Top
Torino-filmfestival-redcarpet

“Siamo tutti miserabili buffoni e siamo al freddo” di Gaia Serena Simionati

“Siamo tutti miserabili buffoni e siamo al freddo”

William Shakespeare,

Re Lear,

Scena 3, Atto IV

 

di Gaia Serena Simionati

“Lei che lavoro fa?”.
– “… Lavoro nell’industria del cinema”.
– “Ah bene. Sa, a casa abbiamo un apparecchio per i dvd e credo che non funzioni. C’è un cavo che esce da dietro. Sa mica dove deve andare?”.

Dialogo tra Filippo, duca di Edimburgo, e l’attrice Cate Blanchett durante un ricevimento

 

 

Come aveva ragione Shakespeare! Di fronte all’impoliticità dell’esistenza, l’unica cosa che scalda l’umanità è davvero la cultura. E, con essa, il calore che proviene nell’accostare anime affini, preparate e savie, umili e colte.

 

Com’è avvenuto al REFF di Catanzaro, il REACT Film Festival dove REACT – REAGIRE è parola d’ordine.

Ideato e gestito dai fratelli Giovanni e Benedetta Carpanzano, la loro potenza creatrice, ha offerto un’ottima selezione di corti, attenti al sociale, ai diritti, ai minori e ha fatto in modo che il pubblico cooperasse splendidamente in questo raduno cinematografico giovane, ma assai visionario. Una sorpresa, sul palco del Comunale, con un’alta qualità di film, dove uno fra tutti, Virgo, I piedi freddi delle donne, ha vinto molti premi: miglior regia di Massimo Ivan Falsetta, miglior attore Roberto Herlitzka. Ha vinto anche la miglior fotografia grazie al tocco di Demetrio Caracciolo che raccoglie perfettamente la poesia sita negli occhi infiniti e savi del maestro Herlitzka e l’algida presenza ologrammatica di Anna Falchi. Virgo è un racconto originale, caustico, fantascientifico, in sostanza una riflessione sulla potenza della vita e l’ineluttabilità della morte, il paradosso dei governi che tasseranno anche il respiro prima o poi, e l’iconoclastia della tecnologia. Da vedere! Poi Fino alla fine, il corto napoletano di una città che come sempre colpisce al cuore per genialità e comicità, anche qui riflessione ironica sui clan, sulla morte e sui suoi motivi sarcasticamente addotti da Giovanni Dota. Il tutto profuso e introdotto da una Madrina con la EMME Maiuscola, Miss Universo interstellare, fatta di 186 centimetri di dolcezza, 2 chilometri di cosce, un quintale di preparazione, professionalità, cultura e grande cuore: Valeria Altobelli. La abbiamo vista calcare il palco in abiti sontuosi, sorprendentemente avvolta dall’eleganza, non solo propria e innata, ma anche dello stilista doc calabrese Simone Trunfio che ha prodotto delle Mise-en-scène come un mantello Klimtiano, abbellito da gioielli, vere opere d’arte dello sponsor Fallinlove.

70.ESIMA EDIZIONE MONTECATINI FILM FESTIVAL

Ho imparato che la voce di Frank Sinatra è uno dei motivi per stare al mondo. E la Heineken è l’altro.

Ho imparato che il sale si mette prima che l’acqua cominci a bollire.

Ho scoperto che con gli anni i tuoi errori e i tuoi rimpianti impari ad amarli come figli.

Ho imparato che la nostalgia ha lo stesso sapore della cioccolata bollente.

Ho imparato che i film di Ingmar Bergman non sono solo capolavori: sono lezioni di vita.

Federico Fellini

Il festival di Montecatini, giunto ormai alla 70esima edizione, per la direzione di Marcello Zoppi, ha visto presenze grandiose, come ad esempio Sandra Milo che è la testimonianza vivente dei magici racconti su Fellini. Sandra è madrina anche perché ha ricordato che Montecatini “è un festival storico, esiste da anni, celebra il fatto che ha girato, proprio nella cittadina termale, Otto e Mezzo che ha segnato, come un portafortuna, l’inizio della sua brillante carriera. Si è poi parlato di violenza sulle donne, tematica utile e approfondita anche col corto I sogni sospesi, film interpretato e prodotto da Melania della Costa e Francesca Luce Cardinale. Qui la violenza sulla donna proietta un corpo dilaniato dai colori, dalla pittura, a scanso di un uomo violento. Quindi Lina Sastri ha fatto un intervento sul clima che si respira sui set. Ha parlato della vita, dei sacrifici che si compiono sia a livello personale che lavorativo per essere attrice e comunque ha raccontato di avere una predilezione per il teatro. Blasco Giurato invece, direttore alla fotografia da Oscar per il notissimo Nuovo Cinema Paradiso, si è dimostrata persona colma di generosità e disponibilità verso i giovani nell’aiutarli, ascoltarli, scoprirli e consigliarli. Il Festival a tal proposito ha sviluppato parallelamente un’attività di Contest di fotografia, dedicata alla città, retaggio del passato che, come un puzzle, da Fellini ad oggi, si è riempito in un territorio spazio-temporale. Guardando un film si re-interpretano così le foto del passato della città e delle sue acque, grazie ad artisti giovani, ispirati agli antichi scorci della cittadina. Così come Claudia Cardinale era presente in Otto e mezzo, la nipote Francesca Luce all’interno delle terme ha girato il corto dal titolo: Ritratto di Montecatini per la regia di Tommaso Sacchini, ridando luce ed energia a tutta quella magia felliniana.

14.ESIMA EDIZIONE FESTA DI ROMA

Italia. Terra di santi, poeti, navigatori ed eroi, o meglio: di artisti, di colonizzatori, di trasmigratori.

Date le prerogative non è difficile capire come mai in questo amabile territorio si sia nei secoli sviluppata tanta arte, tanta cultura e anche tanto buon cinema. I cui presupposti e le cui storie sono fondate da tali tipi di personaggi appunto. Con esso oggi, anche i festival, nascono e proliferano, come i funghi nella stagione autunnale.

Settembre, ottobre e novembre sono mesi interessanti per il cinema, oltre che per i funghi. Dopo la vincita del sorprendente Joker, che ha lasciato tutti interdetti assieme alle altre ottime scelte fatte da Alberto Barbera a Venezia, alla 14esima Festa di Roma, Antonio Monda ha allietato pubblico e accreditati con una serie infinita di ospiti, registi, attori internazionali eclatanti. On stage Viola Davis, meravigliosa attrice afroamericana, unica ad avere ottenuto la tripletta di Golden Globe, Bafta e Oscar, l’elegantissima e divina Fanny Ardant che ha presentato un film sorprendente dal titolo La belle Epoque di Nicolas Bedos. Poi Martin Scorsese con The Irishman e Bret Easton Ellis. E ancora John Travolta e Olivier Assayas fino alla retrospettiva di Kore-eda Hirokazu, autore minimale, esploratore delle fragilità dell’essere umano, dei legami familiari e la memoria che da trent’anni intesse di mille rimandi la cultura giapponese.

Santa subito di Alessandro Piva ha vinto il premio del pubblico in un accostamento ardito tra spirtualità e carnalità, tra meditazione e ossessione sulla storia vera di Santa, uccisa a soli 23 anni da uno stalker. Di nuovo l’attualità della violenza sulle donne diviene tema centrale e imprescindibile intridendo anche la creatività cinematografica oltre che il reale. Passione e carnalità versus misticismo e spiritualità. Devozione e follia. Cedimento e dipendenza. Altruismo e vendetta. Questi solo alcuni dei dicotomici temi di questa storia affascinante che, oltre ad essere documento sociale e testimonianza storica – giornalistica, diviene elemento di lotta, sensibilizzazione per tutte le donne e la loro incolumità sia fisica che spirituale che mentale. Quando il cinema è efficace aiuta anche in questo: a capire la vita di tutti i giorni con grandi opere d’arte. Come le pellicole passate qui, tra cui ricordiamo il meraviglioso canadese Antigone, di Sophie Deraspe, potente, disgregante, attuale, implacabile, utile, anodino. That’s it! Queste parole basterebbero a chiudere qui una recensione di un lavoro iconoclasta, teatrale e validissimo. A volte tentare di descrivere una vera opera d’arte diviene ridicolo, blasfemo e miserrimo. Where is my Roy Cohn? di Matt Tyrnauer un interessante documentario sul primo General Attorney USA, e Waves che ha delle tematiche dense e pregne, un’ottima colonna sonora che aumenta la percezione delle immagini come fossero tre bicchieri di vino, dilatandole emotivamente i contenuti anche per chi osserva che si sente ondeggiare come un pezzo di legno tra l’oceano. Forse viene da lì anche l’interessante titolo. Insegnati a vacillare! Che è il main focus del cinema.

