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STELLA EGITTO: “Tutta la mia verità”

Non ha filtri, non ha barriere. Non puoi metterla in posti che non sceglie e non desidera. Non conosce le bugie, sceglie con cura ogni verità. Stella Egitto ha le idee chiare e soprattutto ha il bisogno di una vita fatta di cose trasparenti, limpide e profonde. Durante la nostra chiacchierata mi dice che è bello potersi sedere, correre, giocare a carte scoperte. E allora sì, ogni volta che la ascolti, la immagini ovunque senza mai la pretesa di nascondersi.

di Anna Chiara Delle Donne

Bentrovata, Stella. Vorrei iniziare questa nostra chiacchierata con una bella notizia: sarai la madrina del Riviera Film Festival 2019. Come ti senti in questa veste?

Questo invito mi ha davvero resa felice. Non ero mai stata a questo festival, conoscevo il progetto perché ne avevo letto l’esistenza. Questa è un’occasione molto interessante per scoprire il Riviera Film Festival da vicino. I creatori del festival sono un gruppo di giovani creativi coltissimi, appassionati di cinema con una grande energia. Hanno creato l’evento con un programma pazzesco e provo una grande gioia quando penso che mi hanno scelta. Ritengo che questo festival sia coerente e in linea con il mio percorso artistico. In un evento del genere in cui c’è una cura particolare per progetti che sono stati selezionati in modo impeccabile, è stato emozionante sapere che hanno pensato al mio volto quando hanno deciso la madrina del festival.

Quello che colpisce del Riviera Film Festival è il grande spazio che viene dato ai giovani. Tu cosa ne pensi di questa scelta?

C’è necessità di dare spazio ai giovani. Siamo grati ai grandi professionisti di cinema che abbiamo conosciuto e che sono una risorsa per la nostra tradizione. Ci sono cose che non dimenticherai mai più e che devi conoscere. La mia generazione è privilegiata. Serve conoscere la tradizione e serve anche dare spazio a tutto ciò che c’è di nuovo. C’è bisogno. Vogliamo vedere film nuovi, a volte diventa stancante vedere film con sempre le stesse persone. Non vogliamo vedere sempre le stesse storie, raccontate allo stesso modo. Esiste una creatività generale che deve essere espressa. Spesso, questa creatività viene espressa nei cortometraggi perché molti giovani non hanno la possibilità di realizzare lungometraggi. Spero ci sia possibilità per i giovani. Siamo tanti, il mondo è vasto, i gusti sono vari. Liberalizziamo tutte le possibilità. Noi giovani che studiamo e non ci improvvisiamo, ce la mettiamo tutta per portare una specialità nell’arte. Riviera Film Festival nasce in questa direzione ed io non vedo l’ora di prenderne parte.

Nell’ultimo anno hai preso parte a tanti bei progetti. Mi vorrei soffermare insieme a te sul film “Detective per caso” di Giorgio Romano che ha come protagonisti ragazzi disabili, insieme a normodotato dell’Accademia nel Cuore. Come è stato prendere parte ad un progetto del genere?

Essere chiamata per un progetto del genere mi ha riempito il cuore di umanità e di sensibilità che ho sempre pensato di avere e grazie a questa esperienza, confermo totalmente. Sono stata onorata di essere stata chiamata per “Detective per caso”, un film che mi rispecchia. Mi sono tuffata in questa esperienza. Lavorativamente parlando questo è stato un film a tutti gli effetti con le stesse identiche difficoltà che si hanno su un set cosiddetto ‘normale’. C’erano le notti da fare, il tempo limitato, il freddo. Questi ragazzi sono dei talenti, e sono fortunati ad avere un’Accademia che li forma artisticamente, integrandoli con ragazzi che hanno normali abilità. In questo film, il tentativo riuscito è che tu ti debba dimenticare che esistono persone diverse da te. L’educazione, la cultura e lo studio di questi ragazzi è stato immenso e mi ha affascinata. Il nostro mestiere è fatto di studio, non è un mestiere in cui gli attori devono fare le loro ‘faccette’’ per andare bene. La faccia carina aiuta, ma non riempie e non affina il tuo mestiere. La sostanza, le esperienze che affini nel tuo mestiere sono le cose fondamentali.

Da poco hai finito le riprese del film di Marco Castaldi. Me ne parli?

