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THONY – «Il sentimento più importante? La tenerezza»

In ‘Momenti di trascurabile felicità’ del regista Daniele Luchetti, l’attrice e musicista Thony sarà Agata, la protagonista femminile accanto a Pif. In un pomeriggio ancora gelido di febbraio, conosco Thony che in modo del tutto naturale mi racconta il suo mondo, la sua arte, le paure che sente e quelle che non vuole più sentire. Con eleganza, discrezione e sincerità, conosco l’artista Thony, ma anche la donna che è. Una donna che dona ad ogni cosa che fa quel sentimento importante chiamato ‘tenerezza’.

di Anna Chiara Delle Donne

Benvenuta, Thony. Sei la protagonista femminile del film ‘Momenti di trascurabile felicità’ di Daniele Luchetti. Come descriveresti questo film?

Questa è una commedia amara. Il regista Luchetti ha da sempre voglia di far riflettere sulle brutture dell’animo umano, sulla vita. Il film ha dei lati profondi che ti mettono contro te stesso e ti fanno un po’ guardare allo specchio.

Il tuo personaggio è Agata. Che donna credi che sia?

Agata è una donna con due figli. Ha una grande responsabilità, perché Paolo, suo marito, è molto assente e non l’aiuta mai. Il mio personaggio è dovuto un po’ cambiare, è diventata più responsabile nel corso del tempo. Paolo non cambia mai, Agata cambia e cresce. Quando ho letto le sceneggiature, ho pensato di non voler dare l’idea di una moglie frustrata.  Non volevo manifestare questo. Lei non prova rancore nei confronti della vita e di suo marito, ma è una donna che ha saputo prendere queste responsabilità come cose che possono portarle gioia piuttosto che frustrazione e basta. Non volevo portare sullo schermo una donna triste e isterica. Era importante, per me, portare in scena come i rapporti cambiano nel tempo. Vediamo una ragazzina innamorata del ragazzo bello e si chiede: Ma davvero Paolo vuole una come me? E poi vedendo Agata da grande, lo spettatore si chiede: perché Agata sta con Paolo? Perché una donna che potrebbe avere tutto, sta con un uomo che ha tutte queste mancanze nei suoi confronti?

Come ti sei preparata ad interpretare questo ruolo di donna? 

Ho fatto un grande lavoro con il regista e di questo gliene sono grata. Solitamente i personaggi vengono fuori solo dalle scene. Leggi le scene e mentre giri, ti fai un’idea del personaggio. Invece, con Daniele Luchetti abbiamo creato per Agata, il mio personaggio, tutta una storia passata, avendo nella mente come era da ragazzina e come è diventata, adesso. Abbiamo ricostruito la personalità di questo personaggio che nasce come una ragazza romantica con una personalità artistica e diventa una donna che ha dovuto mettere la praticità davanti a tutto il resto.

Cosa credi di aver donato di te a questo personaggio?

Ho dato al mio personaggio la tenerezza nei confronti del marito che non è mai cresciuto. Agata ha affrontato la vita, ha saputo affrontare i problemi. Quando i personaggi riescono bene, è perché tu hai messo tanto di te e hai portato in scena un essere. Credo sia molto difficile non portare qualcosa di te nel tuo personaggio e arrivare comunque a chi ti sta guardando. Come in tutte le cose che faccio anche se diverse, ho messo tanto di me. Io non sono una persona sola, sono tante cose messe insieme. Sono cambiata tante volte nella mia vita. Sono stata infelice, felice, frustrata, una buona amica, sono stata tanti tipi di donna. Tutto ciò mi ha permesso di trasformare Agata in una donna completa, una donna che riesce a provare tenerezza. La tenerezza è uno dei sentimenti più importanti che si possano provare.

Quale speri possa essere il messaggio di questo film?  

‘Momenti di trascurabile felicità’ è un film che ti fa riflettere. Ci sono cose in questo film che mi hanno fatta riflettere, ci sono frasi che mi hanno fatto capire come poter pensare per agire su determinate cose. Il personaggio Paolo si chiede: Sono io la persona più giusta per stare con Agata? E Agata è davvero la persona più giusta che io abbia potuto trovare per condividere la mia vita e tutte le mie cose? ‘Momenti di trascurabile felicità’ ti fa fare un po’ i conti con le scelte compiute.

Come ti sei trovata sul set con il regista Daniele Luchetti?

Daniele ti fa arrivare sul set con una fiducia totale nei confronti della persona che ti sta dirigendo. Sono partita con una grande fiducia in lui. Lavorando insieme, mi sono accorta ancor di più del fatto che lui sia un grande regista, un professionista e umanamente una persona incredibile. Anche quando c’era da dirmi delle cose sul mio lavoro, Daniele mi parlava con un’estrema gentilezza. Tutto ciò ha permesso che io dessi il mio meglio al film. Il suo modo di essere e il suo modo di lavorare mi hanno messa nelle condizioni di voler fare ciò che non pensavo di poter fare.

Prima mi hai detto: Sono stata tante cose. Ecco, nelle tue tante cose, cosa rappresenta per te l’arte in questo momento della tua vita?

Faccio l’attrice e la musicista. Non riesco ad immaginarmi fuori da questo mondo. Sono cosciente che le espressioni artistiche sono qualcosa di mutevole, perché è tutto legato alla tua emotività. Nel mio divenire, a volte mi perdo. A volte mi sono anche persa e cambiando non ho messo la mia emotività a favore dell’arte. Quando, invece, nel tuo processo di cambiamento non hai paura di perderti e ti perdi nei cambiamenti, riesci ad essere vicina alla tua parte artistica. Tutti hanno una parte artistica, ma non tutti riescono ad essere vicini a quella parte. Bisogna essere sempre molto aperti. Quando hai delle chiusure, è difficile recitare e scrivere una canzone perché non sei in comunicazione con te stesso. Come fai a trovare dentro di te un’emozione e ad inserirla nella tua arte? Dovresti fingere. E invece, gli attori più bravi sono quelli che riescono a provare davvero quelle cose senza fingere.

Quale promessa vuoi fare alla persona che sarai?

Vorrei non avere troppe paure, non mi sento mai all’altezza. A volte ho anche paura di guardare negli occhi le persone. Sono piena di paure. Poi, ogni tanto mi sveglio e non ne ho. E penso che questo sia dovuto al fatto che quando stai facendo ciò che ami, allora ti ami. Spero di amarmi un po’ più spesso. Inoltre, vorrei trovare sempre il piacere di fare quello che faccio.

Credits: Alessandro Cantarini

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