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VALERIA GOLINO «Volevo fa l’americana!»

La decima edizione del Bif&st ha regalato al pubblico della kermesse pugliese un concentrato di emozioni e parte di queste sono arrivate dall’intensa e bellissima masterclass di Valeria Golino. Sul palco del Petruzzelli, l’attrice e regista ha parlato della sua carriera e dei suoi futuri impegni.

di Francesco Del Grosso

Un Teatro Petruzzelli pieno in ogni ordine di posti ha accolto e sommerso di applausi una delle attrici più conosciute e amate del cinema italiano. Si tratta di Valeria Golino, un’interprete che,  personaggio dopo personaggio, è riuscita sempre a commuoverci, a divertirci, ad emozionarci, a farci perdutamente innamorare delle sue donne sul grande schermo, spesso solari, “scombinate”, lacerate, complesse, messe quasi sempre alla prova da esistenze e passioni.

Valeria-golino-redcarpet-magazineSono trascorse diverse settimane dalla masterclass che ha tenuto al 10° Bif&st – Bari International Film Festival, laddove ha ricevuto il prestigioso Federico Fellini Platinum Award for Cinematic Excellence, ma il ricordo di quei momenti è ancora forte in chi come noi era presente all’evento. Ed è lì, nell’incantevole cornice di un politeama riportato ad antico splendore dopo l’incendio doloso che lo mise in ginocchio nell’ottobre del 1991, che abbiamo fatto nostre le parole di un’artista capace come poche di sublimare l’indiscusso talento con uno sguardo limpido e attento che ha stregato persino Hollywood. Nel ripercorrere passo dopo passo la sua straordinaria carriera, che ad oggi conta una serie di importanti riconoscimenti tra cui 2 David di Donatello, 4 Nastri d’argento, 3 Globi d’oro e 2 Coppe Volpi alla Mostra di Venezia, è impossibile non partire dalla lunga e fortunata esperienza oltreoceano che la tenne lontana dall’Italia dal 1988 al 2000: «Fu un grande divertimento, sono stata lì tra i miei 23 e i 35 anni e ho lavorato in 17-18 film, alcuni dei quali molto belli, primo tra tutti “Rain Man”. Ma so che avrei dovuto fare di più. Mi ero messa in testa, ad un certo punto, di interpretare ruoli di donne americane, non solo straniere e ho fatto tanti provini senza ottenere la parte. Ma che potevo fare di fronte ad attrici come Julia Roberts o Demi Moore e Uma Thurman? Non c’era storia!».

Con un ricco bagaglio a stelle e strisce alle spalle, nel Belpaese per fortuna la Golino ha fatto ritorno e qui, così come in Francia, ha costruito nei decenni successivi la restante parte di una carriera iniziata per uno strano scherzo del destino nel 1983, quando appena sedicenne Lina Wertmüller la scelse per la commedia “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada”. Un divertente aneddoto ci riporta a quei giorni: «Fu un caso fortuito. Io facevo la modella già da un paio d’anni e vivevo ad Atene. Un giorno andai a Napoli per vedere mio padre e prima di tornare in Grecia mi fermai a Roma da una mia zia. Ero già per strada pronta a ripartire quando lei mi chiamò dal balcone di casa chiedendomi di tornare indietro. Aveva appena parlato al telefono con la sua amica Lina Wertmüller che stava cercando una ragazza della mia età per il suo prossimo film. Feci il provino e mi prese. Sul set la Wertmüller fu cattivissima, me ne diceva di tutti i colori ma poi, nel privato, mi trattava bene!».

Quello con la cineasta partenopea, che il 27 ottobre, a Los Angeles, ha ricevuto l’Oscar alla carriera, è stato, a giudicare dal suo racconto, un vero e proprio battesimo di fuoco, oltre che una grande lezione di vita. Nella sua mente, nulla del passato è svanito o è stato rimosso. Forse qualcosa se l’è portato dietro anche nel momento in cui ha deciso di esordire alla regia con “Miele”, seguito poi da “Euforia”. Sulla sua esperienza dietro la macchina da presa ha detto: «La voglia di dirigere un film ce l’avevo da tanto tempo anche se non ne parlavo. L’ho fatto più tardi di quando avrei voluto, a 45 anni, perché fino ad allora non ne avevo avuto il tempo né avevo molta fiducia in me stessa. Sono stata convinta dall’incoraggiamento di Riccardo Scamarcio e Viola Prestieri, i miei produttori». Valeria-Golino-per-red-carpet-magazine

Da regola non scritta non c’è due senza tre, ma  sulla prospettiva di dirigere un nuovo film, Valeria Golino ha ‘glissato’ dicendo di non avere ancora nulla in cantiere. Ciò non significa che nei prossimi mesi non la vedremo in azione nelle vesti di attrice, con una serie di interpretazioni che ne metteranno in risalto la grandissima versatilità: dalla performance in “Portrait de la jeune fille en feu” di Céline Sciamma – premio per la migliore sceneggiatura al 72° Festival di Cannes – all’opera prima del fumettista Igort dal titolo “5 è il numero perfetto”, da “Un confine incerto” di Isabella Sandri a “Tutto il mio folle amore” di Gabriele Salvatores, passando per  “Adults in the Room” di Costa-Gavras. E non vediamo l’ora di goderne sul grande schermo.

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