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SPECIALE NEW YORK – Editoriale

RIFLESSIONI SU ORGOGLIO E GLOBALIZZAZIONE
L’equalizzazione della diversità in tempi di World Pride

di Tommaso Cartia

 

Mentre scrivo, New York City si sta apprestando a celebrare il World Pride 2019 che cade in concomitanza dell’anniversario dei cinquant’anni dei moti dello Stonewall Inn, locale nel cuore del West Village, dove nel 1969 la comunità LGBTQIA+ si ribellò alle politiche oppressive ed omofobe della polizia che ogni sera faceva irruzione nel locale arrestandone gli avventori, rei di aver commesso il più terribile dei reati: essere sé stessi. Oggi tempi, modi, costumi, legalità, liberalità, presidenze… sono sicuramente cambiati, ma sull’onda dei cicli e ricicli storici risulta difficile comprendere se ci troviamo alla fine di un ciclo o se siamo tornati indietro al suo inizio. L’isola di Manhattan è un pulsante organismo vivente dove le diversità etniche, sociali, di gender, convivono, devono necessariamente convivere. Ma fino a che punto convivere vuol dire stare insieme, fino a che punto vuol dire appartenersi, sentirsi parte di un’unica seppur poliedrica società? A volte è la città di New York stessa che ti lancia dei messaggi subliminali, che ti comunica il suo sentimento, la sua criticità, la sua crisi. Qualche giorno fa mi trovavo ad uno spettacolo teatrale, andava in scena una danza che interpretava proprio la diversità di gender, una signora si è girata verso di me e mi ha detto: “bellissimo! Ma mi chiedo… e adesso? Cosa succederà adesso che abbiamo in parte raggiunto l’equalizzazione della diversità?”. Una riflessione importante, perché essere equali può non voler dire necessariamente essere uguali, né in senso biblico, né in senso giuridico, sociologico o psicologico. Anzi, può proprio questa equalità tanto difficilmente raggiunta generare mostri? E cosa sta accadendo nella nostra Italia? Come stanno vivendo gli italiani all’estero della comunità LGBTQIA+ questo importante momento storico del “World Pride”? Lo ho chiesto ad alcune delle personalità italiane di spicco della comunità omosessuale newyorchese che hanno generosamente condiviso con me il loro punto di vista. Senza schieramenti, senza politiche, senza preconcetti. E ho avuto il grande onore di chiederlo ad un Premio Pulitzer per la letteratura, ad uno scrittore che ha inspirato tanto del mio scrivere: Michael Cunningham, che non solo è un orgoglioso uomo omosessuale che vive a New York ed indaga tramite la sua poetica le mille sfumature dell’io e dell’identità di gender, ma è anche un italofilo, un conoscitore profondo del nostro paese che considera come una seconda casa. Non solo tematiche di orgoglio e globalizzazione in questo numero, spazio anche ad alcune delle eccellenti bellezze della Regione Puglia che sta sempre di più conquistando New York e gli americani. Lo stilista Domenico Vacca che veste di eleganza italiana le star di Hollywood, e l’Associazione Puglia in Rosè che sta deliziando gli americani, regalando intense esperienze enogastronomiche grazie non solo alla squisitezza dei suoi vini ma anche alla spettacolarità degli eventi che organizza. Un’estate colorata, frizzante, intensa ed esplosiva da vivere con la libera consapevolezza che ci sono, “tanti modi diversi di essere belli”. (Michael Cunningham – Una casa alla fine del mondo).

PHOTO CREDIT: Shushu Chen
LOCATION: NYU Casa Italiana Zerilli-Marimò

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