La Seconda Vita, un film di Vito Palmieri è il film d’apertura del concorso al Bifest, il 16 e 17 marzo.
Il film uscirà il 4 aprile nelle sale, preceduto da un programma di proiezioni speciali nelle carceri di diverse città italiane.
La protagonista è la credibile Marianna Fontana in cerca di un riposizionamento rispetto al destino, cosi come le immagini delle sculture di uomini che escono dalla terra – ovvero dal fango – ben apportano come messaggio visivo immediato.

Anna ha poco più di trent’anni quando decide di trasferirsi in una piccola città di provincia per cambiare vita. Ma il suo passato torna inesorabilmente, perché il giudizio degli altri, a differenza delle sentenze, sembra non finire mai.
La Seconda Vita, vissuto in anteprima da operatori penali, giornalisti, con passione e interesse al Bifest, anche per il concetto di sostenibilità ambientale che racconta, tipico di Peccioli.
Si voleva favorire i momenti di permeabilità, in un fondamentale approccio non solo di chi compie un reato, si racconta in conferenza stampa.
Il film da molta speranza. Il personaggio di Anna, come tutte le detenute in carcere, ha una seconda vita, le viene data un’altra possibilità. Da emarginata, passa dall’ombra e infine ritorna alla luce.
Marianna Fontana racconta
“la sua protagonista vuole nascondersi. Prova sensazioni diverse, nel posto nuovo si scioglie, anche nella postura, vince la sua timidezza. Per creare il personaggio e renderlo credibile ho parlato con una criminologa ce stai un prvesso gradita e torna con Vito il suo rapporto col carcere“
La parola del regista
Facendo lezioni di cinema in carcere a Bologna, questo mi ha portato ad avere delle idee, raccogliere esperienze, poesie, disegni dei carcerati. Loro mi portavano di tutto, si donavano, erano generosi e ciò che emergeva sempre è che parlavano molto del loro futuro. E dell’esperienza vissuta nell’istituto penitenziario.
Con il mio modo di lavorare il mio sguardo è piu intimista, emotivo, intimo. Non tanto sociale. E’ un incontro tra due introversi, timidi. La seconda vita vale anche per gli attori, non solo per i protagonisti
Abbiamo sviluppato il progetto con Cristina Soffritti, criminologa, con riparazioni e coltura
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