‘Changer l’eau des fleurs’ di Jean-Pierre Jeunet, Francia, Italia 2026 (138 min) è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma
Il cigno si muove maestoso sull’acqua ma è traballante nella terra ferma
I film di Jean-Pierre Jeunet, cosi come molti film francesi, hanno sempre una magia rara. Raccolgono idee sorprendenti, visioni originali, tocchi magici. Così come aveva fatto in quel capolavoro de Il Favoloso Mondo di Amelie ormai più di 25 anni fa. Questo film commuove in più punti, ha un’ottima fotografia costruita da Thomas Hardmeier, le belle musiche di SAYCET e la scenografia di Aline Bonetto.
Tratto dal romanzo dal romanzo Cambiare l’acqua ai fiori / Fresh Water for Flowers di Valérie Perrin e con la sceneggiatura di Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant, il film drammatico è intriso di poesia, commozione e gioia.
Sembra che vicino alla morte ci sia più vita, si incontri più amore, più umanità. Forse è per questo che Violette Toussaint si trasferisce e diviene la custode di un piccolo cimitero. Siamo in Borgogna. Nella sua casa, passanti e frequentatori abituali vengono a lasciare un segreto e portarsi via un po’ di calore. Insieme alla piccola squadra di addetti alle sepolture, forma una famiglia un po’ fuori dal comune. Ma quali eventi hanno portato Violette in questo mondo dove il tragico e il comico si intrecciano?
NOTE DI REGIA
Leggendo Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, è successa una cosa davvero rara. Me ne sono subito innamorato. C’erano almeno due idee geniali per pagina, dettagli, riflessioni e espressioni fantastiche.
Violette ha soprattutto senso dell’umorismo, una certa leggerezza e, dopo il dramma che ha vissuto, dimostra resilienza, anche se questo termine è ormai abusato. È un film molto luminoso, che finisce in modo gioioso nonostante sia attraversato da grandi drammi.
Mi piace girare con una focale corta. Uso il 21 o il 25 mm, a volte anche il 18 mm, per avere una grande profondità di campo e dare molta espressività ai personaggi. Quando Leïla fissa la macchina da presa, all’inizio e alla fine del film, ottengo un effetto stilistico un po’ artificiale che adoro. Sergio Leone diceva una frase che ho fatto mia: «Il tema dei miei film è il cinema». Non bisogna aver paura della forma.

Chi è Jean-Pierre Jeunet?
Jean-Pierre Jeunet, dopo Alien – La clonazione (1997), nel 2001 ha realizzato Il favoloso mondo di Amélie, fenomeno internazionale candidato a cinque Oscar e vincitore di quattro César, tra cui miglior film e miglior regista. Ha poi diretto Una lunga domenica di passioni, L’esplosivo piano di Bazil, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet e Big Bug.
La Produzione
Palomar, 24 25 Films (società Mediawan) in coproduzione con StudioCanal, France 2 Cinéma, mentre la distribuzione italiana è Lucky Red, quella internazionale è di Studiocanal.
Il Cast
Leïla Bekhti, Matthias Schoenaerts, Melvil Poupaud, Anouk Grinberg, Natacha Lindinger, Clotilde Mollet, Philippe Uchan, Philippe Rebbot, Arnaud Maillard, Émilie Gavois-Kahn, Bruno Lochet, Élodie Batard Gaultier, Laure Sagols, Sarah Bauer, Émilie Hubert, Sergio Castellitto, Alban Lenoir, Claire Nadeau
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