di Gaia Serena Simionati

Sometimes you have to be a little bit crazy to obtain what you want

Denzel Washington (King)

Un Basquiat gigante che troneggia in salotto.

Poi i quadri di Frederick J. Brown, già all’ American Jazz Museum, ora in camera da letto.

O gli altri dipinti sparsi in casa. Parliamo di quelli di Kehinde Wiley, ritrattista di Obama, assieme ai grandi collage multimediali e struggenti nei ritratti in tecnica mista di corpi neri, ragazzi e ragazze nelle opere di Deborah Roberts che esplorano e raccontano la complessità della soggettività nera.

Oltre che la violazione e la falsa idea di criminalità che i neri portano con sé ovunque vanno.

Deborah Roberts,The Body Remembers, Friedman Gallery London
Deborah Roberts, ‘The Body Remembers’, Friedman Gallery London

I have something to tell you, non è solo il titolo della potente mostra di Roberts alla Stephen Friedman Gallery di Londra, che Lee sembra prendere a prestito per dire cosa non va nella cultura sociale dell’America, chiaramente non solo attraverso lo script, ma anche con arte e musica del film.

L’esibizione si concentrava infatti sui bambini neri, sulla loro precoce sessualizzazione e criminalizzazione. L’opera centrale, The Body Remembers, letteralmente piegata in due, è risposta bruciante alla perquisizione corporale effettuata dalla polizia metropolitana su Child Q, la ragazza di 15 anni di una scuola dell’East London, accusata ingiustamente di possesso di marijuana.

Roberts che fino a pochi anni fa integrava il reddito lavorando in un negozio di scarpe ora vede le sue opere richieste per migliaia di dollari. Annovera tra i suoi collezionisti importanti musei, gallerie e vip come come Beyoncé, Spike Lee e la sua elegante moglie Tonia Lewis.

Spike Lee mette infatti a disposizione nel film la riproduzione dei propri capolavori da collezione. Ne fa un investimento in cultura visiva contemporanea sulla potente, dolorosa realtà afroamericana, usati come statement e tutti incastonati in una penthouse vetrata e stellare, vista dall’alto e a pelo d’acqua di un volo planare su New York, sfruttando le dolci e positive note di “Oh What a Beautiful Morning, Oh What a Beautiful day, I’ve got a Beautiful Feeling, Everything is Going My Way” di Gordon MacRae | (Rodgers & Hammerstein’s OKLAHOMA! (1955 FIlm)

My compliments al set designer, per le cui visioni mozzafiato vale anche solo il film che annoverà non solo un valore visivo, artistico, ma anche storico e sociale nell’omaggio a Kurosawa.

‘Highest 2 Lowest’

Kehinde Wiley Obama

Lee sembra usare l’arte visiva, la musica pop, la ricerca e il successo e le difficoltà di artisti e uomini afroamericani per far capire l’investimento in cultura e intelligenza afroamericana, specie nell’identità culturale sociale di ‘questa’ America, prigioniera nella forbice tra ricatto economico/ valori e moralità. Dove in un attimo però tutto può sparire

Un grande imprenditore, artisti afro, grandi rapper di successo, la negritudine non è solo criminalità, slang e violenza. La narrazione prende per fortuna una piega diversa da quella politica a cui ci abiutano da anni politicanti da 4 soldi supportati dalla violenza della polizia.

Deborah Roberts, Friedman Gallery London
Deborah Roberts, Friedman Gallery London

E poi la musica in cui crede e investe il mogul Denzel Washington dai giovani ai pop è grandiosa, Una hit può cambiare la vita di generazioni nate senza speranze precise ne mezzi.

La sinossi

Già tratto da libro di Ed Mc Bain Due colpi in uno con lo script di Alan Fox, ‘Highest 2 Lowest’ è la versione contemporanea di un capolavoro. Nell’omaggio ad Anatomia di un rapimento di Kurosawa che Lee vuole fare al maestro giapponese.

Un mogul dell’industria David King (sempre perfetto Denzel Washington) è produttore musicale di New York, famoso per il suo orecchio infallibile nello scoprire talenti.

Egli diviene bersaglio di un complotto e rapimento del figlio. Per pagare o meno il riscatto, si ritrova così intrappolato in un dilemma morale. Vita di una persona cara o la fine del suo impero? Il prezzo della fama e della responsabilità verso chi ci sta accanto lo mette di fronte a una scelta impossibile.

17 milioni di dollari per salvare il figlio di un dipendente o proteggere l’impero costruito in una vita, David è trascinato in un vortice morale

Washington e Spike Lee insieme per la quinta volta lavorano ad alto ritmo in un film ambientato a New York tra alto e basso appunto. Le vette dei grattacieli e i bassifondi della metropoli.

Con Jeffrey Wright e A$AP Rocky si discosta moltissimo dalla idea originale in bianco e nero e rimane un omaggio al maestro che Lee racconta di aver studiato a fondo e amato subito all’accaddemia di New York. “Era impossibile non confrontarsi con lui, prima o dopo”

Spike Lee è uno dei più importanti registi americani degli ultimi decenni. Nel 2019 ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale con BlacKkKlansman. Rimane di grande ispirazione per tutto quello che ha da dire sempre in modo originale, focalizzato e potentissimo. Omaggio o opera originale che sia!

Proveniente già da Cannes 2025, ora presentato nella sezione Fuori concorso di 43 Torino Film Festival ,

Highest 2 Lowest mette a nudo il peso della coscienza. Lo fa sfruttando un contesto segnato da disuguaglianze sociali ed economiche, fame di successo e crisi di identità.

Musica 

La musica ricercata, originale fa di questo film un commento forte, molto presente, cuore pulsante del racconto: rendendolo quasi un musical. E’ elemento narrativo che unisce generazioni, identità culturali e stati d’animo.

Si stagliano pezzi iconici. Nuovi, moderni e storici che vanno da: Ain’t no stopping’ us now di McFadden & Whitehead o Trunks di A$AP Rocky, fino a The payback o The Boss di James Brow. Alla fine nei titoli scorre persino il remake di Celentano Prinsecolin (Americano Joint) nella versione di Aiyana-Lee

È anche una riflessione sulla paternità. Sulla frustrazione maschile, sull’arte compressa dall’industria, sulla famiglia afroamericana mostrata come un nucleo saldo, pieno di amore, ma sotto pressione.

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