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foto2 William Baldwin - Filming Italy Sardegna Festival

WILLIAM BALDWIN

«Sono quello che sono»

 

Tra i nomi di spicco che abbiamo incontrato nel corso della seconda edizione del Filming Italy Sardegna Festival, quello di William Baldwin è senza dubbio quello più altisonante. Non capita tutti i giorni di potere rivolgere delle domande a una star del panorama internazionale della sua caratura. Ma quando questa occasione si palesa non puoi non coglierla al balzo.

 

di Francesco Del Grosso e Maria Lucia Tangorra

 

È stato per anni il sogno proibito delle donne di tutto il mondo che nei suoi occhi di ghiaccio erano solite perdersi. Portatore sano di emozioni allo stato puro e di una sensualità conturbante, William Baldwin ha fatto breccia nei cuori grazie a delle interpretazioni (da “Backdraft” a “Internal Affairs”, da “Flatliners” a “Sliver” e “Fair Game”) che hanno lasciato un segno indelebile nell’immaginario femminile e non solo. Bellezza mista a una forte presenza scenica e a un indiscusso talento hanno fatto sì che la sua popolarità crescesse in un battito di ciglia.

Figlio di Carol Newcomb e Alexander Rae Baldwin Jr., fratello dei noti attori Alec, Daniel e Stephen, William ha dovuto con un simile parterre de rois presente tra le mura domestiche fare i conti con una concorrenza piuttosto accesa. Insomma, quella che in antichità avrebbero chiamato “lotta” fratricida, ma che lui ha affrontato senza tirarsi mai indietro, conquistando, nei primi anni della carriera, dei ruoli importanti in grosse produzioni a stelle e strisce. Ma come si ottiene l’indipendenza artistica quando nel camino del salotto di casa brucia un comune fuoco sacro per la recitazione? «Semplicemente facendo uscire ciò che ho dentro nella vita di tutti i giorni, nel lavoro, coi miei figli, nei legami familiari e in tutto quello che faccio. Ho cercato di essere sempre sincero con me stesso e con chi mi circonda, restituendo la migliore verità possibile. Io sono quello che sono, con i miei fratelli c’è sempre stato uno scambio e una costruttiva convivenza artistica. Ciascuno di noi ha fatto il proprio percorso, senza mai intralciare quello degli altri». Parole, queste, pronunciate con il tono deciso e sicuro di chi sa come farsi rispettare.

foto7 William Baldwin - Backdraft

Ma quello di Baldwin è stato un cammino in ascesa almeno sino alla fine degli anni Novanta, quando una parentesi non particolarmente felice lo ha visto partecipare ad alcuni film minori per il cinema e la televisione. Flessione che però ha tenuto prontamente a smentire quando nel corso della round-table è stato interpellato sull’argomento: «a mio avviso non c’è stato un vero e proprio stop in quegli anni perché, carte alla mano, non ho smesso nemmeno un attimo di lavorare. Semmai c’è stato un raffreddamento. Di quel periodo il pubblico non ha ben chiaro ciò che ho fatto poiché si tratta di progetti low profile, molto meno altisonanti rispetto alle grandi produzioni hollywoodiane alle quali ho preso parte agli esordi. Se non hai una continuità in certe tipologie di progetti e non rimani costantemente sulla cresta dell’onda, di riflesso il mondo dello spettacolo ha la cattiva abitudine di restituire una tua immagine di decadimento, sull’orlo del baratro e prossima ai titoli di coda. Ma non è affatto così perché ho raggiunto i 56 anni e sono ancora in piena attività sia come attore che come produttore».

Più chiaro di così si muore. Già perché in pochi sanno che da qualche anno a questa parte, dopo essere tornato alla ribalta nel 2005 per la sua interpretazione nel film “Il calamaro e la balena”, Baldwin ha alternato alle prove davanti la macchina da presa una manciata di incursioni nel campo della produzione cine-televisiva che gli hanno dato non poche soddisfazioni. Ultima in ordine di tempo quella alla guida della prima stagione di “Northern Rescue”, in onda a marzo dello scorso anno su Netflix. Girata interamente nel nord del Canada, a due ore di macchina da Toronto, in un cottage vicino al lago nella zona di Hampton, la serie è un family-drama in stile “Parenthood”, dal forte impatto emotivo, che tratta con coraggio e senza censure temi caldi come il sesso, la droga e i conflitti generazionali. Forse, proprio in virtù di questa fortunata esperienza, ha mostrato una convinta apertura nei confronti delle nuove tecnologie, schierandosi dalla parte delle tanto discusse piattaforme streaming: «personalmente non sono un nostalgico per natura, tantomeno un conservatore, per cui non ho nessun problema a riguardo. Del resto, il cinema è anche un mercato e in quanto tale deve stare al passo coi tempi e assecondare le evoluzioni tecnologiche. Apple, Amazon, Hulu o Netflix stanno creando maggiori opportunità produttive e distributive, con oltre seicento progetti per il piccolo e grande schermo in cantiere. Il che significa tantissime nuove occasioni di lavoro e visibilità per i registi, gli sceneggiatori, le maestranze e gli attori come me. Dunque, se la tecnologia cambia il mercato, io non posso che adeguarmi».

foto11 William Baldwin Too Old to Die Young

La recitazione è rimasta, però, il suo primo grande amore, quello al quale si è aggrappato con le unghie e i denti anche quando lo davano per scomparso dai radar che contano, gli stessi che lo hanno visto riapparire prepotentemente nel 2007 con “Dirty Sexy Money”, non a caso il progetto al quale ci ha detto essere affettivamente più legato: «lì vestivo i panni del Procuratore di New York Patrick Darling, il cui padre – incarnato dal bravissimo Donald Sutherland – sognava per lui la Presidenza degli Stati Uniti. Il mio personaggio era innamorato di un transessuale e questa relazione clandestina metteva in pericolo tanto la vita privata quanto quella politica. Era una figura assai controversa, molto complicata da mettere in scena. Ritengo che quella sia stata una delle mie migliori performance, ma purtroppo quella serie fu molto sfortunata perché dovette fare i conti con un lungo stop dovuto allo scoppio nel 2007 della bolla economica che provocò una forte crisi in America, rallentando le riprese e rinviando di quasi due anni la messa in onda».

La serie in questione si è purtroppo arenata al termine della seconda stagione, ma ha comunque il merito di averci restituito un Baldwin in ottima forma, quella che recentemente abbiamo potuto apprezzare nella mini-serie “Too Old to Die Young”, targata Amazon e diretta da Nicolas Winding Refn. Ora non ci resta che attendere l’imminente ritorno sul grande schermo in due film molto diversi l’uno dall’altro che siamo sicuri ci riserveranno, anche grazie alla sua presenza nel cast, delle piacevoli sorprese: lo Sci-Fi “South of Hope Street” di Jane Spencer e la commedia indipendente di William McNamara, “The Trouble”.

 

Credits Ufficio Stampa Filming Itay Sardegna Festival: ManzoPiccirillo

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