Sì, questo film si chiama “Nel bagno delle donne”. È stato bellissimo condividere il set con attori come Luca Vecchi, Daphne Scoccia e tanti altri attori come Nino Frassica, Teodoro Giambanco. Questo film parte da una scrittura originalissima, la storia si svolgerà in gran parte in un bagno. Questa commedia è completamente surreale, ma attuale e con tante domande da far porre. Si sorride, empatizzando con la storia. Io e Luca interpreteremo una moglie un marito, il nostro rapporto va un po’ a rotoli nonostante l’amore ci sia. Dopo una litigata, lui esce per fare una passeggiata. Entra in un cinema, decide di andare in bagno e resta chiuso lì dentro. Da quel momento, parte tutto quello che sarà il film. Il personaggio interpretato da Luca dovrà fare i conti con sé stesso, con la voglia e il desiderio di uscire, oppure desiderio di non uscire e di non affrontare i problemi. Come si fa a rimettere in ordine la tua vita e i tuoi affetti? Questa è la domanda del film. Credo che questo film possa essere interessante. Ci è costato fatica e sorrisi e può essere bello vederlo.

Un anno fa, mi raccontasti che vuoi interpretare ruoli femminili ‘’scomodi’’. Come li vivi i ruoli femminili del cinema italiano?

Penso di essere ad un quarto del percorso che vorrei fare. Ho appena trent’anni, i ruoli belli e le storie che mi piacerebbe interpretare appartengono al decennio che comincia adesso. I ruoli di donna dai trent’anni in poi sono dei ruoli stupendi. Tutto quello che succederà, avverrà con il tempo. Spero di interpretare ruoli femminili ‘’tosti’’. Vorrei, in generale, più spazio per le donne. Gli sceneggiatori lo sanno che senza le donne le storie non vanno avanti. Possiamo metterci tutti gli uomini del mondo, ma le donne sono necessarie. Ci sono belle storie da poter realizzare.

Ti sei sempre descritta come una persona libera. Da dove nasce il tuo bisogno di vivere senza filtri?

Non contemplo un’altra maniera di stare al mondo. A me non interessa nulla di tutto ciò che non riguarda questo. Forse, sono un’assolutista. Ma non riesco ad immaginarmi in un altro modo. La mia libertà è qualcosa che di me che amo, in mezzo ad infiniti difetti e debolezze, cose che di me non amo. Credo sempre, sul lavoro e nella vita, che la verità paga nel momento in cui la dici. Ma quanto stai bene quando finalmente dici la verità? Che palle non doverla dire la verità! Perché certe persone non la dicono? Per piacere a tutti? Io non voglio piacere a tutti, a me non interessa questo. Nel pieno rispetto di tutto e nella semplicità assoluta, amo dire la verità. Faccio a botte con le dinamiche del lavoro, della vita in generale. Ci si sceglie se si somiglia, scegli dove trovi dei punti di congiunzione. Quanto è bello potersi sedere, correre, giocare a carte scoperte. Questa è l’unico modo che conosco per vivere. Non voglio avere accesso ad altro.

Ma quali sono le cose che non sopporti nella vita?

Sono infinite! Devo lavorare sulla tolleranza e sulla pazienza. Non avere molte mezze misure, mi fa arrabbiare spesso. Mi fanno arrabbiare le bugie, mi fa arrabbiare tutto ciò che vedo e percepisco strumentalizzato. Mi fa arrabbiare tutto ciò che non ha il coraggio di metterci la faccia. Penso che sia fondamentale esporsi nel bene e nel male. Facciamo tante cose che ci sfuggono al controllo, ed è bene metterci la propria faccia.

L’ultima volta che ci siamo sentite, mi hai detto che ti auguravi nella vita di poter continuare a scegliere ogni cosa. Adesso, cosa ti auguri?

L’augurio è sempre questo! Spero che quando ci risentiremo continuerà ad essere sempre questo. Spero di poter continuare in questa direzione, con proposte sempre consistenti. Voglio affacciarmi all’Estero, voglio lavorare molto sull’inglese. Voglio fare presto una full immersion per padroneggiare al meglio questa lingua. Non l’ho fatto a vent’anni perché in quegli anni mi sono trasferita a Roma, ho frequentato l’Accademia, ho studiato, ho fatto tanti anni di teatro e sono successe tante altre cose. A ciascuno il suo percorso. Non c’è un’età per fare qualcosa. Le cose si fanno quando si vuole e quando lo si sente. Quando si tratta di anima e di spirito, puoi volare dove vuoi. Dopo la mia fase di costruzione a vent’anni, adesso a trent’anni inizia la mia fase di definizione.

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