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TERESA FEDERICO – «Davanti al mio specchio»

La voce esprime il mondo che ha dentro. Lo sguardo fatto di progetti e idee da costruire. Il talento è quello di una donna che combatte con lealtà contro i “no” che le persone sanno riservare. Tra parole e pensieri, Teresa Federico si mostra davanti al suo specchio per raccontare ogni piccolo e grande particolare della sua arte.

di Umberto Garibaldi

Benvenuta, Teresa. Sei al cinema con il film ‘C’è tempo’ di Walter Veltroni. Come descriveresti questo progetto?

Questo film racconta la storia di persone che si ritrovano, si vengono incontro. Walter Veltroni dimostra in questo progetto la sua grande passione per il Cinema, per alcuni tipi di luoghi, per la cultura. La sua è una voglia di provare a mandare messaggi puri. Trova sempre il modo di parlare con un linguaggio che sia per tutti. Stratifica il contenuto in modo che ogni strato arrivi sempre alle persone. Chi vuole e chi ha sensibilità riesce a percepire tutto. Walter Veltroni è un uomo con una grande cultura e sul set era instancabile.

Cosa ti regala questa collaborazione con Walter Veltroni dal punto di vista artistico e umano?

Lavorare a questo progetto è stata una gioia. Io e Stefano Fresi volevamo collaborare da un po’ insieme. Ci eravamo sempre incrociati e adesso in ‘C’è tempo’ abbiamo un’interazione molto più forte e una possibilità di confronto sui nostri ruoli. Ho una grande stima nei confronti di Stefano. Non conoscevo Walter Veltroni e devo dire che già durante il mio provino ho avuto la sensazione molto forte e immediata di avere a che fare con una persona con la quale potevo provare un grande feeling artistico. Certe cose le capisci subito: Walter è una persona empatica proprio come me. Essere empatici significa riuscire a percepire le sfumature positive e negative che hai intorno a te. Il set di ‘C’è tempo’ è stato un set sereno dove Veltroni ha cercato di mettere tutti noi nella condizione di essere a proprio agio. Ero circondata da grandi professionisti. Ho lavorato in modo sereno.

Parliamo del tuo personaggio. Come lo descriveresti?

Sai, era da tanto tempo che sognavo di interpretare un personaggio con una rottura interiore così. Racconto di Michela, questa donna eterosessuale che, ad un certo punto, decide di sperimentare il mondo dell’omosessualità e poi se ne innamora. Scopre il suo lato sconosciuto.

Racconti la libertà di una donna. Pensi che sia ancora un tabù la libertà di essere, oggi?

Assolutamente sì, è una tragedia tremenda che io non riesco a comprendere. Questa è una di quelle cose di fronte alla quale non so bene come relazionarmi proprio perché non la comprendo.  Il mio personaggio fa una scelta molto coraggiosa e risulta essere molto più forte di un uomo che, teoricamente, vive una vita approvata da tutti. Invece, Michela si trova davanti un uomo molto fragile, insicuro, che non sa minimamente dove andare. Il mio personaggio compie una scelta pericolosa e paradossalmente è quella che vive uno stato di grazia assoluta. Questo è quello che succede alle persone che passano una fase di grande cambiamento e turbamento.

Hai mai vissuto queste fasi di cambiamento e turbamento nella tua di vita, Teresa? 

Mi è capitato nella vita. Ancor prima di fare questo mestiere, ho compiuto delle scelte molto difficili e mentre le facevo, pensavo: ‘Mi sto rovinando e sto rovinando tutta la mia vita’. Non mi sono rovinata ma il rischio di prendere dei pali in faccia è veramente gigante. Il rischio di trovarti da sola, di trovarti senza soldi o isolata dalla tua famiglia, è molto alto. Quando vivi un conflitto potente e arrivi a prendere una decisione, lo stato in cui ti trovi è un’evoluzione. La tempesta l’hai già vissuta ed è già passata. I problemi riesci a viverli e affrontarli in maniera più serena. A me è successo così.

Come hai vissuto i ‘no’ che hai ricevuto durante il tuo percorso professionale?

Non sono stati i ‘no’ che mi hanno fatto soffrire di più. Sono state le percorse che hanno cercato di farmi pensare di non essere all’altezza, di non potercela fare e di non essere in grado. A me non ha fatto male il provino non preso. Quando vai a fare un provino sei già davanti alla possibilità che può andare male. Il problema, per me, è stato quando ancor prima di iniziare a sperimentare una cosa mi trovavo davanti delle persone che trovavano divertente e costruttivo dirmi: ‘Tu non sei giusta per questo. Cosa la fai a fare questa cosa?’. Quelle persone cercano in qualche modo di impacchettarti e inscatolarti. È come se ti mettessero dentro ad una scatola e tu devi starci. Io non voglio stare dentro ad una scatola, voglio poter pensare largo. Mi voglio prendere i ‘no’. In questo lavoro devi metterci qualunque energia e se hai accanto persone che ti tolgono energia, non ha senso. Perdi in partenza. Quando riesci a superare determinate persone, hai davvero qualcosa da dire. Le persone che mi hanno fatto più male, sono quelle che mi hanno reso la corazza più dura.

Adesso c’è un ruolo che vorresti ottenere?

Mi sono formata in Inghilterra. La cosa meravigliosa che ho imparato a Londra e che ha cambiato tutta la mia idea di questo mestiere è che un attore deve potersi mettere in condizione di affrontare qualunque ruolo. L’attore ha tra le mani una valigia, tu la apri e trovi all’interno tutti gli strumenti per fare qualsiasi personaggio. Per me, questo lavoro è tutto ciò. Mi piacerebbe fare ruoli sempre diversi. Vorrei trovarmi davanti la sfida. Il ruolo di Michela in ‘C’è tempo’ è stata una sfida e l’ho amato tantissimo. Sono una persona che studia, che si mette lì per ore fino a notte fonda per capire il mio personaggio. Amo la fase in cui scopro il personaggio che ho davanti. Credo che sia la fase più bella, per me. Se dovessi trovarmi a fare sempre lo stesso personaggio a un certo punto mi sentirei svuotata e scarica.

Nei prossimi giorni sarai a teatro con il tuo trio ‘Ladyvette’ nello spettacolo ‘Tre’.  Insieme avete creato da sempre una grande alchimia e avete portato avanti il concetto di unione femminile, non trovi?

Ho sempre invidiato molto la capacità degli uomini di fare gruppo tra di loro. Ho sempre sofferto di quella competizione e invidia che si crea tra le donne. L’ho vissuta in prima persona. Spesso, sono state proprio le donne a dirmi che non sarei stata in grado di fare una determinata cosa.  Una mattina mi sono svegliata e ho capito di avere davanti a me delle donne insicure, fragili proprio come me. Valentina e Francesca sono il mio specchio. Quando capisci che hai dall’altra parte una persona molto simile a te, basta guardarti dentro per accoglierla. Noi donne siamo simili. Io, Valentina e Francesca siamo femmine, ma anche dei maschiacci e questo lato ci fa sentire unite. Noi tre insieme siamo libere, non abbiamo filtri, vergogne. Siamo veramente aperte. Abbiamo la capacità di stare insieme in maniera totale. Siamo trasparenti, nel bene e nel male. A teatro portiamo in scena non solo l’unione, ma anche i contrasti. Mostriamo la realtà delle relazioni umane.

Come ti vedi tra un paio di anni?

Tra un paio di anni mi vedo allo specchio e starò sicuramente a sgridarmi per qualcosa. Sono una che si sgrida continuamente. Starò, nello stesso tempo, ridendo per qualcosa. Non sono mai spaventata dalla solitudine, so essere buffa. Probabilmente starò per raggiungere un altro traguardo. Per tutta la vita ho cercato di raggiungere degli obiettivi. Fino a quando non raggiungo un obiettivo, non ho pace. Non mi faccio sconti. Ho scelto di fare questo lavoro perché sono innamorata del cinema e del teatro. Adesso voglio cercare di acchiappare al meglio il mondo del cinema.

Credit: Francesca Bianchi

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