Top

UN’AVVENTURA – «È un film vero e autentico. A Battisti sarebbe piaciuto»

In sala dal 14 febbraio il musical con Laura Chiatti e Michele Riondino che ci raccontano l’amore cantando e ballando sulle note delle più celebri canzoni di Mogol e Lucio Battisti.

di Elisabetta Bartucca

Alcuni precedenti illustri come “Across the Universe”, un totale di dieci canzoni utilizzate e un’uscita programmata in 360 sale dal 14 febbraio. Nel film di Julie Taymor i protagonisti erano 33 brani dei Beatles, qui i testi sono quelli di Lucio Battisti e Mogol. Siamo tra le sabbie mobili del musical, territorio poco o per nulla battuto in Italia, il film si chiama “Un’avventura” dal titolo dell’omonima canzone del celebre cantautore e la sfida è di quelle importanti. A dirigere è Marco Danieli sulla base di una sceneggiatura scritta e pensata da Isabella Aguilar, gli interpreti sono Laura Chiatti e Michele Riondino che recitano, cantano e ballano su coreografie di Luca Tommassini.

Per quasi due ore di film sulle note delle canzoni che hanno cresciuto intere generazioni, i due protagonisti Matteo e Francesca scoprono l’amore, si lasciano, si ritrovano e si perdono ancora, ognuno impegnato a inseguire i propri sogni: lui quello di musicista, lei quello di donna libera, nel bel mezzo delle istanze rivoluzionarie e di emancipazione degli anni ’70.

«Se il film avrà successo faremo un sequel», fanno sapere intanto i produttori Marco De Angelis e Mattia Guerra, che hanno avuto l’idea del film. Tante i modelli a cui ispirarsi, molte le difficoltà per un’operazione che rischiava l’effetto jukebox: «Uno dei riferimenti è stato sicuramente “Across the Universe”, che mi ha dato la sensazione di non essere mai pazza e sola nell’impresa. – racconta la sceneggiatrice – Ma anche il dialogo con Mogol mi ha aiutato molto in quella prima fase in cui sembrava una cosa folle, poi è stato tutto facile, naturale e allo stesso tempo lento rispetto a ciò che accade normalmente al cinema. Abbiamo sempre continuato ad aggiungere pezzi, ma la storia è rimasta sempre la stessa, lontana da qualsiasi operazione commerciale».

Che sia un’opera vera e autentica, non piegata a logiche di mercato, è convinto anche Mogol: «Quando l’ho visto sono rimasto piacevolmente sorpreso perché è un film vivo e reale. Tra marketing e vita c’è la stessa differenza che passa fra la pasta scotta e quella al dente, dove la seconda è straordinaria e la prima è immangiabile; in questo film non c’è marketing, ma vita. Ci si casca e chi si immedesima prende le botte, perché la vita spesso te ne dà, ma è il più bel regalo che abbiamo ricevuto. Credo avrà successo».

Da “Dieci Inverni” sono passati dieci anni, lì Riondino viveva un amore che si sarebbe rincorso per un decennio, qui fa la stessa cosa, «ma con il contributo delle storie di Mogol e Battisti, cioè tutto il materiale necessario a raccontare una storia d’amore pura, vera e reale, che per esser tale deve passare sui residui e i cadaveri delle precedenti. È una commedia romantica musicale, ma senza sdolcinatezze». E dove le canzoni hanno spesso influenzato la storia e viceversa: «Ogni tanto – spiega il regista con cui Riondino ha già lavorato ne “La ragazza del mondo” – è stato fatto un lavoro di destrutturazione come su “Acqua azzurra”, dove abbiamo separato le strofe dai ritornelli, qualche volte invece abbiamo leggermente cambiato il senso delle canzoni, come per “Balla Linda”; la Linda del film ad esempio non è il personaggio a cui si è ispirato Mogol, non è una donna così libera, anzi è una figura femminile dipendente dalle relazioni, dagli affetti e dalla figura maschile. Le chiacchierate con Mogol ci hanno permesso di scavare dentro i brani e coglierne i sottotesti».

Insieme i due attori hanno alternato scene cantate in playback con altre girate in presa diretta. Per Laura Chiatti è stata l’occasione di mettersi alla prova con un genere con cui non ha mai avuto particolare empatia: «Ho sempre amato cantare, ma non ho mai potuto esternare questa mia passione, perché il musical in Italia esiste quasi solo a teatro ed io ho sempre pensato di non essere portata per quel tipo di impatto. È stato bello quindi pensarlo al cinema, anche se i riferimenti da “La La Land” a “Chicago” ti fanno sentire subito in trappola. Qui però l’aspetto musicale non è visionario, ma realistico».

A salvare Riondino invece, da un genere che «non è nelle mie corde» è stata la recitazione: «Quando prepari un film tradizionale non vedi l’ora di andare davanti alla macchina da presa. In questo caso la preparazione comprendeva anche la parte coreografica e quella cantata, ma non essendo padroni della materia non avremmo mai voluto smettere di provare. La salvezza è stata la recitazione: cantare “Un’avventura” a Sanremo è stato per me un dramma indescrivibile, come buttarsi da un grattacielo, farlo invece durante le riprese è stato completamente diverso. Usare la recitazione per interpretare quelle canzoni è stato molto più semplice che far vinta di essere un cantante. Il musical non è il mio genere preferito, ma è stata un’esperienza molto formativa, perché ti fa capire quanto la recitazione possa essere la salvezza di un attore quando ha a che fare con altre discipline», rivela.

L’unico dispiacere è che “Insieme a te sto bene” sia rimasta fuori dal film: «Era la canzone con cui mi ero presentato al provino, ci sarebbe dovuta essere in un momento secondo me molto bello della storia, ma poi è stato deciso di toglierla». Stesso rammarico per la Chiatti, che confessa: «Mi è mancata molto “Emozioni”. Quando ero piccola cantavo poche canzoni maschili e “Emozioni” era una di queste, la cantavo sempre a casa, ma non sono mai riuscita a farlo davanti a un pubblico; questa sarebbe stata l’occasione per condividerla».

Cosa penserebbe Battisti del film? Mogol non sa rispondere, ma di una cosa è certo: «Gli sarebbe piaciuto tantissimo perché è una storia reale, moderna e attaccata alla vita. Lucio era parecchio avanti, cercava di assimilare il contributo artistico di tutti i più grandi del mondo, passava la vita ad ascoltare e analizzare, gli sarebbe piaciuto tantissimo perché è una storia reale, moderna e attaccata alla vita». E conclude: «Se io sono stato il più grande ammiratore di Battisti, lui lo è stato dei miei testi».

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi