Tutti i posti hanno lo sperduto dentro. Come un buco dentro la pagnotta
Presentato Fuori Concorso e film di chiusura alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, ‘Dio ride’ esce ora il 29 ottobre al cinema con la regia perfetta di Giovanni Veronesi.
Ambientato nel cuore del Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, il racconto mette al centro la libertà e il rapporto tra l’uomo e il potere attraverso la storia di un frate umbro che, con la forza della sua umanità, cambia la vita delle persone che incontra.
In epoca buia, così come quella seicentesca, fatta di guerre, peste, povertà, carestia, ahimè molto simile all’oggi, Dio Ride arriva splendido, ora come allora, come un fulmine a ciel sereno.
Una ventata di gioia, profondità, connessione, grandi risate e commozione profonda per 109 minuti adombra tutto il male che reale ci circonda, per tuffarci invece in una sorta di paradiso ironico, fatto di comici, giullari e grandi personaggi, oltre che grandissimi attori.

Uno su tutti Paolo Rossi che passa da essere una piccola peste ad avere la peste. E con lui Silvio Orlando, che è il Cardinal Vincenzo Maculano, che arriva per far abiurare il frate considerato eretico, più in forma che mai. Anche solo negli sguardi, profondissimi e reali. Entrambi indubbiamente ispirati nel film
Il cast vede Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi. Tutti perfetti e ben diretti nei ruoli, nelle interpretazioni, nelle facce e nell’interazione tra loro dimostrazione che un casting director sensibile modifica l’andamento di un film.
Persino Cesare, il cane malato del cardinale, è bellissimo e molto bravo. Anche Favino, di solito esagerato, qui è in parte. Un vero miracolo riuscito a Veronesi!
Ottimi gli interventi feroci di un Maurizio Lombardi irriconoscibile, terrificante che è capo del convento dove arriva frate Leopoldo. Dolce e autentica la contessa Alma Noce
Quindi un casting perfetto, facce adatte, reali rendono un ottimo script sia commovente che divertente, cosa difficilissima, se unita anche alla profondità e verità della storia
Siena. 1652. Frate Leopoldo da Casamacchia racconta il Vangelo con una gioia contagiosa – mentre la Chiesa predica in latino – portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Parla di un Dio vicino agli uomini capace anche di ridere insieme a loro. Specie con gli ultimi.
Aiuta donne malate, le pazze nell”Asilo dei lunatici‘, solleva cuori e stati d’animo a poveri. Ma anche a potenti.

E’ vero che i toscani sono cattivi?
si dice in modo ironico venendo cosa gli fanno.
Dio ride è quindi un film perfetto. Lo è nella visione. Nei dialoghi, asciutti. Nella storia reale. Nella scrittura dei ruoli e personaggi. Lo è negli intenti, nel sollievo che in un mondo pieno di ombre riesce a portare.
Perfette le scenografie di Carmine Guarino così come le musiche di Paolo Buonovino che sanno essere delicate ed essenziali
Veronesi sostiene:
“In questo film sono stato sincero; ho detto la verità. Ho sempre creduto nella comicità, se fossi un dottore scriverei nella ricetta: “una risata dopo pranzo e una dopo cena”.
L’ispirazione del titolo viene da un opuscolo fatto da Papa Francesco prima di morire a cui è stato chiesto:
Ma si può ridere anche di Dio?
Certo, che si può fare, come ridiamo con chi ci vuole bene. Basta continuare ad amarlo!
Meglio una chiesa che si occupi di anime e non di corpi
Sinossi
Il film: Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: è Frate Leopoldo da Casamacchia. Mentre la Chiesa predica in latino, Fra Leopoldo racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Parla di un Dio vicino agli uomini capace anche di ridere insieme a loro.
Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque, mentre le chiese si svuotano. Quel clamore arriva fino a Roma e l’eco di quella voce ha un suono pericoloso per chi ormai governa attraverso la paura. Il Papa decide di affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prendono direzioni inattese. Perché si può spegnere una voce, ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri.
Prodotto da Indiana e distribuito da Piper in uscita il 29 ottobre
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