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TOSCA D’AQUINO – «Non pensi mai di essere arrivata»

Ha fatto breccia nel cuore di tutti noi con l’esuberanza dimostrata ne “I laureati” e ancor più ne “Il ciclone” di Leonardo Pieraccioni. Tosca D’Aquino ha la solarità negli occhi anche quando parla del suo percorso professionale e di vita, trasmettendo un grande entusiasmo per i passi compiuti e l’idea che non ci si senta mai arrivati. Abbiamo avuto l’occasione di dialogare con lei alla 14esima edizione di Cortinametraggio.

di Maria Lucia Tangorra

Lei ha associato la strada di attrice a quella di conduttrice…

Nasco assolutamente come attrice. Ho sempre voluto svolgere questa professione, probabilmente sin da quando ero nella pancia di mia madre e già dalle recite scolastiche mi assegnavano sempre il ruolo da protagonista. A diciotto anni sono stata ammessa all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico e da lì è partito tutto. Mi sono ritrovata spesso e volentieri in situazioni in cui mi hanno chiesto anche di condurre e mi diverte farlo. Ritengo che chi possiede una formazione teatrale ha sempre le spalle coperte poiché si è più completi.

A proposito degli inizi, qual è il ricordo che conserva dell’esperienza con Ettore Scola?

È stato un grandissimo maestro. Ero giovanissima e lavorare con lui è stato come realizzare un sogno. “Il viaggio di Capitan Fracassa” è stato uno degli ultimi film del Cecchi Gori plurimiliardario, quando era ancora prevista la possibilità di stare tre mesi fissi all’interno degli studi di Cinecittà, con costumi e scenografie pazzeschi. A ciò si aggiungeva l’incredibile cast, da Massimo Troisi e Ornella Muti agli attori francesi.

Lei ha lavorato anche con Pappi Corsicato, il quale ha dimostrato di saper raccontare le donne…

Pappi è stato ed è un genio. Sicuramente in quel momento storico è stato un rivoluzionario perché ha fatto dei film particolari, si potrebbe assimilare all’impatto che ebbe Pedro Almodóvar in Spagna con “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”. Pappi è riuscito a creare dei personaggi straordinari e sposo in toto la sua visione.

Richiamando il titolo di un’opera di questo regista, per lei cosa vuol dire essere libera?

Mi ritengo una donna molto fortunata. Ho incontrato degli uomini che mi hanno accompagnata in maniera eccellente, a partire da mio padre, passando per i miei due mariti – coi quali ho vissuto delle esperienze positive – fino ai miei due figli maschi. Lavorando da giovanissima e avendo accanto degli uomini molto intelligenti, mi sono sempre sentita molto libera. Ne “Il Gabbiano” Čechov scrive: «io ho fede e quando penso alla mia vocazione non ho più paura della vita». Sono credente e ho molta fiducia nella vita, se aggiungiamo anche la forte passione artistica, tutto questo mi permette di affrontare qualsiasi cosa. Certo, nell’accezione più stretta del termine, nessuno di noi è totalmente libero, ma mi sento libera di poter operare delle scelte.

Artisticamente quando ha avvertito questo scatto?

Non si sente mai. Non pensi mai di essere arrivata. Senza dubbio “Il ciclone” e una trasmissione come “Torno sabato” con Panariello mi hanno portato tanto successo di pubblico. Avvertire il grande affetto delle persone è fondamentale per un artista.

Che valore ha per lei far ridere?

In Italia tutto ciò che fa ridere è considerato in qualche maniera di serie B e a volte anch’io mi sono posta il problema. Recentemente, post spettacolo, è venuta a trovarmi una signora, la quale mi ha regalato queste parole: «la ringrazio molto perché ho tanti problemi e pressioni. Sono venuta a teatro e per due ore mi sono davvero divertita». Testimonianze come queste ti fanno riflettere e arrivi alla conclusione per cui è giusto rappresentare i classici o testi d’impegno civile, ma al contempo non dobbiamo sentirci di serie B nel caso della commedia perché è essenziale e doveroso portare anche una risata e un po’ di spensieratezza in un periodo storico così complesso.

 

Tosca, c’è una donna a cui ha dato vita che le ha fatto scoprire qualcosa di lei?

Proprio Ottavia de “I Bastardi di Pizzofalcone”. Il grande Eduardo diceva: «ho assorbito avidamente e con pietà la vita di tanta gente». Il tutto senza giudicare. Ottavia è una donna con un figlio portatore di handicap, un matrimonio finito e non si ribella, sta lì. In questa ultima edizione – vedremo come proseguirà – ha avuto un piccolo momento di abbandono col vicequestore Palma, ma è una donna tanto sofferente e chiusa e in questo senso non mi appartiene. È stata una prova d’attrice impegnativa, essendo io molto esuberante, ho dovuto lavorare molto in sottrazione.

 

Esiste un aspetto artistico che non è stato ancora colto e che vorrebbe far emergere?

Senz’altro. Uscita dall’Accademia ho realizzato dei film più impegnativi e drammatici, poi il mio percorso si è indirizzato verso la commedia brillante e sono stata in parte ghettizzata in questo ruolo – da noi c’è questa tendenza. Anche l’essere napoletana, se da un lato costituisce una forza, dall’altro fa sì che ti inquadrino nell’etichetta di “attrice napoletana”. So di avere un aspetto solare, però, ad esempio, mi farebbe tanto piacere vestire i panni di una cattiva. Ottavia è stata un’occasione per sperimentare altre corde. La fiction, a differenza di un lungometraggio, ti offre l’opportunità di sviluppare ulteriormente il percorso del personaggio e questo è un risvolto molto stimolante.

Qual è la sua più grande conquista ad oggi?

Avendo cominciato a lavorare a quattordici anni, economicamente sono sempre stata indipendente. È un consiglio che do sempre a tutte le ragazze che incontro perché questa condizione ti fornisce la possibilità di decidere se fare o meno qualcosa. Da giovani si hanno delle insicurezze; oggi non sento più il bisogno di sentirmi accettata o di compiacere. Adesso ho la mia struttura che mi porta a pensare: se ti piaccio certamente mi fa piacere, altrimenti va bene ugualmente. Queste sono consapevolezze che si guadagnano col tempo e con l’esperienza.

Dove la vedremo prossimamente?

Ci sarà la terza stagione de “I Bastardi di Pizzofalcone”. Per quanto riguarda il teatro, nella stagione 2019-2020 sarò in tournée con “Belle ripiene” per la regia di Massimo Romeo Piparo. Da buona napoletana sono scaramantica per cui preferisco non sbilanciarmi, ma mi auguro si realizzino anche delle ipotesi cinematografiche in ballo.

Credits Ufficio Stampa Cortinametraggio:
Storyfinders – Lionella Bianca Fiorillo
“Belle ripiene” Ph Marco Rossi

 

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