilità né autorevolezza nei confronti dei genitori e degli “adulti” in generale. Sono in un’età dove tornano a casa con un tatuaggio nuovo, un piercing, un ciuffo viola, o magari cambiano idea sul loro futuro ogni settimana. Questa esplosione di vita e di voglia positiva di spaccare tutto e lasciare il segno, se non viene incanalata, potenziata e direzionata correttamente rischia di scaricarsi a terra, facendo tanto fumo ma non producendo nessun progresso. Il mio progetto più intimo è quello di poter entrare nei loro cuori per guidare le loro pance a fare la cosa giusta, negli anni più belli della loro vita.

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