37.ESIMA EDIZIONE DI TORINO FILM FESTIVAL

SI PUÒ FARE!

Dall’eloquente titolo Si può fare! – così esclama il Dottor Frederick Von Frankenstein di fronte agli appunti del nonno sulla possibilità di dare nuova vita ai morti – la retrospettiva in corso a Torino è  stata un omaggio al cinema horror classico dal 1920 al 1970, dall’espressionismo tedesco di Robert Wiene nel film muto Il gabinetto del dottor Caligari fino a La notte dei morti viventi di George Romero, padre fondatore del New Horror.

Una selezione di 35 film che hanno dato corpo e volto a paure ed emozioni attraverso personaggi fantastici come lupi mannari, pupazzi parlanti, bambole assassine, scienziati pazzi e donne senza volto. Alla retrospettiva è stata legata da Martini, l’immagine ufficiale, scattata sul set del film Amanti d’oltretomba (1965) di questa edizione 2019 che ritrae una delle più potenti icone femminili dell’horror classico: Barbara Steele, attrice che con i suoi occhi grandi, la sua figura sinuosa e i suoi tratti aguzzi, ha materializzato la sensualità e il mistero di tutte le “Signore della notte” nella fioritura gotica italiana anni ’60. Al regista, sceneggiatore e attore Carlo Verdone invece come Guest Director è stata affidata la sezione “Cinque grandi emozioni”, tra cui: Ordet di Carl Theodor Dreyer, Buon compleanno Mr. Grape di Lasse Hallström, Divorzio all’italiana di Pietro Germi, Oltre il giardino di Hal Ashby e Viale del tramonto di Billy Wilder.

Tra i film da ricordare: THE GOOD LIAR, un thriller brillante e ricco di suspense sui segreti che le persone nascondono e sulle bugie che vivono. L’inganno perfetto diretto da Bill Condon, vede il genio della truffa Roy Courtnay mettere gli occhi su una nuova preda che non intende farsi sfuggire: una vedova milionaria. Fin dal primo incontro, Roy inizia a manipolare Betty con il suo collaudato modo di fare, e Betty affascinata lo asseconda. Una semplice truffa si trasforma quindi in un gioco di fughe e rincorse, dove inganni porteranno entrambi attraverso un campo minato di pericoli, intrighi e tradimento.

Per gli amanti delle arti visive, FRIDA VIVA LA VIDA, il film documentario diretto da Giovanni Troilo è un viaggio in sei capitoli alla ricerca di Frida, nel cuore del Messico, tra interviste, ricostruzioni, opere d’arte e documenti d’epoca conservati negli archivi del Museo Frida Kahlo per raccontare il legame passionale della pittrice con la sua terra natale, quello con il dolore fisico che la tormentava e che sublimava nella pittura, il suo impegno femminista e la profonda influenza culturale che ha avuto, che va ben oltre il mondo dell’arte.

In QUEEN & SLIM, diretto da Melina Matsoukas, un commesso e un’avvocatessa vengono fermati dalla polizia per una banale infrazione al primo appuntamento. La situazione precipita, con risultati imprevisti e tragici, quando l’uomo uccide il poliziotto per legittima difesa. Terrorizzati e preoccupati fuggono attraverso gli States, aiutati e nascosti dalla comunità afroamericana. Il video della sparatoria diventa virale e i due diventano, loro malgrado, un simbolo del malessere e della paura. Un “On the road” in un’America laterale, bella e terribile.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi