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SPECIALE NEW YORK – “Le ore” di Michael Cunningham in Italia

Riflettendo sulla tematica dell’editoriale di questo numero, non potevamo trovare una voce più forte ed autorevole per guidarci attraverso tutti i colori dell’orgoglioso arcobaleno che sta per brillare sotto il cielo di Manhattan: Michael Cunningham. Lo scrittore americano, di fama internazionale, ha infatti l’eccezionale abilità di tratteggiare dei caratteri umani in tutte le loro sfumature di diversità, facendo della diversità non solo una tematica da analizzare, ma una questione di bellezza. Cunningham è anche un orgoglioso uomo gay che vive a N.Y.C. ed un appassionato italofilo: “Amo l’Italia, passo più tempo lì durante l’anno che in qualunque altro posto altro dagli U.S., sento una particolare affinità con gli italiani e con l’Italia.”

di Tommaso Cartia

Con una delle voci più forti ed influenti della letteratura contemporanea, Michael Cunningham è riuscito con i sui libri a ridefinire delle stantie concettualizzazioni riguardo alle tematiche di identità di gender, ispirando e liberando le diverse menti di un’intera generazione, compresa la mia. Ricordo di essere stato anche io un giovane confuso riguardo alla propria identità, quando una sera andai al cinema a vedere un film che cambiò letteralmente la mia vita. Si trattava di The Hours (Le ore), l’adattamento cinematografico ad opera del regista Stephen Daldry del capolavoro di Cunningham. Un film con protagoniste un trio di attrici sublimi: Nicole Kidman (che vince il premio Oscar per la sua audace interpretazione della scrittrice Virginia Woolf); Julienne Moore; e ultima, non di certo di importanza… Meryl Streep.
Il tono poetico, l’eleganza e la bellezza della cinematografia, il mistico accompagnamento musicale di Philip Glass armoniosamente intrecciato con i complessi livelli narrativi e l’onestà con la quale i protagonisti nuotano nelle acque della loro diversità, qualcuno sopravvivendo, qualcun’altro annegando… tutto questo, e molto altro, ha cambiato la mia vita. Poi lessi il libro di Cunningham, e la mia vita svoltò, iniziò il mio percorso di conoscenza di me stesso. Non mi sarei certo mai aspettato che l’autore che mi aveva così tanto ispirato fosse altrettanto ispirato dalla mia nazione. Quando l’ho conosciuto all’Istituto Italiano di Cultura di New York, in occasione della presentazione dell’ode che ha scritto in onore di Matera, ho anche scoperto di quanto in realtà lui sia legato all’Italia. Poi ho avuto l’occasione di conversare con lui e ora di offrirvi su queste pagine il suo ricco punto di vista sulla relazione tra l’Italia e l’America e tra le differenze e le similarità con le quali le due nazioni vivono la loro comunità LGBTQIA+. Andremo anche a scoprire ovviamente di più del suo universo poetico.

Il legame di Cunningham con l’Italia
Il suo rapporto con l’Italia è di lungo corso. I suoi libri, ed in particolare The Hours (Le ore), sono diventati dei grandissimi successi, tradotti dallo scrittore e regista Ivan Cotroneo. Inoltre, Cunningham viaggia ogni anno in Toscana ospite di una sua cara amica, la Baronessa Beatrice Monti von Rezzori, che ha dato vita nella campagna toscana ad un ritiro per scrittori internazionali, ed è spesso invitato a festival culturali e conferenze come La Milanesiana. Lo scrittore americano ha anche vinto il premio Fernanda Pivano, assegnato ad autori americani le cui opere in traduzione si sono distinte in Italia. La scrittrice, giornalista, critica e traduttrice è stata infatti strumentale nella diffusione della letteratura americana in Italia. Michael Cunningham non solo è innamorato dell’Italia ma riconosce anche una sorta di relazione di sorellanza che ha sempre legato l’Italia e l’America, per motivi storici e politici e sicuramente a causa della massiccia migrazione italiana negli U.S. “Una volta ero a Milano”, racconta lo scrittore, “mi chiedevano del governo americano e ho detto che ero innamorato dell’Italia, perché gli americani hanno eletto Bush più di una volta e gli italiani hanno eletto Berlusconi più di una volta, e questo ci rende in qualche modo, nazioni sorelle (anche se certo in questo caso una sorellanza che uno non vorrebbe particolarmente avere)”.
Sappiamo quanto l’America sia stata un modello all’avanguardia di pensiero liberale ed un esempio da seguire per l’Italia e per molte altre nazioni. In particolare se pensiamo a quello che la comunità LGBTQIA+ americana è riuscita a raggiungere partendo dai moti dello Stonewall, spianando la strada per le altre comunità che continuano a lottare per i loro diritti civili. E il fatto che il più grande World Pride mai prodotto si terrà proprio a New York ne è un’ulteriore prova. Anche se molto sembra essere stato raggiunto, c’è la sensazione di stare vivendo oggi in un tempo involutivo, dove tutte le conquiste potrebbero svanire in un battito di ciglia.

L’importanza del coming out
Cunningham è particolarmente sensibile al riguardo, e sottolinea con forza quanto le lotte della comunità LGBTQIA+ sono ben lontane dall’essere terminate. “L’ascesa al potere di politiche neoconservatrici è un enorme pericolo per la nostra comunità, ovunque. Per questo è importante, adesso più che mai, fare coming out, con le famiglie, i datori di lavoro, con tutti. Molto del nostro potere risiede nei nostri numeri. Non fare coming out, anche l’essere “discreto”, aiuta a supportare chi vuole negarci i diritti”.
L’educazione a queste tematiche è fondamentale; ci sono ancora troppi tabù e troppe zone d’ombra, per i ragazzi che stanno crescendo e che si sentono diversi, per i genitori che li devono educare, e per la società che dovrebbe farli sentire integrati. Fare coming out ma non essere un outsider sembra essere ancora un’utopia. Ovviamente è la discriminazione il pericolo più grande, la sconfitta di ogni forma educativa.

Diversità & gender identity
Nel libro di Cunningham A Home at The End of the World (Una casa alla fine del mondo), leggiamo: “Non ero effeminato, né virile. Ero qualcos’altro. C’erano tanti modi diversi per essere belli”, e poi in By Nightfall (Al limite della notte): “Accetta che tu come molti altri uomini, hai in te una vena omoerotica. Perché tu o chiunque altro dovrebbe volersi sentire così etero?”. L’identità di genere è probabilmente una delle tematiche più discusse oggi nella comunità LGBTQIA+ e non. C’è una tendenza a doverla necessariamente categorizzare. Lo scrittore americano ne fa una questione di libertà: “Sono molto felice che nella nostra cultura finalmente ci occupiamo di identità di genere. Come ogni altra evoluzione del nostro modo di pensare, può essere confusiva, può essere difficile da capire. Ma in questo caso la libertà, la libertà di essere vero e coerente con la propria identità sessuale, qualsiasi essa possa essere, vale sempre la pena di essere espressa, a dispetto di quanto possa essere difficile”. L’identità di genere è una questione di diversità, una tematica ben indagata nelle opere di Cunningham: “I miei libri sono il più diversificati possibile. Io parlo di diverse sessualità, scrivo di persone di etnie diverse. Vorrei che i miei libri fossero ancora più diversificati di quello che sono. Uno scrittore, se è un bravo scrittore, deve cercare di scrivere del più diverso mondo possibile”. Questo è il viaggio di uno scrittore, un viaggio dal personale all’universale, ed è proprio la personale esperienza con la diversità e la discriminazione che ho chiesto a Cunningham di condividere con noi: “Come molti altri uomini gay, ho combattuto con la vergogna quando ero più giovane. Come molti altri omosessuali, sono stato chiamato “frocio”. Allo stesso tempo, quando penso a quello che sta succedendo alle persone in Somalia, per fare un esempio, l’idea di applicare il termine “discriminazione” a me sembra un po’ ridicolo”.

Il ruolo delle religioni
Le religioni rivestono un ruolo da protagonista in queste tematiche, e non possono essere dissociate da problematiche politiche e di educazione: “Da una parte sarebbe ingenuo pensare che la maggior parte dei sentimenti anti-LGBTQIA+ non abbia origine nelle diverse religioni, in particolare nel cattolicesimo. Papa Francesco era sembrato all’inizio il più illuminato dei pontefici sull’argomento, ma recentemente è difficile capire quanto davvero accetti la popolazione LGBTQIA+. Allo stesso tempo io penso che sia troppo facile dare la colpa alla religione, e che non tutte le persone religiose sono anti-LGBTQIA+”.

Lo stato attuale delle cose
La comunità LGBTQIA+ sta continuando a lottare per questi diritti, ancor di più adesso che potrebbero essere messi in discussione, e questo World Pride e cinquantesimo anniversario dello Stonewall cadono proprio nel momento più caldo di questa urgente emergenza. C’è una certa, diretta, franchezza nelle parole di Cunningham al riguardo: “Abbiamo fatto dei grandi passi avanti per quanto riguarda i diritti LGBTQIA+, ma è chiaro che da quando Trump è stato eletto, non possiamo più essere sicuri di niente. Dobbiamo continuare a fare delle dimostrazioni pubbliche, dobbiamo continuare a scrivere delle lettere ai membri del governamento, la battaglia è certamente non finita. Detto questo, da recenti sondaggi è emerso che la maggior parte della popolazione è favorevole ai diritti LGBTQIA+. È però molto preoccupante il fatto che Betsy DeVos, che è stato appena confermato Ministro dell’Istruzione, abbia in passato supportato una legislazione anti-LGBTQIA+, così come ha fatto Neil Gorsuch, nominato da Trump come giudice associa-to alla Corte Suprema, e questo fa particolarmente paura visto che i giudici vengono eletti a vita e non possono essere rimossi”. Cunningham si è veementemente opposto alla sua nomina.

Cosa aspettarsi dal futuro?
“La cosa più importante che noi abbiamo sono i nostri numeri”, afferma lo scrittore americano, e sicuramente il World Pride come la Woman March del 2017 ed altri eventi di massa a favore dei diritti umani e civili lo dimostrano. “Vedere così tante persone impegnate a difesa di questi diritti mi ha aiutato a capire che nessun governamento, religione, nessuno in qualsiasi posizione di potere, potrà mai sopraffare il volere di così tante persone”.

L’ultima fatica di Cunningham:
In questo momento lo scrittore è consulente di produzione per la serie “Tales of the City (I racconti di San Francisco)”, basata sui libri di Armistead Maupin. La storia ambientata negli anni Settanta segue le vite di diversi personaggi, molti di questi LGBTQIA+. Proprio in concomitanza del Pride Month la serie ha debuttato lo scorso 7 giugno, 2019.

 

 

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