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Spike Lee a Venezia 2019: “Che schifo quest’America”

di Elisabetta Bartucca

Il regista de “La 25ª ora” alla Mostra d’Arte Cinematografica per presentare “American Skin”, il film del trentanovenne afroamericano Nate Parker.

 

Agli Oscar dello scorso anno il suo “BLACKkKLANSMAN” si è guadagnato una statuetta per la migliore sceneggiatura non originale, le storie che ha scritto e girato per il grande schermo ne hanno fatto l’icona di un cinema profondamente politico in cui la questione razziale occupa largo spazio. Su questi argomenti non si è mai risparmiato e non lo fa neanche a Venezia durante la 76° edizione della Mostra d’Arte Cinematografica dove Spike Lee accompagna “American Skin” di Nate Parker.
Redcarpet_magazineL’invito è arrivato proprio dal trentanovenne regista afroamericano che nel 2016 aveva esordito con “The Birth of Nation”, film che ne rivelò sin da subito il talento, salvo poi essere travolto da uno scandalo di molestie sessuali risalenti agli anni dell’università e da cui fu poi prosciolto. “American Skin” è il suo ritorno in sala dopo quelle accuse, per cui chiede nuovamente scusa: «Tre anni fa ero cieco e sordo, non sono stato attento e me ne scuso». Una redenzione che passa anche attraverso le parole di Spike Lee: «Quando Nate mi ha telefonato e mi ha detto del film non ci parlavamo da un po’. Gli ho detto: “Non me ne parlare, non mi raccontare nulla, fammi vedere che cos’è”. Erano anni che non ero colpito da un film come da questo. – ci racconta durante un incontro con la stampa a Venezia – Nate mi ha raccontato tutto quello che aveva attraversato, abbiamo avuto una conversazione da fratello a fratello, da uomo a uomo, nella quale mi ha spiegato quello che aveva vissuto e imparato, il dolore provato e come era cresciuto. Alla fine gli ho risposto: “Ok, andiamo avanti”».
Redcarpet_magazineÈ questa la genesi di “American Skin”, una storia che affronta come il film precedente “The Birth of Nation”, i temi della violenza della polizia sui neri e del razzismo ancora radicato nell’America dei nostri giorni, sulla quale Lee non spende parole d’elogio. «L’ex presidente degli Usa Barack Hussein Obama diceva che le future elezioni sarebbero state fondamentali per il paese e guardate in che schifo siamo con quell’uomo, l’agente arancione, non lo chiamo nemmeno per nome. Una delle cose più tremende che ha fatto è stato strappare i bambini dalle braccia delle madri urlanti, separare intere famiglie e rinchiuderli in delle gabbie. Ma la cosa peggiore è che nulla è stato fatto per poterle riunire; ed è successo in un paese che si ritiene culla della democrazia e il cui presidente dovrebbe essere considerato leader di un mondo libero. Quest’uomo non ha liberato nessuno, anzi…».

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