di Gaia Serena Simionati

con il commento di Tommaso Travaglio

Presentato prima al SSIFF, al NYFF e ora al 43° Torino Film Festival, ‘Les Cri Des Gardes’, (The Fence), non solo tiene in tensione lo spettatore per tutto il suo sviluppo, ma alla fine gli toglie proprio il fiato.

Come è giusto che sia data la prepotenza e l’urgenza della narrazione che è messa in scena: il tema della protezione e la perenne, nerverending faida tra uomo bianco e nero.

Vivere barricati e lo scenario di grandi gabbie giganti che proteggono l’uomo come scimmie allo zoo, è inquietante oltre che assurdo. Anche l’atmosfera tetra, buia del film ci fa capire come la luce dei fari sparati, sia un altro elemento di protezione

Guardie e padroni. I ruoli assumono una inversione di rotta. Non a caso il titolo inglese del film è The fence, il recinto, ad indicare che coloro che hanno il potere si devono barricare per sopravvivere e nell’assurdo paradosso, sono difesi da coloro che temono

In questo film di Claire Denis, co-scritto con la figlia di Vincent Lindon, Suzanne, emerge tutta la violenza e stupidità dell’Occidente che si vanta di democrazia e grandi valori; oggi sempre più corrotti e insistenti.

Si esercitano due cose.

Da un lato tutta la tracotanza dell’essere umano occidentale che colonizza territori, sfrutta le risorse incurante degli altri, autoctoni. Anche a scapito della loro vita.

La seconda, l’idea malsana che oggi il denaro possa comprare tutto: anche il silenzio, il dolore, un cadavere. Questo ahimè è vero nel film, ma ovunque nel mondo. Con una totale sparizione di empatia per il dolore degli altri, specie se causato da ‘noi’, l’occidente. Lo vediamo a Gaza, in Ucraina, in ogni paese dove ci sono guerre per risorse o territori, ‘vendute’ spacciate come portatrici di democrazia.

A dimostrazione e riprova di quanto detto la sinossi. In un grande cantiere dell’Africa occidentale, Horn, il responsabile dei lavori, condivide l’alloggio con Cal, un giovane ingegnere. Nella stessa notte in cui arriva Leone, la moglie di Horn, un uomo si presenta ai cancelli del complesso.

È Alboury. Isaach de Bankolè, bravo nel ruolo fiero e risoluto, chiede che gli venga restituito il corpo del fratello, morto poche ore prima proprio all’interno del cantiere. Determinato e implacabile, resta lì per tutta la notte. Costringe così i due uomini a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni, alle menzogne e all’assoluta mancanza di rispetto per risorse, territorio, abitanti e loro vite, mentre Leone assiste al progressivo deteriorarsi della situazione.

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TITOLO FILM COMMENTATO:  LE CRI DES GARDES

REGISTA:   Claire Denis

ANNO:   2025, Francia


COMMENTO

Una visione lenta ed angosciante, sviluppata tramite flashbacks, che racchiude il senso della resilienza e dell’attesa. 

Les Cri Des Gardes porta l’unione di varie storie. Vi è una grande attenzione al carattere dei personaggi, all’interno di una trama lineare, portata a compimento grazie a vari flashbacks. Essi funzionano come puntini utilizzati dallo spettatore per essere uniti e dare una comprensione generale della trama.

Tema importante e ben visibile è quello della resilienza e dell’arte dell’attesa non violenta guidata dall’ideale di umanità e di possibilità di riscatto.

La contrapposizione tra la trama di sviluppo violento, il tema messaggio centrale – il film è una grande manifestazione di richiesta non violenta – pongono le basi per lo sviluppo di forti riflessioni. Sia sull’etica che sui limiti della violenza e della non violenza.

“Les Cri Des Gardes” è un film complesso. Creato e sviluppato su opposizioni che si riflettono anche sulle riflessioni che lo spettatore è spinto a fare dopo la visione.