«Tra meraviglia e bellezza, la selvaggità dell’Isola»

di Gino Morabito

Si dice che Archimede la proteggesse con un gigantesco sistema di specchi, il cui riflesso infuocava le vele dei nemici romani. Siamo a Siracusa e più precisamente a Ortigia. Il fulcro è piazza del Duomo, una meravigliosa spaccatura all’interno del dedalo di vie che attraversano l’isola. Passeggiare per i vicoli è una scoperta, tra balconi, chiese, piazzette e negozi popolati di gente e di storia.

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La bellezza dei palazzi e il trionfo del barocco esprimono perfettamente la grandezza che questo luogo deve aver rappresentato in passato. Ma Siracusa non è solo Ortigia, è anche la zona archeologica, gustare dell’ottimo pesce, perdersi tra i rumori e gli odori del mercato centrale, rinfrescarsi con una granita che appaga i nostri sensi e ci ristora; è lasciarsi irretire dalla leggenda che avvolge l’Orecchio di Dioniso e assistere a una tragedia classica nel meraviglioso Teatro Greco.

Dopo esserci innamorati della città, continuiamo il nostro viaggio verso la capitale del barocco siciliano. Di Noto rimangono negli occhi il colore giallo ambra dei suoi palazzi e delle sue chiese, il cielo infuocato al tramonto e la vista mozzafiato sui tetti della città. Dichiarata, nel 2002, patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco, rivela al visitatore una preziosissima serie di gemme di pura bellezza, tra beni archeologici, artistici e paesaggistici. Sicuramente da tutelare, con le sue prelibatezze, il Caffè Sicilia. La mecca per chi cerca i sapori autentici di questa terra; un viaggio tra cannoli, cassate, gelato al pistacchio e Savarin al Marsala.

Ebbri di tanta bellezza e bramosi di averne ancora, proseguiamo verso la Riserva di Vendicari e la spiaggia di Calamosche. Meglio conosciuta dagli abitanti del posto come “Funni Musca”, è una caletta sabbiosa che si estende per circa duecento metri, delimitata da due promontori rocciosi che fanno da riparo alle correnti, con il risultato di un mare calmo e cristallino. Un’incantevole piscina naturale ideale per fare snorkeling. Nuotando verso la scogliera ai lati del golfetto, dove il fondale è più profondo, grotte, cavità e anfratti ospitano una variegata fauna marina. L’accesso diretto alla spiaggia è garantito da un ingresso dedicato, imboccando un sentiero di circa un chilometro. Un piccolo sacrificio ampiamente ricompensato quando, una volta arrivati, si spalanca davanti ai nostri occhi un vero paradiso naturale. Da Calamosche ci dirigiamo alla volta di Modica, anch’essa inserita nell’elenco dei luoghi patrimonio dell’umanità. Il Duomo di San Giorgio, il Duomo di San Pietro, il Palazzo della Cultura, il Teatro Garibaldi sono alcune delle tappe consigliate per chi volesse godere appieno della cultura e delle tradizioni di una città che, oltre alla grande ricchezza architettonica e storica, è meta turistica di golosi e buongustai che giungono da ogni dove per assaggiarne il famosissimo cioccolato. La sua particolarità risiede nell’antica lavorazione e in quelle origini azteche, in una colonizzazione di uomini e di gusti. Il processo produttivo fu portato dai conquistadores spagnoli direttamente dal Messico e prevede la lavorazione a freddo del cacao con lo zucchero di canna. Questo fa sì che lo zucchero non riesca a sciogliersi e conferisca al cioccolato di Modica la particolare consistenza granulosa. La meta da raggiungere per appassionati e curiosi alla scoperta dell’oro nero è sicuramente l’Antica Dolceria Bonajuto.

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Immersa tra i campi del caratteristico ciliegino che riempiono il paesaggio e conquistano il mare, ci imbattiamo in Pachino. Da lì, spingendo lo sguardo a nord-est, il borgo di Marzamemi. Città capolinea, città di mare e di pesca, ospita il Festival del Cinema di Frontiera. Nella zona della Spinazza, la sabbia soffice e il fondale azzurro infinito ci offrono la location ideale per un incantevole soggiorno estivo. Folklore e religiosità per la festa di san Francesco di Paola, nel primo lunedì dopo il Ferragosto, con una processione di barche, cuccagna a mare e regata. Sostando per un aperitivo in piazza Regina Margherita o assaporando la tipica bottarga di tonno rosso, è come viaggiare nel tempo. Le origini arabe di Marzamemi si ritrovano anche nel suo nome, che deriverebbe da “marsà ‘al hamam”, cioè “baia delle tortore”, per il loro copioso passaggio in primavera. Un calice di Nero d’Avola guardando l’Isolotto Brancati e il suo villino color bordeaux, e in un batter di ciglia siamo a Portopalo di Capo Passero, il comune più a Sud della Sicilia. Quattromila anime e una particolarità: è bagnato sia dal Mar Mediterraneo che dal Mar Jonio. Su quest’ultimo sorgeva un tempo il piccolo porto dove sono ancora presenti, anche se ormai quasi cadenti, le casette dei pescatori. Verso est si staglia l’isola di Capo Passero, protetta dall’alto dalla fortezza spagnola sovrastata da un’imponente statua bronzea della Madonna. A Portopalo appartengono poi l’isola delle Correnti e quella di Capo Passero: la prima ideale per chi ama la natura selvaggia e incontaminata; la seconda situata proprio di fronte il borgo da cui prende il nome. Una superficie di circa trentacinque ettari separata dalla terraferma da una striscia di mare poco profonda. È raggiungibile a nuoto, in canoa, pedalò o con una piccola imbarcazione noleggiata all’occorrenza. Ed eccoci immersi in una spiaggia ambrata finissima che degrada dolcemente in un mare turchese. Uno scenario esotico che si trasforma radicalmente nella zona nord, dove il litorale diviene frastagliato e roccioso. Vivide suggestioni che ci forniscono ancora un buon motivo per viaggiare in Sicilia.

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