di Gaia Serena Simionati

Il docu-film Flora, opera prima di Martina De Polo, è stato presentato in anteprima al Bif&st – Bari International Film Festival, nella categoria ItaliaFilmFest2024/Documentari.
Prodotto da Combo, sarà distribuito nelle sale da Lo Scrittoio, in occasione della ricorrenza della Liberazione.

flora


Il film, scritto da Martina De Polo insieme ad Alex Scorza, è il prezioso racconto di Flora Monti. Una delle più giovani staffette partigiane della Resistenza Italiana vivente, oggi Flora è novantenne e più giovane che mai.

A soli 12 anni decise infatti di schierarsi apertamente contro il nazifascismo. Consegnò segretamente messaggi alle varie cellule della Resistenza, sparse nella zona dell’Appennino tosco-emiliano.

Oggi Flora è fiera del suo passato e si anima al ricordo. La sua vitalità e il suo coraggio di bambina hanno contribuito a salvare vite, rischiando senza dubbio la propria.

Il film ha interessanti inserti di proiezione e video art, sia su corpi che su architetture.

Il messaggio è chiaro; solo bellezza, arte, cultura sono in grado di opporsi alla bruttezza di guerra, morte, distruzione. Gli interventi rendono il racconto variegato, visivamente attraente e distante dalle solite noiose commemorazioni.

La vitalità, simpatia e forza di Flora, sia da bambina, (ben interpretata dalla 13 enne esordiente, Deina Palmas), che da ‘grande’ – lei stessa oggi – contribuiscono a rendere consapevoli dei disastri che la guerra provoca.

Ora come allora, è una storia infinita di soprusi, che è sempre bene ricordare.

Il film ha infatti un altro pregio: parlare ai giovani! Narrando la concretezza di ciò che avviene in un conflitto che è difficile presumere se uno non lo ha vissuto in prima persona come Flora. I disagi fisici, le torture e violenze, lo sfollamento. E poi la mancanza di cibo, di vestiti.

Ecco il film scende nel singolo dettaglio della bestialità umana e del dolore

Nel 1944, con l’intervento degli alleati americani, per Flora e la sua famiglia ebbe inizio un viaggio surreale che terminò in quello che allora era il campo profughi più grande d’Italia: Cinecittà.

“Nelle storie familiari di molti di noi ci sono i racconti dei nostri nonni e genitori di sfollamento e resilienza in seguito alla seconda guerra mondiale” – ha dichiarato Andrea Iacomini, Portavoce dell’UNICEF Italia.

“Purtroppo, oggi come allora ci sono tanti bambini e giovani vittime di guerra, violenza e sfollamento. Come UNICEF Italia, proprio nell’anno in cui celebriamo il nostro 50° anniversario, siamo felici di aver dato un contributo alla realizzazione di questo film. Quella di Flora è una storia di grande attualità che ci ricorda l’importanza del lavoro dell’UNICEF sempre accanto ai bambini più vulnerabili, nel dopo guerra in Italia e ancora oggi ovunque si verificano conflitti nel mondo.”


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