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VINICIO MARCHIONI

«Sono il risultato di tutto quello che ho vissuto»

Intervista all’artista, presto al cinema con diversi film da co-protagonista e di nuovo in tournée con “Uno zio Vanja”.

Uno degli obiettivi che avevo con “Uno zio Vanja” era mettere in scena un grande amore verso l’essere umano. Vinicio Marchioni è riuscito a comunicarlo non solo in questo spettacolo da Anton Čechov, si può dire che lo trasmetta in ogni parola che scrive e pronuncia così come in tutte le scelte compiute (tra cui l’adesione alla onlus “Every Child is My Child”). Franchezza e profondità sono alcune delle qualità che immediatamente emergono parlando con l’artista. Si è cimentato nei ruoli più disparati [e altrettanti gliene auguriamo], lasciando il segno sulle tavole del palcoscenico così come sullo schermo. Lo abbiamo incontrato a Sansepolcro (AR) in occasione dell’edizione 2018 di Kilowatt Festival, dove ha coinvolto la platea di turno con “La più lunga ora” (Milena Mancini ha dato voce a Sibilla Aleramo. Ad accompagnarli le musiche composte ed eseguite dal vivo da Ruben Rigillo).

Maria Lucia Tangorra

 

“Ötzi e il mistero del tempo”

Partiamo dallo spettacolo “La più lunga ora” in cui pronuncia queste parole: «mi chiamo Dino Campana, sono un poeta e questo è quello che ho scritto e voi dovete pubblicarmi perché solo se mi pubblicate io posso vivere». Traslando su di lei: solo se la fanno recitare lei può vivere?

Credo sia una sensazione abbastanza comune negli attori. Questo è un lavoro che si confonde talmente tanto con la vita che si conduce, che l’attore lo fai se lo sei, se qualcuno riconosce il tuo essere attore. Noi siamo perché siamo percepiti da qualcuno – richiamando Samuel Beckett. Per Campana credo che fosse anche un’esigenza fisica, aveva l’assoluta necessità di esistere per qualcuno anche a causa della malattia di cui soffriva. Detto questo è una metafora molto calzante col mio e nostro mestiere: se non riesci a mettere in pratica quello che non ti fa dormire la notte e ti rende felice, è come se non esistessi. Tutti potremmo fare sicuramente altro, però non ci darebbe, forse, la stessa meraviglia di vivere.

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