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TIZIANA GALLO

«Bere sano è possibile. Bere meglio è un obbligo»

Faceva l’avvocato prima di cambiare vita per diventare distributrice di vini naturali e fondare nel 2009 la prima manifestazione del settore nella capitale, decisamente unica nel suo genere: “Vignaioli Naturali a Roma”. «Una vita fa – mi dice quando la incontro nella sua enoteca, un piccolo salotto nel cuore del quartiere romano Prati – Ho dovuto svuotare la testa dai numeri dei vari articoli normativi e l’ho riempita di nomi, annate, vitigni e produttori». Tiziana Gallo non è la prima ad aver fatto una scelta così radicale nel mondo dell’enologia, dove non è insolito incontrare storie simili alla sua. Oggi si occupa di vini naturali, li distribuisce in vari ristoranti e locali romani, gestisce la sua enoteca che porta lo stesso nome dell’evento e soprattutto è l’organizzatrice della fiera, che il 26 e 27 gennaio prossimi festeggerà il suo decimo compleanno all’Hotel Excelsior della celebre e iconica via Vittorio Veneto.

di Elisabetta Bartucca
Foto di Gabriele Furia

Quando nasce Vignaioli Naturali a Roma?

Nel 2001 collaboravo da un po’ di tempo con “Porthos Edizioni”, all’epoca una rivista sul vino. Erano gli albori dei vini naturali, Porthos aveva portato a Roma Nicholas Joly, il primo produttore ad aver applicato la biodinamica al vigneto. In quell’occasione arrivarono tantissimi produttori che iniziavano proprio allora a muovere i primi passi nel naturale: La Castellada, Radikon, Giovanna Morganti, Angiolino Maule. Cominciò per tutti i collaboratori della rivista un percorso alla scoperta del vino naturale e nel 2005 decisi di iniziare a venderlo, perché Roma non era ancora organizzata per la distribuzione di un prodotto così particolare. A breve anche la Velier iniziò ad interessarsi al naturale coniando il “Triple A”, che in molti confondono con una certificazione, quando invece è un marchio commerciale. Facevo ancora l’avvocato e non potevo pensare di creare un marchio mio, iniziai in sordina; cominciavo a conoscere moltissimi produttori e il loro lavoro, così nel 2009 sentii l’impulso di creare un’occasione per condividere con il pubblico una fiera sui vini naturali.

Fu la prima?

A Roma sì, ma in Italia ne era già stata organizzata una da un gruppo di produttori, che si erano voluti distaccare dal “Vinitaly” per creare una propria manifestazione, “Villa Favorita”. La mia idea fu quella di proporre qualcosa di simile sul territorio romano e nel gennaio 2009 partì la prima edizione.

Come andò?

Andò molto bene soprattutto in termini di presenza delle aziende vinicole. In quel momento Roma era un mercato commercialmente più ricettivo di Milano, così i produttori aderirono volentieri. Da allora la partecipazione, in termini di pubblico, è sempre stata in costante aumento, ma negli ultimi tre anni ho preferito mantenere stabile quella dei produttori per garantire uno spazio e una logistica confortevole evitando contesti soffocanti; non mi piace che ci sia calca e che la gente debba aspettare troppo prima di arrivare davanti al banco di degustazione. Credo che la qualità dei produttori e il contatto con loro debbano contare più del numero. Oggi viviamo un boom del naturale e un proliferare di produttori naturali o sedicenti tali, i numeri non mancano.

Come è cambiato negli anni il mondo delle fiere naturali?

Fino a qualche tempo fa “Vignaioli Naturali a Roma” era l’unica manifestazione del settore nella capitale, oggi si sono moltiplicate a dismisura, ce ne sarà almeno una a settimana in varie zone d’Italia. Assistiamo a una vera e propria bulimia di eventi sul vino naturale, i produttori sono molto richiesti e strattonati tra una fiera e all’altra.

Che consigli daresti a chi vuole a orientarsi in questa “voglia di naturale”?

Trovate un’enoteca di fiducia con una persona competente, che vi sappia guidare e spiegare cosa c’è dietro o dentro ogni bottiglia. È una lezione di cui ho fatto tesoro negli anni della mia collaborazione a Porthos.

Non esiste ancora una regolamentazione giuridica del settore. È un bene o un male?

Per me è un bene, sono contraria a una normativa perché favorirebbe l’ingresso delle grandi aziende, come è già successo nel biologico. Mentre il vino naturale è fatto da artigiani, piccoli produttori e deve rimanere tale. Credo che tracciare dei confini troppo rigidi nel naturale sia impossibile; al momento le varie associazione di produttori si sono date ciascuna un proprio decalogo al quale gli iscritti devono aderire.

Cosa possiamo definire “naturale” e cosa no?

Ognuno ha una propria definizione. Nel vigneto “naturale” per me, non vanno usati né chimica né sistemici, spesso si utilizza rame e zolfo in misura molto inferiore rispetto a quanto permesso dalla certificazione bio. Esistono poi i produttori che producono in biodinamica, loro ad esempio utilizzano specifici preparati e tisane ed è facile trovare tra i filari dei loro vigneti piante di verdure del territorio. In cantina invece, “naturale” vuol dire fermentazioni spontanee, zero lieviti aggiunti e livelli bassissimi di anidride solforosa. Mi è capitato spesso di incontrare clienti con la convinzione che naturale significhi senza solfiti, non è così. L’anidride solforosa, per il suo potere antiossidante, permette al vino di essere conservato più a lungo e ne garantisce la stabilità. La maggior parte dei produttori naturali ne ha ridotto considerevolmente l’uso permesso per legge e in alcuni casi ne fa addirittura a meno.

Ci fai un esempio?

In Italia il limite legale consentito di anidride solforosa nei i vini bianchi è di 220 mg/l, per il biologico è di 80mg/l, i produttori naturali arrivano ad un massimo di 40 mg/l, inoltre se l’anidride solforosa supera i 10 mg/l, per legge va indicato in etichetta con la dicitura “contiene solfiti”. Personalmente tollero l’utilizzo di un basso grado di solforosa, mentre mi disturbano i vini con lieviti aggiunti come permesso dal biologico.

Cosa non dobbiamo assolutamente fare quando scegliamo un vino naturale?

Essere prevenuti e seguire le tendenze. Negli anni abbiamo dovuto fare i conti con la diffusione di varie mode, dal tappo lungo alla bottiglia pesante diventata simbolo di vino pregiato. Oggi nel mondo del vino naturale è di moda l’etichetta vistosa, che sullo scaffale si fa notare e attira l’attenzione. Sembra che la bottiglia con un’etichetta appariscente, magari disegnata da un bambino, evochi e garantisca un contenuto più sincero, più integro. Mi chiedo invece se non sia il frutto di un progetto mirato solo a rubare l’attenzione.

Come sta reagendo il mercato?

Bene, le vendite sono in crescita. Credo che una maggiore consapevolezza crei anche più richiesta e mi piace pensare che questo incremento dipenda anche dal fatto che quando si inizia a bere naturale non si torna indietro. Bere sano è possibile. Bere meglio è un obbligo.

 

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